Tutto è cominciato il 29 luglio, con l’espulsione illiberale e stalinista da parte del PDL nei miei confronti.”Con queste parole il Presidente della Camera stigmatizzava a Mirabello uno degli eventi che hanno fatto più discutere durante questa estate infuocata tanto da essere definita “estate dei veleni” e che sinceramente sanciscono l’inizio di un declino, una vera alba del tramonto, che, tralasciati giochi di parole e metaforici scenari, si sta proprio consumando in questi giorni. E sì, perché sinceramente a conti fatti il lungo discorso dell’ex leader di AN ha proprio poco di metaforico e implicito.

I toni sono stati chiari, le dichiarazioni altrettanto, come anche le premesse che non prospettano nulla di nuovo da quello che era stato delineato settimane fa. L’unico dato di fatto che possiamo raccogliere è che finalmente si sta estendendo a macchia d’olio un rinnovato spirito di buona e responsabile politica, di cui indubbiamente l’UDC odierna può dire di aver posto le basi, come dimostra l’intervista del presidente Casini che in toni ironici e scherzosi rivendica a Fini di aver agito e parlato proprio come i centristi fanno da anni. Si può infatti affermare questo per un unico dato di fatto che affonda le sue radici in un chiaro modo di fare opposizione o persino maggioranza. Se c’è coerenza, se c’è volontà e chiarezza non deve far tanto scalpore che finalmente un uomo della compagine di Governo abbia delineato intenzioni e progetti concreti. Il fatto che Fini abbia ad ogni modo criticato quella che è stata l’attività di Governo finora, manchevole su certi valori e temi come quelli da lui stesso elencati, non deve suscitare sdegno o scalpore, bensì senso di responsabilità. E’ inutile quindi che PDL e Lega continuino a gridare ancora ad elezioni anticipate o che continuino a riempire gli occhi degli italiani di fette di prosciutto che celano la vera crisi della maggioranza, perché deve terminare la politica dei soli slogan che può solo fermarsi al predellino, perché inoltre i cinque punti, seppur ampliabili a nuovi propositi e progetti, devono essere base per un confronto serio ed interessato. Lo stesso confronto che, complice anche una reale paura di perdere i voti di FLI, ha portato sul “binario morto” il DDL intercettazioni e ancora la norma sul processo breve.

Ogni riflessione politica porta dunque su un’unica strada, che è poi quella della constatazione della già citata alba del tramonto, tramonto e fine di un modo di fare politica sbagliato e fallimentare. E se molti constatano che Berlusconi potrebbe non essere più la carta vincente del PDL, se molti pensano ad esecutivi a guida Tremonti o Maroni,  non è un caso ma un determinato e determinante spirito di insofferenza, una vera e propria presa di coscienza inevitabile. Se poi ancora Fini parla di un PDL vuoto, svuotato, è chiaro che siano ancora più salde le basi per il superamento definitivo del bipolarismo, che porti alla nascita di un terzo polo che ormai sta entrando nelle considerazioni di parecchi e che deve entrare anche in quelle di coloro che si sentono abbandonati e inascoltati. Sarebbe fondamentale soffermarsi su una affermazione di Rutelli, che, conclusa la festa API, ha sì parlato dei probabili numeri dell’invocato grande centro, ma ha posto l’attenzione su ciò che esso avrà il compito di fare.

Innanzitutto far sì che questo tramonto possa finalmente verificarsi e poi, avendo goduto della bellezza di questo evento, illuminare la notte che ne seguirà, ovvero guidare chi sarà confuso in questa oscurità, affinchè la notte possa essere motivo di meditazione, di consiglio, di preparazione ad un’alba, la più chiara e felice possibile. Avrà poi il compito di assicurare che all’alba si inizi ad agire responsabilmente, con tutti coloro che vorranno iniziare un nuovo giorno, ma con toni pacati e sereni. Senza che si ripropongano i toni e gli slogan dello ieri, che sono il “pesante macigno della politica”, come li ha definiti Casini, ma che si presentino nuove modalità, credibili ed alternative.

L’eredità politica che “l’estate dei veleni” rifletterà sul futuro è grande, ma con le già buone fondamenta si potrà continuare a costruire qualcosa di concreto, se mai accogliendo chi non si sente a suo agio da una parte e dall’altra.

Francesco Scavone

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Quante volte da piccoli o nel corso degli studi scolastici abbiamo sentito parlare di favole? E quante altre ancora di morali?

Bene, sembra che anche il mondo politico abbia bisogno di una piccola rinfrescata alla memoria. Mi riferisco alla celeberrima favola di Esopo intitolata “La volpe e l’uva” che narrava appunto di una volpe tutta intenta a raggiungere i grappoli succulenti di una vite abbastanza alta. Nessun salto portò il mammifero ad afferrare acini o tantomeno interi grappoli fino a quando la volpe, indignata e sconfitta, mentendo a se stessa definì quel prelibato bottino marcio. Numerosi proverbi e frasi comuni ci hanno più volte ricordato in simili situazioni la simpatica e divertente avventura della furba creatura, anche se questa volta a riportarlo alla nostra memoria è un avvenimento politico Made in Italy.

Con la formazione del gruppo “Futuro e Libertà per l’Italia”, promosso dai cosiddetti finiani, ex membri PDL vicini al presidente della Camera, è infatti iniziata quella che è stata definita campagna acquisti estiva, che, sulle orme delle frettolosa corsa che riviviamo nelle feste natalizie con code nei centri commerciali in tipico stile americano, ha visto membri dell’attuale risicata maggioranza corteggiare animatamente i parlamentari e le forze più vicine all’attuale schieramento di Governo. Non sono così mancate rincorse all’UDC, che però ha sempre dimostrato coerenza e fedeltà al mandato elettorale, rifiutando poltrone e incarichi che avrebbero sancito una vera e propria entrata nella maggioranza. Non sono mancati nemmeno accesi scambi e dibattiti che hanno solo contribuito a rimarcare giorno dopo giorno l’attenzione sulla questione allontanando politica e Governo dai veri problemi del Paese, che necessitano di celeri risposte ed interventi.

Fortuna che la linea dei centristi è sempre stata fedele alle posizioni iniziali, sempre confermate da espressioni come “opposizione repubblicana” che indica la responsabilità nel voto e nel lavoro parlamentare. Sfiancati un po’ dal caldo e dalle temperature estive, un po’ dai continui rifiuti dei membri dell’UDC, i membri della maggioranza, come per difendere “capre e cavoli” hanno optato per la prosecuzione della legislatura senza l’inglobamento dei centristi, scongiurando quella che si prospettava essere un autunnale ritorno alle urne, dannoso per gli Italiani.  Ma ad indignare un po’ tutti è stato l’atteggiamento mediatico dopo l’ultimo vertice tra Berlusconi e i suoi, che ha presentato la decisione come  una chiusura delle porte all’UDC, quando poi era stata la stessa UDC a rifiutare inciuci e accordi di palazzo. Semplificando tutta la questione si potrebbe ricorrere alla favola iniziale, sottolineando che non era l’uva a cercare la volpe bensì il contrario. Magari prospettato in questi termini potrebbe riflettere meglio l’incresciosa situazione degli ultimi giorni, che ha portato la Lega e il PDL nuovamente a corteggiare l’area finiana, dividendosi tra amichevoli incontri, come quello annunciato con messaggero Cota, e prese di posizione che hanno il sapore del ricatto e dell’aut aut.

Quando la maggioranza avrà finalmente ritrovato il suo assetto, ritrovata una linea unica  e coerente, allora sì che l’UDC potrà tornare ad essere la forza interlocutrice di sempre, la forza aperta a confronti e proposte, ma a patto che siano concrete e precise. Con questo un chiaro riferimento va ai cinque punti su cui si annuncia la ripresa dei lavori. Ma attenzione: che queste parole non siano solo slogan insensati o specchi per le allodole, che questi temi non siano solo frutto di sterili dibattiti con dietro le quinte nessun serio provvedimento, che non si chiamino riforma della giustizia nuove leggi ad personam, che questa volta danneggerebbero numerosissimi altri scenari.
Non ci resta che metterci fiduciosi in attesa,  aspettando solo che si riattivi quel lavoro parlamentare che fa bene all’Italia, confusa e sfiduciata dopo quelli che sono stati definiti teatrini di fine estate.

Francesco Scavone

Alle scorse l’Unione di Centro in Provincia di Matera ha presentato una lista alquanto strana. Stranezza che poi viene avvalorata dai risultati elettorali della lista provinciale. Infatti il Segretario Provinciale del partito, capolista, si vanta di aver preso il 90% dei voti totali, 3723 preferenze, il secondo della lista ha preso 708, il terzo 622 e gli altri tra i 400 e gli 80 voti di preferenza. Alle scorse elezione regionali vi ricordate cosa accadde? Il capolista 3242 preferenze, il secondo 2677, il terzo 2019 e gli altri tra 100 e 400. Sommando i voti presi complessivamente dal partito alle scorse elezioni, 12691, l’11,13% dei votanti totali, e quelli delle ultime elezioni, 7236, il 6,79%, il problema si fa palese anche agli occhi del più bigotto: un calo del 44%. Cosa opposta si è invece verificata in Provincia di Potenza, passando da 14453 voti, il 6,28%, a 16524 voti, il 7,7%, con una crescita a 2 cifre.

Situazione ancor più sconcertante se si guardano i voti presi dal partito e non le preferenze date ai singoli candidati. Il partito è scomparso da molti Comuni della provincia e in altri è calato di molto. In più non vi sono stati incrementi percentuali nei restanti Comuni. Emblematico è stato il calo di 103 voti dell’unico eletto, Vincenzo Ruggiero, nel proprio comune, Valsinni, passando da 476 voti delle elezioni del 2005, a 373 nelle ultime elezioni. Qualcosa è successo, o no? Si cerca anche una spiegazione al grave calo, in voti assoluti ed in percentuale a livello provinciale, che prima vi ho mostrato.

La motivazione è una sola: la lista dei candidati è stata preparata a tavolino, su misura, non per vincere, come partito, ma per far eleggere il capolista. I voti di preferenza lo dimostrano e alla stessa conclusione sono arrivati gli organi regionali e nazionali del partito. Questa situazione ha anche causato la mancata elezione del terzo consigliere regionale per l’Udc proveniente dalla lista della Provincia di Potenza. Il calo di voti così provocato ha distrutto il partito, tutto per garantirsi l’elezione. Bel modo di fare politica, sempre ammesso che sia questa la vera politica.

Identica situazione si è verificata alle elezioni comunali di Matera, dove la lista è stata cucita addosso per l’unico eletto in consiglio comunale. Ma, come sempre, è il partito che ne va di mezzo. Udc che alle comunali di Matera ha preso solo il 3% dei voti, una vera e propria miseria e vergogna. Qualcuno potrebbe chiedere: dov’è lo scandalo? Io resto sempre più sconcertato dall’uso che si fa ogni giorno della politica, attraverso i partiti. C’è gente che vive di politica, che non sa fare altro, anche se poi nei fatti non sa neanche dove abita la politica, il senso civico, il dovere, gli obblighi con gli elettori, la trasparenza, la democrazia, la libertà. La politica non è negare tutto questo, ma combattere per fare emergere un nuovo senso e una nuova giustizia e moralità, che purtroppo non è alla portata di questi signori. È inaccettabile una situazione del genere, e chiunque tace è complice.

Ritornando alla gestione del partito: dov’è il radicamento sul territorio? Dove sono i congressi? Dove sono le sezioni territoriali? Dove sono i tesserati? Come vengono spesi i fondi del partito? Che iniziative ci sono in cantiere? Dov’è finito il Segretario Provinciale di Matera? Cosa sta facendo per il partito? E per i cittadini? Cosa per il territorio? E soprattutto cosa sta facendo per se stesso? Dov’è finito l’unico eletto dell’Udc alla Regione per la Provincia di Matera? Cosa sta facendo in Consiglio Regionale? Essendo consigliere di maggioranza, cosa ha proposto agli assessori? Dove si è nascosto? È diventato più distratto del solito dopo essere stato eletto e dopo la fine delle elezioni? Dov’è finita la sua disponibilità?

Il giorno dopo la sua elezione ha chiuso la sua pagina fan su face book, la cosa più cara per un personaggio pubblico rispettabile. Ha chiuso il suo profilo face book, per poi riaprirlo qualche mese dopo. Anche il suo sito internet è chiuso per lavori in corso, stanno lavorando per noi, anche se sembra più una chiusura per ferie. Allora è vero quello che si dice in giro: il consigliere Ruggiero una volta eletto non conosce più nessuno, non saluta più nessuno e non vuole sentir parlare dei tuoi problemi, stessi problemi che qualche giorno prima delle elezioni erano i suoi cavalli di battaglia e le sue tante promesse. Spero solo che gli stravolgimenti politici nazionali, possano inabissare questi comportamenti partitocrati e clientelari. Siamo tutti stufi di queste baronie.

Cari Amici,

da qualche giorno, si è tornato a parlare con grande insistenza del Partito della Nazione. Ma come vogliamo che sia questo partito? Che partito vogliono gli italiani?

Sembreranno domande banali, scontate. Ma non voglio dare nulla per scontato e, per far sì che nasca un partito che sia il più vicino possibile ai cittadini, vi invito a complilare un questionario, predisposto da Lorien Consulting. Non è certo con i questionari che si risolvono i problemi, lo so. Ma questo potrebbe essere il primo passo per la costruzione di un partito nuovo, che si basi sulla partecipazione e la condivisione di idee. Di tutti.

Cliccando sul banner qui sotto, vi troverete nella pagina dedicata all’indagine che è stata preparata, sull’opinione politica in generale e sui sentimenti verso il Partito della Nazione che si appresta a nascere.

Buon questionario! 🙂

Sembrava un’utopia, un ritornello da risuonare a pochi mesi dai convegni, per avere qualcosa da dire durante i comizi e invece, in un giorno soltanto, quella che sembrava una chimera, sembra aver piantato il primo mattoncino per la sua fondazione.

Infatti, all’indomani della decisione comune di  un significativo gruppo di parlamentari, che hanno scelto di astenersi in merito alla mozione di sfiducia nei riguardi di Giacomo Caliendo, sembra che si sia mosso qualcosa. Dopo due anni di vita, o meglio, di sopravvivenza, ieri è crollato definitivamente il sistema bipolare all’italiana. Così concepito, era un meccanismo che col tempo si sarebbe sicuramente inceppato, e quel momento si è consumato proprio ieri, fra i banchi di Montecitorio.

Un bipolarismo assurdo, innestato nel sistema politico di in un Paese bizzarro, che ha prodotto un blocco e una staticità anormale nella burocrazia italiana, da tempo sui generis.

Ora, dunque, è giunto il momento di voltare pagina, di riscriverne una nuova, per risollevare le sorti di questo Paese. Da oggi, sembra che questa svolta sia stata avviata. Parlo di ciò che può significare questa scelta dei tre esponenti di quella che Casini ha definito “area di responsabilità”,convinti che la cosa migliore da fare fosse la comune astensione.

Da oggi può nascere qualcosa di nuovo, ciò di cui si parla da mesi: il Partito della Nazione. Nonostante il nome non sia ancora sicuro, ciò che è certo è che oggi si è mosso qualcosa.

E’ importante voler aprire le porte di questo progetto, nuovo e innovativo, a chiunque voglia porre al servizio del Paese la propria esperienza e il proprio impegno. Non voglio che questo però significhi svendere il partito: dobbiamo mettere in pratica l’idea di meritocrazia che l’UdC da sempre intende fare propria dell’Italia. Non bisogna assegnare cariche in base a logiche politiche, ma in base al merito. Questa sarà la prerogativa per un partito che possa ambire ad essere protagonista di questa svolta.

Cosa succederà, non è lecito saperlo. Possiamo solo aspettare, e vedere.

Lo scopriremo solo vivendo.

Marta

L’amore politico tra il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, è durato 16 anni. Un amore che ha retto alle tante bufere giudiziarie, politiche e sociali della vita italiana. Ma da qualche giorno si è consumato il divorzio. Previsto e forse anche temuto dai due, che con qualche passo traballante hanno definitivamente chiuso un’era politica: il bipolarismo. La logica bipolare, o peggio ancora bipartitica, che si voleva imporre all’Italia era davvero una forzatura.

Infatti la scena politica italiana ha sempre dimostrato un certo dinamismo e un ovvio pluripartitismo, che poi portava alla formazione dei governi di coalizione. Ecco perché è sbagliato spingere verso un bipartitismo estremo (Pdl e Pd) con due dependance (Lega Nord e Idv). Gli italiani non hanno mai amato l’imposizione bipartitica: il loro spirito critico, la loro intelligenza, la loro voglia di contraddire e di non seguire il padrone di turno, portano ad un inevitabile sistema pluripartitico. Ora si cerca in questa rottura tra Fini e Berlusconi, una nuova sfida politica e soprattutto elettorale. Ma è ovvio che il sistema così com’è non va, c’è bisogno di una riforma elettorale per rendere l’attuale sistema più equo. La futura legge elettorale dovrà essere proporzionale con lo sbarramento, oppure proporzionale con il premio di maggioranza, e non tutte e due le opzione insieme, come è ora, solo per tutelare i governi, che nel bene o nel male poi restano in piedi ed in agonia (come ora) solamente per la larga maggioranza ricevuta dalla legge elettorale e non dagli elettori. Il sistema elettorale deve fotografare il voto dei cittadini e riportarlo il Parlamento senza storture di nessun genere.

E poi un’altra cosa va detta: sui giornali ho letto che molti analisti prevedono un ulteriore crollo dell’ala cattolica  del Partito Democratico, insomma un altro divorzio, tra due “sposi” che non si sono mai amati e che in fondo hanno sempre coltivato interessi diversi. Questa evidente frattura può essere ricomposta solo dal fragore della caduta del governo Berlusconi e dall’estasi elettorale che nasconde le divisioni pur di cercare la vittoria. Insomma un sistema malsano e instabile, altre che chiaro e forte, come dicono i vari Minzolini, Feltri e Belpietro.

Una bella sottolineata la merita la coerenza della politica nazionale dell’unico partito fuori sistema  e contro l’attuale sistema: l’Unione di Centro. Il suo leader, Pier Ferdinando Casini, cerca in tutti i modi di non dire spudoratamente, a tutti i mezzi d’informazione, che aveva ragione su tutto: sulla tenuta del Popolo della Libertà, sul futuro alquanto incerto del Partito Democratico, il destino funesto di entrambi i partiti, costretti a subire le sevizie di ogni genere delle ali “terroriste” della Lega e dell’Idv. L’unico politico italiano a prevedere già nel 2006 il fallimento di una logica sbagliata. La realtà è questa: un sistema politico, quello attuale, ogni volta si riscopre sordo verso le aree moderate delle forze politiche per ascoltare in ogni situazione politica le sirene estremiste e giustizialiste e razziste di minoranze elettorali, tumori del sistema. E allora qual è l’auspicio per il futuro? Si spera in un’immediata soluzione di questo coma vegetativo in cui è caduto il Governo e la sua maggioranza parlamentare; serve poi una nuova legge elettorale proporzionale con lo sbarramento e poi bisogna assolutamente coinvolgere tutte le forze moderate per un grande lavoro governativo per risolvere le grandi questioni del paese, anche con provvedimenti impopolari, e poi andare alle urne per prendersi ognuno le proprie responsabilità.

Unione di Centro: c’è bisogno di più partecipazione dei tesserati al processo decisionale.

L’Unione di Centro è il partito moderato nazionale, che spesso è costretto a dimenarsi tra tirate di giacca e insulti di trasformismi, il tutto condito da un’elevatissima dose di incoerenza di chi, appunto, tenta di delegittimare l’Udc e la sua linea politica. Non scrivo per lodare questo partito, che comunque ha molti demeriti, ma anche qualche merito, a mio modo di vedere, ma almeno cerca una nuova logica politica.

A livello locale, l’Udc è un partito molto presente nelle competizioni elettorali, di ogni ordine e grado, ma è del tutto assente nei paesi, nelle strade, sul territorio, nel vivere della gente. Ma è un po’ così tutta la partitocrazia lucana. Quando si vota: “Votateci, votateci, noi siamo i più belli e i più forti”, e poi finite le pratiche elettorali, gli slogan e le bandiere tornano in soffitta a svernare, in attesa di una nuova primavera elettorale. È un meccanismo che a me non garba. Una logica sbagliata e subdola, che oramai è entrata sia negli uomini di partito, che negli elettori, ormai non più abituati alla convivenza dialettica con amministrazioni, associazioni, partiti e società civile.

Un volenteroso ragazzo, che vuole partecipare alla vita politica del proprio paese, in un sistema del genere si trova ammanettato alle promesse dei politicanti nel periodo preelettorale e alle delusioni (preventivate ampiamente) nell’immediato seguito del voto. Insomma, fermi al palo ad aspettare cosa? Ad aspettare veri partiti e veri politici, che negli ultimi anni hanno latitato. Sarò forse abituato alla velocità del web o alle rapide fantasie giovanili della mia mente, ma trovo la politica molto appesantita su se stessa, quasi a volersi volontariamente isolarsi e negare a qualsiasi volenteroso di avvicinarsi per rialzarla.

Ritornando al discorso principale: l’Udc non è presente, non ha sezioni, non ha recapiti politici conosciuti ai più, non fa manifestazioni, non fa attività sul territorio post elettorale. È qui l’errore: un rivenditore che cerca di far acquistare un elettrodomestico a qualcuno, oltre ad assicurasi la vendita, deve anche seguire il cliente nel rapporto post vendita, altrimenti ne perderà la fiducia. Così dovrebbe funzionare in politica ed è così che agisce la Lega Nord, ma non tutti gli altri partiti, carrozzoni lenti alla ricerca di una discesa per sveltire il passo e portarsi primi in una corsa che conduce a valle e non ad una vetta, ad un obiettivo in cima.

Devo dirlo francamente: sono passati ormai sette mesi dalla sottoscrizione della mia tessera all’Udc, ma non c’è stata nessuna vera azione politica, solo inutili tatticismi partitici: la politica non è la partitocrazia, per fortuna, come mi ricordò Maurizio Bolognetti, uno degli ultimi (io spero uno dei primi) politici lucani. Parlando della mia esperienza a Tursi, mi sono tesserato per partecipare alle decisioni amministrative dei nostri eletti, insieme agli altri tesserati. In poche parole volevo che accadesse questo: i consiglieri che si riconoscevano nell’Udc dovevano riunire la sezione tutte le volte che c’era un consiglio comunale o qualcos’altro da discutere, per dibattere insieme delle questioni e per decidere, a maggioranza dei tesserati, la linea politica da seguire. In questo modo è il popolo del partito che guida i consiglieri e gli assessori, e di conseguenza la linea politica dell’amministrazione comunale, e non il contrario.

Questo, però, per molti motivi non avviene. Primo tra tutti l’autoreferenzialità degli eletti, legittimati dal voto popolare a guidare l’amministrazione (mi ricordano tanto i discorsi che fa Berlusconi). Amministratori persi nei meandri dei palazzi burocratici, che dimenticano le promesse, il partito e soprattutto lo statuto di quest’ultimo. Il secondo motivo potrebbe essere la poca volontà degli eletti di confrontarsi con i tesserati, per presunzione o menefreghismo o delirio di autosufficienza. Terza possibile spiegazione è forse la totale divisione interna del partito, lo sfilacciarsi di rapporti mai stati saldi. Quarto motivo: la sconvenienza ad istaurare un rapporto di dipendenza politica e decisionale con la sezione, perché è un evidentissimo laccio alle mani, che impedisce possibili tatticismi in consiglio comunale. Quinto possibile motivo: i consiglieri potrebbero dire che “nessun partito lo fa e non vogliamo essere i primi” e come darli torto? Potrebbe essere una di queste la spiegazione, o qualcun’altra, o tutte e cinque. Politicanti pseudo partitocrati intenti in politichese esprimersi in assisi amministrative (insomma solo bla bla bla), ecco la definizione dei consiglieri comunali di Basilicata (e forse di tutta Italia), che si sono succeduti nelle ultime legislature, non tutti, ma la maggior parte.

Ricordo, con un po’ di nostalgia, le discussioni nella sezione della defunta Alleanza Nazionale, 2 anni fa, con l’allora segretario Peppino Cassavia, che convocava a spese sue tutti i tesserati, compresi i giovani, per dibattere della azioni da intraprendere di fronte alle situazioni che si presentavano di volta in volta, compresi gli ordini del giorno dei consigli comunali. Ricordi appunto, di un’esperienza bella, che vorrei rivivere, ma che mi è negata dalla realtà dei fatti. Mi scuso per lo sfogo, ma vi assicuro che qualcosa cambierà, non per merito dei politicanti e dei partiti…

E poi, un nostro carissimo lettore, Christian Condemi, mi ha segnalato un video, che ho visionato ben volentieri, e tra le tante frasi dette e viste, mi ha colpito questa: “Deve passare l’idea che non vale la pena affannarsi per creare un mondo socialmente migliore…”. Ed è proprio vero. I colpevoli sono i nostri politici, che amano il deserto (di idee) alla rigogliosa foresta (di pensieri e invenzioni). E se continuerà così, in questi nostri paesi rimarranno solo loro e le case fatiscenti. Bella prospettiva.