Esattamente tre settimane fa, telecamere e occhi degli italiani erano puntati su di una piccola cittadina emiliana, Mirabello, annualmente alla ribalta per la consueta e ormai storica festa Tricolore.

Ieri, invece, assistevamo, dopo una giornata di smentite, coronamento ed epilogo di giorni di accuse e difese, ad un video, che aveva come protagonista nuovamente Fini, sicuramente il leader più discusso del momento.

I toni di sempre, i modi di sempre e – ahimè – le polemiche di sempre. Perché, sinceramente, quello che più colpisce è che dopo mesi e mesi ancora ci si ostini a continuare su una linea di sola eristica e litigio. Mentre paradossalmente interi teatri e stabilimenti artistici, fiore all’occhiello italiano, sono costretti a chiudere i battenti temporaneamente o per sempre, si sta mettendo su e continuando sine die uno spettacolo indecente a cui siamo chiamati come spettatori inermi, impotenti e per di più obbligati. Si sta infatti trascinando avanti un complesso teatrino della politica che di costruttivo e dignitoso non ha nulla. Benchè cori unanimi e situazioni di lampante disagio sociale stiano emergendo ogni giorno di più, come pomodori lanciati dallo spettatore più deluso e amareggiato, gli attori e i burattini sono sempre gli stessi a riempire un palinsesto noioso e turpe.

Passando in rassegna quelle che sono le notizie più importanti, che invece sono ormai messe al secondo piano, ci accorgiamo di un Paese che rotola, di una famiglia che si disgrega, di una società che languisce, di una moribonda (metaforicamente parlando) popolazione, costretta a subire lo smacco di chi, incurante e testardo, porta avanti calunnie e personalismi. Smacco che prende origine anche da un ostentare l’inesistente e un celare la realtà, chiara strategia che potrebbe andar bene solo per una campagna pubblicitaria. Peccato però che l’Italia non sia un prodotto da svendere, se non nel grande mercato globale della competitività e della crescita, che ci vede da troppo tempo assenti. Continuare a dire che è solido il Governo, che esso è un Governo del fare, che la situazione economica e sociale italiana è brillante rischia solo di acuire le tensioni e le urla di protesta, pervenute anche da una concitata Marcegaglia.

A tutto ciò si aggiunge anche il vittimismo di chi, pur avendo fino a poco tempo fa accusato magistratura e opposizione di giustizialismo inconcludente, porta avanti con testate e battaglie mediatiche una lotta di lunga data.

Dopo tutto queste riflessioni ne consegue una spontanea e fondamentale, sempre ricollegata al video del presidente della Camera. Mi riferisco all’appello, che forse egli lanciava come uomo e non come terza carice dello Stato, come cittadino e non come leader politico, ovvero quello di abbassare i toni, di placare i bollenti animi per sedersi al tavolo della crescita, del confronto, del dialogo, ormai lontana utopia. Forse l’appello ormai risulta monotono e ripetitivo, forse quelle parole non fanno più effetto alle orecchie di chi purtroppo è chiamato a riascoltarle giorno per giorno, ma non c’è nulla di più prioritario e importante, nulla che possa aver più valore.

A fronte di tutto ciò rivolgiamo la nostra speranza al futuro, ancora offuscato e incerto. Ripensiamo ai giovani, agli adulti, agli anziani, che devono trovarsi faccia a faccia con disoccupazione, difficoltà economiche, problemi quotidiani, scuole depredate, strade piene di facinorosi e rifiuti, ospedali spesso inadempienti, trasporti scadenti, tasse soffocanti, giustizia assente e molto altro.

Quando si tornerà a parlare di tutto questo non servirà più l’abaco o il pallottoliere parlamentare, non servirà più la caccia al tesoro, né la disperata campagna acquisti. A quel punto infatti tutti i responsabili saranno felici di sostenere la vera politica, i veri problemi, i veri sostegni, di cui pochi ne parlano, inascoltati, da troppo tempo.

Francesco Scavone

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Test non solo inutile, ma anche controproducente.

In questi ultimi giorni si è scatenata la caccia all’unico parlamentare, dei 232 che hanno fatto il test antidroga promosso da Carlo Giovanardi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per le Politiche antidroga, che è risultato positivo alla cocaina. Fatto eclatante, ma che qualcuno si aspettava. Solo 147 parlamentari, su 232, hanno dato il consenso a pubblicare i risultati del test affiancati dal proprio nome, 29 parlamentari non hanno consentito la pubblicazione degli esiti, 176 hanno ritirato il referto medico delle analisi e 56 non l’hanno fatto ancora.

Queste strisce non le volete?

A mio parere è strana questa volontà di alcuni parlamentari di non pubblicare gli esiti, quasi a proteggere l’unico parlamentare positivo alla coca, di cui non si conosce né sesso, né nome, ma soprattutto non è noto il partito. Resta anche strana la volontà del parlamentare in questione, di sottoporsi al test, sapendo di aver fatto uso di droga.

Il problema è serio, e molti lo stanno strumentalizzando. “L’unico risultato ottenuto – parole del deputato centrista Roberto Rao (UDC)- è stato quello di scatenare il gossip e la caccia all’unico colpevole, contribuendo così a ridestare l’antipolitica, riempire pagine di giornali e gettare un’ulteriore ombra sui costumi del Parlamento. Ora basta con le farse: si faccia un nuovo test, ma stavolta sia obbligatorio per tutti e a sorpresa. Altrimenti – conclude Rao – sarà solo l’ennesima presa in giro”.

Bisogna ricordare agli smemorati in Parlamento anche che: “L’Udc aveva proposto una legge che rendeva obbligatorio il test antidroga per i parlamentari, ma il provvedimento è stato bocciato in Parlamento – spiega Pier Ferdinando Casini leader dell’Udc – Bisogna che ciascuno si assuma le sue responsabilità. Oggi questo test è meglio di niente, anche se è solo un fatto simbolico”.

Le proposte ci sono state, ma sono state bocciate dal Parlamento stesso. Perché? Perché continuare queste inutili insinuazioni sul Parlamento di drogati? Perché non fidarsi dei nostri eletti? La risposta è semplice a tutte e tre le domande. Primo: ci sono alcuni parlamentari che fanno uso di stupefacenti, e riescono a far decadere una proposta contro i loro comportamenti subdoli. Secondo: le insinuazioni si sono verificate in questo singolo caso di positività al test, e allora la verità è che una percentuale, seppur minima di eletti, fa uso di droga. Terzo: come non ci si è fidati dei piloti e dei camionisti, per i quali il test antidroga è obbligatorio, perché noi cittadini dobbiamo fidarci dei parlamentari?

Possibile che non esista un regolamento parlamentare che vigili su questo tema? Non è questioni di partiti o di antipolitica, è questione di correttezza, di onestà e di limpidezza di fronte al popolo italiano, elettore e sovrano. Abbiamo il diritto di conoscere il nome di questo cocainomane.

Nato anche un gruppo su Facebook: Per un Parlamento trasparente: smascheriamo l’onorevole vigliacco!