Riceviamo e Pubblichiamo

Ecco una storiella di un giovane amante della politica, con sogni e ideali, uno dei pochi ragazzi che entra in quel mondo sporco e subdolo, ricco di volontà e desiderio di cambiare il sistema…

Era un ragazzo che sin dalle scuole superiori si era messo in evidenza per le proprie idee, rappresentante di classe poi di istituto e infine  decise di volgere lo sguardo al di là degli armadietti scolastici, e spingersi dove in molti dicevano che avrebbe fallito perché nessuno era disposto a cambiare.

Ma lui si domandava: “se tutti si lamentano e nessuno fa niente, il sistema non muterà mai”. Così un giorno si affacciò alla politica bruciando le tappe nel modo più celere che potesse: militante, poi segretario di un movimento giovanile, e di colpo nel direttivo provinciale, ove si muoveva con rispetto e generosità. Un giorno però si guardò intorno e si rese conto che quel sistema doveva cambiare ancora, ma lo stesso sistema si ribellava ai cambiamenti.

Un sistema che prima lo elogiava per le sue capacità, prospettandoli un grande futuro, un futuro che lui neppure desiderava, poiché la politica per lui doveva esser vissuta nel pieno disinteresse delle poltrone degli incarichi. E una volta che si dice no al sistema, d’altronde non si può continuare a  ricevere le solite attenzioni se lo si vuol mutare…

Fu così che il giovane si guardò intorno, e vide che c’erano sempre le stesse poltrone, con sopra polvere alta cm, e vecchi giornali, con vecchie stampe a caratteri obsoleti… quelle poltrone che hanno condotto ad oggi un partito dalle grandi prospettive all’oblio. Quell’oblio causato dalla paura di cambiare…

Giovanni Boccoli

Annunci

Sono stati presentati oggi, da parte dell’UDC, alcuni emendamenti alla manovra finanziaria che si appresta ad essere discussa in Senato. Tra le varie proposte, tutte molto valide e facilmente comprensibili, vorrei riflettere su una in particolare: Agevolazioni per le assunzioni di giovani fino a 30 anni.  

Ormai il tempo della campagna elettorale è finito, è finito il tempo degli spot e delle trovate pubblicitarie: è giunta l’ora delle proposte concrete. Questo emendamento propone una seria opportunità di sviluppo per l’Italia e per il settore delle imprese, senza sottovalutare le ottime reazioni che questa proposta potrebbe provocare nell’ambito del giovane impiego.

Non si parla di belle parole, di quelle che si sprecano in politica, di quelle che illudono i ragazzi che però, nonostante le rassicurazioni della campagna elettorale, usciti da scuola, o dall’università, non riescono a trovare alcuna possibilità d’impiego o, nel migliore dei casi, vi è l’assunzione per un tempo determinato, al termine del quale ci si ritrova con un pugno di mosche in mano, senza alcuna certezza del futuro.

E’ la dura legge del precariato.

E allora,  perché non invertire questa tendenza, con una proposta seria e concreta, come quella portata avanti dall’UDC? Analizziamola con maggiore attenzione.

Innanzitutto, nell’emendamento è proposto un credito d’imposta, triennale (2010-2011-2012), pari a 500 euro, per ogni giovane assunto a tempo indeterminato nell’impresa. In questo modo, si ridurrebbe il grande problema della disoccupazione giovanile, e ciò non peserebbe sulle imprese, già in grosse difficoltà a causa della crisi che ha colpito recentemente i mercati.

Altra brillante proposta, è quella di sgravi contributivi del 50% dei contributi dovuti all’INPS per le imprese che assumono giovani a tempo indeterminato. Anche questa proposta avrebbe valore triennale, e rimetterebbe in moto quel meccanismo alla base dello sviluppo, inceppatosi negli ultimi anni.

In questo modo, dunque, è possibile incentivare le imprese ad assumere, a puntare su giovani e, allo stesso tempo, si pone un freno al triste problema dell’emigrazione, che vede protagonisti molti giovani, costretti a lasciare la propria Regione, o addirittura il proprio Paese, per un’opportunità lavorativa.

Forse, in questo modo, Politica e Giovani non saranno più parole distanti e distinte. Forse, con proposte concrete e innovative, queste due parole possano incontrarsi su un sentiero comune: quello dello Sviluppo.

Marta

Solidale con gli amici che stamattina hanno dovuto affrontare la prima prova dell’esame di maturità, ho provato ad immaginarmi nei loro panni, nei panni dei  ragazzi che oggi, in ogni parte d’Italia, si sono trovati ad affrontare le proprie paure e le proprie emozioni, per compiere  quel passo che segna la fine di un’esperienza e l’inizio di un nuovo tipo di prova: la vita.

Ore 8.00 del mattino, tutti i banchi allineati, ben distanziati tra di loro. Seduta ad un banco, nelle file  centrali, di poco a destra, ci sono io. Abiti sportivi e comodi, una goccia di sudore, sicuramente non dovuta al calore, mi scorre sulla tempia, mentre le mie mani agitate giocherellano con un braccialetto, ignara vittima della mia ansia. Vorrei parlare, scambiare qualche parola con i miei amici, i miei compagni di classe, che hanno condiviso con me tutti gli eventi, belli o brutti che siano, legati alla mia vita scolastica. Vorrei parlare, ma non ci riesco, un groppo in gola mi blocca, mi impedisce di pronunciare qualsiasi parola. E’ forse un’implicita vendetta del mio corpo per tutte le parole spese durante le ore di lezione.

Fisso il vuoto e incrocio le dita, sperando che le tracce mi piacciano e che il tutto finisca prima che il mio cuore possa scoppiare. Sento i battiti del mio cuore, mi sembra che stia bussando sul petto, per supplicarmi di porre fine a questa incredibile ansia. Incontrollabile e implacabile ansia.

Un uomo, camicia azzurra, pantaloni di colore scuro e occhiali da sole, sorpassa il mio banco. E’ il presidente della commissione ed ha in mano una busta gialla, nella quale è racchiuso il verdetto del Ministero dell’Istruzione. Mi sistemo sulla sedia, mi avvicino al banco e aspetto le tracce, sempre persa nel mio invalicabile silenzio di terrore.

Sono ormai le 08.30 quando vengono rese note le vere tracce della “Maturità 2010”. Non è valso a nulla vagare su internet, alla ricerca di un aiuto, di un’indiscrezione sulle possibili tracce della prima prova. Così, seduta nel banco, immobile e silenziosa come mai, mi ritrovo a leggere di argomenti che mai avrei potuto immaginare : gli UFO, la loro possibile esistenza, o il ruolo della musica.

La mia attenzione, però, si sofferma su due tracce in particolare, quella inerente ai giovani e la politica, dato che ne sono interessata in prima persona, e la traccia su un argomento tanto delicato quanto interessante e problematico come quello delle foibe. Rifletto a lungo su quest’ultimo tema, generalmente sottovalutato dall’attenzione pubblica, che troppo spesso non ha dato tanta importanza quanta ne meritano le migliaia di vittime della follia umana.

Essere dimenticati è come morire due volte: quanti Italiani sanno veramente cosa sono le foibe? Sui libri di storia la questione è liquidata in due righe. E’ un becero tentativo per alleggerire la coscienza umana, che però rischia di trasformare degli episodi così tragici in eventi banali. Come se il male fosse banale!

Il tempo però scorre ancora, e mi accorgo che questa riflessione mi ha bloccata e, mentre guardo ancora con indecisione le due tracce che mi stanno tormentando, molti miei compagni sono già chini con la testa sul foglio, penna in mano e tanta concentrazione sul volto. Nel frattempo, quella goccia di sudore, è scesa fin sul collo, riportandomi alla realtà, a quel foglio bianco che attende ancora il tratto nero della mia Bic. Allora mi rendo conto di non poter tergiversare, e di dover scegliere, e la mia mente mi spinge ad optare per la traccia sui giovani e la politica, mia grande passione e stabile pensiero nella mia mente. Grandi nomi e grandi leader che affrontano questo tema nei loro discorsi mi spingono a desiderare ardentemente di scrivere la mia esperienza, i miei dubbi, le mie paure e le mie gioie legate al mondo della Politica.

Giovani & Politica: due parole difficilmente conciliabili al giorno d’oggi, dato che i ragazzi , miei coetanei, non vedono nella politica nulla di buono, ma qualcosa di sporco e vecchio.

Il malcontento fra i ragazzi dilaga, e cresce il disagio. Ma è troppo facile lamentarsi di questo mondo, osservarlo mentre lentamente cade in un abisso troppo profondo. E’ facile, ma poco utile. Troppa indifferenza e sfiducia in noi stessi, sono le prime cause della grave questione morale che viviamo noi italiani. Una disaffezione crescente e preoccupante per coloro i quali dovrebbero essere il futuro del Paese, ma che preferiscono non utilizzare le proprie mani, pulite, per risanare ciò che è stato sporcato e logorato dal tempo e dagli uomini. Ma chi, se non i giovani, può prendere sulle proprie spalle il cambiamento, e così capovolgere questa pessima condizione, questo degrado politico e morale? Chi più di noi ragazzi può credere ancora nei valori della legalità, della giustizia e della lealtà?

D’altronde, il cambiamento può esserci soltanto se i primi a cambiare siamo NOI: mettendoci la faccia, la passione, rischiando in prima persona, proponendo soluzioni concrete ai problemi.
Noi giovani, siamo il futuro di quest’Italia, dobbiamo soltanto crederci un po’ di più e lottare per le nostre idee. Siamo la classe dirigente del domani, la speranza per il giorno che verrà.
Il cambiamento può passare attraverso le nostre mani e, come diceva Don Lorenzo Milani “A cosa sarà servito avere le mani pulite, se le avremo tenute in tasca?”

Marta

Il dibattito in rete, sulla prima prova dell’esame di maturità:

UnDueTre Blog

Squeezer magazine

Avvenire

laRepubblica

Corriere della Sera

Uno schifo che i giovani lucani hanno subito.

I titoli dei giornali erano eloquenti qualche giorno fa: “La nuova Giunta cerca «nuovi modelli che diano maggiori garanzie ».” Io mi chiedo: garanzie per chi? Per i raccomandati? I politici si sono accorti che i loro raccomandati erano troppi e provenienti da tutte le parti ed erano anche superiori alle 1000 unità? Che forse qualcuno se ne sarebbe accorto, essendo molti i giovani richiedenti il tirocinio, preparati e con un titolo di studio ottimo? Molti hanno detto che sarebbe servito per inserire precari nel mondo della pubblica amministrazione, ma secondo i titoli e le caratteristiche richiesti, sarebbero sicuramente stati accettati solo giovani studenti e non precari.

Emblematica la dichiarazione dell’attuale assessore al lavoro, Rosa Mastrosimone, dell’Italia dei Valori (quali valori?) sulla vicenda del bando, sospeso per mano sua: «Voglio chiarire che non è stato soppresso o ritirato. E’ stato semplicemente sospeso perché c’era qualche problema. Ma stiamo già lavorando celermente a risolvere i problemi per dare una risposta alle tante richieste». Un dubbio si insinua: tante richieste? Da chi? Lettere di raccomandazioni? Pizzini?

Vere e proprie farse preelettorali. Incredibili pratiche clientelari. Possibile che non ci sono altre forme di lavoro dipendente da incentivare, invece dei tirocini per i giovani, per inserire lavoratori a tutti gli effetti in quegli enti  in cui manca organico? Forse così non si potevano illudere 13.000 giovani e le loro famiglie. I tirocini banditi dalla regione Basilicata sono illegali. Lo conferma il senatore Pietro Ichino, professore del diritto del lavoro, che duramente ha criticato questi contentini preelettorali, definendoli qualche settimana fa: “gravissima deformazione assistenzialistica delle politiche del lavoro”. In più “l’illegittimità si spiega con il superamento del tempo di durata massimo consentito per i corsi rivolti ai disoccupati.” Altre parole usate dal senatore sono esplicitamente: truffa, abuso, violazione della disciplina sul lavoro, assistenzialismo, contra legem. E il sen. Ichino appartiene allo stesso partito del Presidente De Filippo. Moscia e politica fu la risposta dell’allora assessore al lavoro Antonio Autilio (sempre dell’Italia dei Valori, a modo loro).

Una puntualizzazione va fatta: tutti i consiglieri della vecchia legislatura hanno votato l’approvazione del bando dei tirocini, da destra a sinistra, passando per il centro. Quindi tutte le dichiarazioni fatte in questi giorni da questi signori, sono, lo ripeto, false, ignobili e offensive per tutta la popolazione lucana. Questi signori non riescono a decretare dei semplicissimi tirocini, per mille innocenti giovani, e trovano problemi e difficoltà. Dove? Nel sistemare  i loro preferiti e nel non farsi scoprire. Non c’è altra spiegazione. I soldi ci sono, la volontà politica c’è, manca solo la limpidezza delle procedure. Ricordo che: l’attuale assessore che ha revocato i bandi è dello stesso partito del suo predecessore, quindi non mi si dica che ci sono problemi politici. Saranno diverse le lettere di raccomandazioni e gli interessi da tutelare. Chissà.

Unici responsabili di questo scempio ignobile sono i politici lucani, tutti. Quelli che hanno creato i tirocini, quelli che li hanno votati, quelli che li hanno prorogati, quelli che li hanno riprogrammati, quelli che li hanno rinviati per “un periodo di riflessione”, quelli che sparano minchiate sulle agenzie di stampa con dichiarazioni insulse ed offensive per l’intelligenza lucana. Questi signori hanno estorto voti grazie alla visione futura dei tirocini. Politici autoreferenziali  che non hanno per niente avuto problemi a revocare i tirocini una volta terminate le procedure elettorali.

Ho raccolto testimonianze di raccomandazioni e spintarelle e lettere inviate a chi di dovere per modificare il vero e sincero responso dei risultati, che invece di essere limpidi, risultano fallaci e profondamente illegali e immorali. Anche il tirocinio, in Basilicata, diventa una corsa all’oro, una lotta di sopravvivenza dove tutto è lecito, purché si arrivi al tanto sudato obiettivo. Tirocini in ogni comune della regione, per non scontentare nessuno, per non offendere il potente locale e per garantire un po’ a tutti le dovute briciole per i pecoroni che li hanno votati, lasciando il rospo da ingoiare a tutti gli altri fessi, che pur meritando ed avendo i migliori risultati, secondo il bando del tirocinio, non riusciranno mai a superare la cupola di illegalità che regna sovrana su queste farse programmate.

La società deve riformarsi. Basta alla gerontocrazia.

La vecchiaia è sempre stata un problema, che molto spesso ha riguardato intere famiglie, alle prese con genitori, nonni e zii rim-bambiti (tornati bambini). La vecchiaia è un susseguirsi sempre più rapido di eventi e drammi, che molto spesso portano l’anziano parente a perdere l’autosufficienza. La libertà d’azione e l’autarchia, per molti anziani, sono le uniche ancore di salvezza in un mondo che non li vuole più.

Senza soffermarci troppo sul rapporto affettivo che ci lega a loro, siamo in un era che molto spesso bistratta  gli anziani come superflui e inutili, altre volte come rompiballe, se non dannosi, ma per i più scettici potremmo almeno considerare la loro convenienza sociale, soprattutto in momenti economico-finanziari come quello in cui stiamo vivendo. Gli anziani, con le loro pensioni, sono stati il più grande ed efficace ammortizzatore sociale, insieme alle famiglie. Con la loro rendita, con i loro consumi, con il loro risparmi, con i loro sacrifici, molti giovani figli e nipoti proseguono gli studi, possono permettersi il lusso di essere disoccupati o mandano avanti intere famiglie.

Sia ben chiaro: gli anziani non sono una vacca da mungere, anche se lo Stato in primis, li considera solo reflui societari, al pari dei malati, dei pazzi e degli immigrati. Molte istituzioni parlano tanto della creazione di una società di giovani e per i giovani, ma ci si potrebbe chiedere: e i vecchi? Si potrebbe rispondere che i vecchi, come tante altre categorie deboli, sono un costo sociale, quindi un peso per lo Stato e per l’intera società.

Tante altre atrocità si potrebbero dire sui nostri nonni e zii, o su quelli degli altri. Vorrei ricordare che fino a pochi anni fa, hanno avuto una valenza storica per l’Italia e che sono stati zii e genitori nelle nostre famiglie. E tra alcuni anni la società avrà una percentuale altissima di questa categoria. Ma come si possono risolvere le terribili discriminazioni sociali e le altrettanto pericolose conseguenze economiche di un mondo fatto principalmente di vecchi?

In questo caso la politica potrebbe fare molto, e in alcuni casi dà un forte aiuto: è di fronte agli occhi di tutti che il Parlamento, il Governo, i Consigli e Giunte regionali, provinciali e comunali, le istituzioni tutte e la pubblica amministrazione, sono il più grande ospizio a cielo aperto dell’Italia. Numeri spaventosi a cui si vanno ad aggiungere i prepensionamenti. Forse non si è capito che non bisogna cacciare i vecchi, mandandoli in pensione, per fare spazio ai giovani. Questa è istigazione a delinquere, perché favorisce lo scontro generazionale, che è diventato parecchio attuale.

Assodato che i giovani hanno i mezzi, il tempo e le energie per partecipare alla rinascita socio-economica dell’Italia, e che gli anziani hanno altrettanti mezzi, tempo ed energie per favorire un nuovo modello sociale per questa nostra realtà; chi manca all’appello è come sempre la politica, di qualsiasi ordine e grado. Tutti i politici, tutte le istituzioni, tutte le amministrazioni pubbliche possono contribuire a questo progetto: la riforma sociale.

Alcuni esempi di integrazione degli anziani nel tessuto economico possono essere: nella pubblica amministrazione, con giardinaggio e con la tenuta del verde cittadino, attività nelle biblioteche, negli archivi; nelle attività imprenditoriali, con corsi di cucito, di cucina, con doposcuola, con attività ricreative, con attività turistiche amatoriali, attività culturali, attività di baby sitter, ecc. Tutte azioni che gli anziani possono svolgere autonomamente, sotto la guida delle istituzioni e con una retribuzione integrativa alla pensione, così da riuscire in un unico progetto sociale: utilità, convenienza, esperienza e divertimento per gli anziani, e posti di lavoro per i giovani.

In Basilicata il Consiglio regionale dei record (insieme alla Calabria).

Non so con quali parole iniziare questa mio articolo. L’argomento è spinoso e molto delicato, ma gli interessati e le interessate dimostrano poca attenzione e poco desiderio di capire fino in fondo la situazione reale. Parlo principalmente della situazione negativa che si è verificata nella mancata elezione di donne al Consiglio Regionale della nostra regione. Nessuna donna è stata eletta. Come hanno reagito quest’ultime?

Donne al potere

Beh leggendo gli articoli dei giornali locali, c’è parecchio da riflettere, ma io da rappresentante del sesso maschile, non posso far altro che notare una cosa semplicissima: queste donne non elette hanno dimostrato, nelle loro proteste, una strana voglia, che non so definire e che non si ferma solo alla volontà di avere una poltrona su cui sedere. Queste donne vogliono cambiare il sistema elettorale, per assicurarsi le poltrone dovute; vogliono le quote rosa, per essere ben presenti nelle istituzioni politiche; vogliono tutela per la loro condizione, ma di certo la legge non le discrimina mica. Tante contraddizioni nelle loro parole. Vorrei anche ricordare che le quote rosa sono l’offesa più grande che i politici potrebbero fare alle donne.

Si sono costituite in un movimento senza colori politici: “Metà di tutto”. Un movimento che è nato in maniera molto serena, sincera e rapida. Un movimento per tutelare la condizione della donna in questa società misogina. Ma molte sono le domande che si potrebbero fare a queste donne: perché fate questo movimento solo dopo la sconfitta del sesso debole? Perché non farlo prima? Perché questa plateale trasversalità del movimento? Perché la rapidità della formazione di quest’ultimo? Perché non rivolgersi ai propri capi di partito? Perché non battere i pugni nelle sedi competenti?

Il Partito Democratico ha un presidente donna, il Popolo della Libertà ha delle bellissime ministre, l’Italia dei Valori non ha una donna nel partito nazionale che io conosca, situazione molto simile nell’Unione di Centro. I partiti sono i primi che non investono nelle donne, e le donne assecondano questa logica, accontentandosi delle poltrone che vengono loro offerte. Queste proteste finiscono solo per far passare un messaggio sbagliato e che io ho percepito: voglia estrema di poltrone. Qualsiasi parola e qualsiasi atto compiuto ora da queste esponenti politiche sarà solo la conferma della mia tesi.

Nel mio piccolo do un consiglio: continuare con il movimento “Metà di tutto”, perché è stato un errore farlo solo dopo le elezioni; creare iniziative a livello regionale e non solo, per alzare la voce nei luoghi pubblici e non solo di fronte ai palazzi del potere dove non potete entrare; non accettare nessuna carica che vi verrà offerta dai maschilisti al potere, sarebbe una nuova sconfitta farsi zittire con le elargizioni politiche.

I giovani d’oggi

Senza parlare della poca presenza di giovani nelle istituzioni politiche regionali. Giovani che latitano e che preferiscono la sudditanza ideologica agli anziani, che molto spesso sommano al forte potere politico, anche il forte consenso elettorale nelle varie elezioni. Molti giovani politici presenti a livello regionale parlano come i loro “padrini” di partito, stesse frasi, stessi slogan, stesso tono di voce, stessi movimenti, stessi tentennamenti. I giovani si dimostrano molto bravi nell’apprendere la politica e tutto ciò che la circonda, senza però la dovuta innovazione e la necessaria vitalità che dovrebbe distinguere questa categoria della società.

Donne e giovani sbagliano a litigare tra loro e sbagliano ad urlare nei giornali contro il sistema, perché fino a qualche giorno fa ne hanno fatto parte nel silenzio più assoluto, senza apportare le modifiche che ora molti di loro chiedono. Gli elettori sono i padroni delle istituzioni, e se ci sono pochi giovani e poche donne è forse dovuto alla poca presenza di giovani nella nostra regione e alla arretratezza culturale che penalizza il gentil sesso. C’è bisogna di attività culturale seria e di manifestazioni per modificare la mentalità della nostra regione. Questa è l’unica via da percorrere. Ci vorranno parecchi anni.

Mentre la tua terra sta morendo lentamente, mentre il tuo Paese sta andando a rotoli, mentre la corruzione dilaga.. non si può dire “non mi interessa”.
Questo mio messaggio, è rivolto a tutti i ragazzi, miei coetanei, che non vedono nella politica nulla di buono, ma qualcosa di sporco e vecchio.
Ebbene, la mia risposta sarà breve, ma chiara: se l’Italia è ridotta così, la colpa è anche un po’ nostra. E’ colpa di chi non ha nessun interesse di cambiare questa pessima condizione, questo degrado politico e morale.
E’ troppo facile lamentarsi di questo mondo, osservarlo mentre lentamente cade in un abisso troppo profondo. E’ facile, ma poco utile.
Il cambiamento può davvero avvenire se i primi a cambiare siamo noi: mettendoci la faccia, la passione, rischiando in prima persona, proponendo soluzioni concrete ai problemi.
Noi giovani, siamo il futuro di quest’Italia, dobbiamo soltanto crederci un po’ di più e lottare per le nostre idee. Siamo la classe dirigente del domani, la speranza per il giorno che verrà.
Vedo troppa indifferenza, ed è proprio quest’ultima la prima causa della grave questione morale che viviamo noi italiani.
Il cambiamento può passare attraverso le nostre mani. Non teniamole in tasca.
Marta