Tutto è cominciato il 29 luglio, con l’espulsione illiberale e stalinista da parte del PDL nei miei confronti.”Con queste parole il Presidente della Camera stigmatizzava a Mirabello uno degli eventi che hanno fatto più discutere durante questa estate infuocata tanto da essere definita “estate dei veleni” e che sinceramente sanciscono l’inizio di un declino, una vera alba del tramonto, che, tralasciati giochi di parole e metaforici scenari, si sta proprio consumando in questi giorni. E sì, perché sinceramente a conti fatti il lungo discorso dell’ex leader di AN ha proprio poco di metaforico e implicito.

I toni sono stati chiari, le dichiarazioni altrettanto, come anche le premesse che non prospettano nulla di nuovo da quello che era stato delineato settimane fa. L’unico dato di fatto che possiamo raccogliere è che finalmente si sta estendendo a macchia d’olio un rinnovato spirito di buona e responsabile politica, di cui indubbiamente l’UDC odierna può dire di aver posto le basi, come dimostra l’intervista del presidente Casini che in toni ironici e scherzosi rivendica a Fini di aver agito e parlato proprio come i centristi fanno da anni. Si può infatti affermare questo per un unico dato di fatto che affonda le sue radici in un chiaro modo di fare opposizione o persino maggioranza. Se c’è coerenza, se c’è volontà e chiarezza non deve far tanto scalpore che finalmente un uomo della compagine di Governo abbia delineato intenzioni e progetti concreti. Il fatto che Fini abbia ad ogni modo criticato quella che è stata l’attività di Governo finora, manchevole su certi valori e temi come quelli da lui stesso elencati, non deve suscitare sdegno o scalpore, bensì senso di responsabilità. E’ inutile quindi che PDL e Lega continuino a gridare ancora ad elezioni anticipate o che continuino a riempire gli occhi degli italiani di fette di prosciutto che celano la vera crisi della maggioranza, perché deve terminare la politica dei soli slogan che può solo fermarsi al predellino, perché inoltre i cinque punti, seppur ampliabili a nuovi propositi e progetti, devono essere base per un confronto serio ed interessato. Lo stesso confronto che, complice anche una reale paura di perdere i voti di FLI, ha portato sul “binario morto” il DDL intercettazioni e ancora la norma sul processo breve.

Ogni riflessione politica porta dunque su un’unica strada, che è poi quella della constatazione della già citata alba del tramonto, tramonto e fine di un modo di fare politica sbagliato e fallimentare. E se molti constatano che Berlusconi potrebbe non essere più la carta vincente del PDL, se molti pensano ad esecutivi a guida Tremonti o Maroni,  non è un caso ma un determinato e determinante spirito di insofferenza, una vera e propria presa di coscienza inevitabile. Se poi ancora Fini parla di un PDL vuoto, svuotato, è chiaro che siano ancora più salde le basi per il superamento definitivo del bipolarismo, che porti alla nascita di un terzo polo che ormai sta entrando nelle considerazioni di parecchi e che deve entrare anche in quelle di coloro che si sentono abbandonati e inascoltati. Sarebbe fondamentale soffermarsi su una affermazione di Rutelli, che, conclusa la festa API, ha sì parlato dei probabili numeri dell’invocato grande centro, ma ha posto l’attenzione su ciò che esso avrà il compito di fare.

Innanzitutto far sì che questo tramonto possa finalmente verificarsi e poi, avendo goduto della bellezza di questo evento, illuminare la notte che ne seguirà, ovvero guidare chi sarà confuso in questa oscurità, affinchè la notte possa essere motivo di meditazione, di consiglio, di preparazione ad un’alba, la più chiara e felice possibile. Avrà poi il compito di assicurare che all’alba si inizi ad agire responsabilmente, con tutti coloro che vorranno iniziare un nuovo giorno, ma con toni pacati e sereni. Senza che si ripropongano i toni e gli slogan dello ieri, che sono il “pesante macigno della politica”, come li ha definiti Casini, ma che si presentino nuove modalità, credibili ed alternative.

L’eredità politica che “l’estate dei veleni” rifletterà sul futuro è grande, ma con le già buone fondamenta si potrà continuare a costruire qualcosa di concreto, se mai accogliendo chi non si sente a suo agio da una parte e dall’altra.

Francesco Scavone

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Sembrava un’utopia, un ritornello da risuonare a pochi mesi dai convegni, per avere qualcosa da dire durante i comizi e invece, in un giorno soltanto, quella che sembrava una chimera, sembra aver piantato il primo mattoncino per la sua fondazione.

Infatti, all’indomani della decisione comune di  un significativo gruppo di parlamentari, che hanno scelto di astenersi in merito alla mozione di sfiducia nei riguardi di Giacomo Caliendo, sembra che si sia mosso qualcosa. Dopo due anni di vita, o meglio, di sopravvivenza, ieri è crollato definitivamente il sistema bipolare all’italiana. Così concepito, era un meccanismo che col tempo si sarebbe sicuramente inceppato, e quel momento si è consumato proprio ieri, fra i banchi di Montecitorio.

Un bipolarismo assurdo, innestato nel sistema politico di in un Paese bizzarro, che ha prodotto un blocco e una staticità anormale nella burocrazia italiana, da tempo sui generis.

Ora, dunque, è giunto il momento di voltare pagina, di riscriverne una nuova, per risollevare le sorti di questo Paese. Da oggi, sembra che questa svolta sia stata avviata. Parlo di ciò che può significare questa scelta dei tre esponenti di quella che Casini ha definito “area di responsabilità”,convinti che la cosa migliore da fare fosse la comune astensione.

Da oggi può nascere qualcosa di nuovo, ciò di cui si parla da mesi: il Partito della Nazione. Nonostante il nome non sia ancora sicuro, ciò che è certo è che oggi si è mosso qualcosa.

E’ importante voler aprire le porte di questo progetto, nuovo e innovativo, a chiunque voglia porre al servizio del Paese la propria esperienza e il proprio impegno. Non voglio che questo però significhi svendere il partito: dobbiamo mettere in pratica l’idea di meritocrazia che l’UdC da sempre intende fare propria dell’Italia. Non bisogna assegnare cariche in base a logiche politiche, ma in base al merito. Questa sarà la prerogativa per un partito che possa ambire ad essere protagonista di questa svolta.

Cosa succederà, non è lecito saperlo. Possiamo solo aspettare, e vedere.

Lo scopriremo solo vivendo.

Marta

Con il voto  di sfiducia nei confronti di Giacomo Caliendo, si apre oggi una nuova fase politica. Ormai, sono note le intenzioni di voto, che all’incirca dovrebbero esprimersi in questo modo:  le astensioni dovrebbero toccare quota 84 (33 finiani, 38 Udc, 8 Api, 5 Mpa), i voti a favore della sfiducia dovrebbero essere 230 (24 dell’Idv e 206 del Pd), quelli contrari 304 (59 leghisti, 239 del Pdl, 5 della componente NoiSud, nata dalla scissione con il movimento di Raffaele Lombardo e Francesco Pionati).

E’ un segnale importante, che vedrebbe impegnati, su un unico fronte, i moderati Casini, Fini e Rutelli. Non parliamo di terzo polo, per favore: questo nome sembra rievocare fantasmi di ribaltoni, spinte e sotterranee manovre politiche. Parliamo di una presa di posizione forte e decisa, che si esprime in maniera responsabile.

 

Questo perché, in fin dei conti, sarebbe facile  in questo momento votare la sfiducia nei confronti di Caliendo, mettendo così in crisi il governo Berlusconi, che altro non aspetta per riprendere fiato e mandare tutto all’aria, rendendo vera la minaccia di elezioni anticipate. Elezioni anticipate che sarebbero una boa di salvataggio per Berlusconi, capaci di tirarlo fuori dal mare di problemi in cui è immerso, e costituirebbero un’opportunità di plebiscito per la Lega, sulla quale non mi dilungo, per non diventare monotona.

Le elezioni non risolvono i problemi degli italiani.

Se si andasse a votare, sarebbe un’ulteriore occasione persa per il Paese, che ha bisogno di stabilità, di un governo saldo, che possa dimostrare il coraggio di portare avanti delle riforme, magari impopolari, ma utili per risollevare le sorti di questa nostra “Povera Patria”, come la definiva Battiato.

Al contrario, la scelta dell’astensione è stata portata avanti per rendere evidente agli occhi di Berlusconi la necessità di una presa di responsabilità. Siamo oggi in una situazione di stallo, nella quale il governo è rimasto imbrigliato e dalla quale ha l’obbligo di risollevarsi. Non è più il momento di tergiversare, di accusare o di incolpare: è giunto il momento di fare le riforme, le tanto agognate riforme.

Sono sicura che, se queste si dimostreranno serie e concrete, quest’ “opposizione di responsabilità” non avrà alcun problema a dimostrarsi un ottima interlocutrice. In ballo c’è il futuro del Paese, e spero, un giorno, di poter essere testimone e artefice, anche se in parte, di questo cambiamento.

Marta