Solo perché è il secondo mestiere più antico del mondo, dobbiamo tenercelo? “Non è possibile che l’incolumità di cittadini e turisti venga di continuo messa a rischio da una minoranza di cittadini che, armata di doppiette, fa strage del patrimonio faunistico degli italiani. Tutti gli incidenti confermano quanto l’attività venatoria non sia solo anacronistica e crudele ma anche molto pericolosa.” È quanto dice il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che trova il mio pieno consenso.

Numeri che dicono tutto: dal 2 settembre 2009 al 31 gennaio 2010 ci sono stati 23 morti ammazzati e 53 feriti (io li chiamerei quasi-morti). 76 persone sono un numero elevatissimo. Sarebbe elevato (per me) anche un solo morto o un solo ferito. In Italia ci sono circa 700 mila cacciatori che ogni anno ammazzano a destra e a sinistra, ovunque trovano un parcheggio per le auto, qualsiasi cosa che si muova. Sparano anche i falchi e i corvi, per allenarsi.

I cacciatori sono degli assassini e non solo di animali, come dimostrano le 23 vittime. E poi qual è il motivo che spinge questi signori ad armarsi e partire per distruggere qualsiasi forma di fauna? Il divertimento? Lo sport? L’agonismo? L’aria aperta e le scampagnate? Se fossero queste le motivazioni, credo che si sarebbe di fronte ad una massa di assassini che uccide per futili motivi. Se volessero fare tutte quelle cose, le potrebbero fare anche con una macchinetta fotografica o come fanno tutti gli altri cittadini. E se proprio vogliono spaccarsi i timpani con le fucilate, che andassero al poligono.

Sottoscrivete anche voi il manifesto “La Coscienza degli animali” già sottoscritto da 115 mila persone, tra cui il ministro Brambilla, l’oncologo Veronesi, il direttore Feltri, il grande Renato Zero, e tanti altri ancora. Altro numero significativo: l’83% degli italiani è contrario alla caccia e vorrebbe abolirla. Perché non si ascolta la voce della stragrande maggioranza della popolazione? Nell’Inferno di Dante non c’era posto per i cacciatori, ma io li inserirei ora. Per la legge del contrappasso, sarebbero tutti lì, con i fucili in mano a spararsi l’un l’altro e a nutrirsi come cannibali delle proprie vittime.

Essere cacciatore crea nella propria testa una terribile convinzione: essere superiori a qualunque animale, compreso l’altro uomo. Con un fucile in mano si diventa come dei droidi. L’uccidere deforma la propria umanità, la propria coscienza, la propria mentalità. L’uomo si è evoluto, ha ideato tecnologie per nutrirsi e non deve più uccidere animali selvatici. La caccia non ha più senso in Italia e nel mondo civilizzato.

Io mi chiedo: perché hanno fatto tanto per reinserire sul territorio le varie specie estinte (cinghiali, lupi, mufloni, quaglie, lepri comuni e tanto altro ancora) per poi sparale ancora? Solo per portare nuova carne nei piatti dei cacciatori o dei ristoranti, che anche illegalmente, da essi si riforniscono. Molti cacciatori giustificano la propria esistenza con il fatto di dover ripulire le campagne dagli animali che distruggono le coltivazioni. Ci sto! Ma per fare questo non c’è bisogno di sparare di tutto e di più, giorno e notte, per 6 mesi ininterrottamente. Se ci sono animali selvatici che disturbano l’agricoltura, o si dà licenza all’agricoltore di sparare, o si autorizza alcuni cacciatori ad intervenire su chiamata dell’agricoltore.

E poi facendoci due conti, perché non sfruttare a nostro favore la grande passione che questi cacciatori hanno per l’assassinio. Si potrebbero aumentare le tasse che i cacciatori sono costretti a pagare, anche di 200 euro a cacciatore, che moltiplicato per 700 mila, fa 140 milioni di euro da spendere per creare zone protette e ricreare faune e flore distrutte da questi mostri e risarcire le vittime civili della caccia. Se proprio non si può abolire la caccia, perché non la si rende eccessivamente onerosa? È un buon modo per dissuadere i meno convinti e per profittare sugli irriducibili.

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Maleducati che vietano la legge.

La nostra madre natura, tutti i giorni ci permette un continuo assaporare di bellezze e dolcezze del tutto naturali, nate dall’unica rigenerante forza degli esseri viventi, nel proseguire un processo evolutivo con l’unico incentivo dato dalla necessità di sopravvivere e vincere la lotta evolutiva.

In tutto il bel processo messo in atto dalla natura, si pianta in mezzo l’uomo, essere intelligente per eccellenza, superiore in tutto, rispetto alle altre forme di vita presenti sulla Terra. Dico ciò in riferimento alla continua attività giornaliera che l’uomo esercita, da migliaia di anni. Un’attività di sfruttamento dell’intero ecosistema terrestre, a proprio piacimento.

I trofei da mostrare.

Vorrei soffermarmi, però, su una delle attività più utili e più inutili al tempo stesso: la caccia. La caccia fu l’unico modo, migliaia di anni fa, per l’uomo di sopravvivere. Diventò un’attività privilegiata, solo per nobili, nei tempi più recenti, fino a diventare quello che è oggi. La stessa Legge dell’11 febbraio 1992 n.157 (legge sulla caccia), ancora in vigore, la definisce all’articolo 10: “per quanto attiene alle specie carnivore, alla conservazione delle effettive capacità riproduttive e al contenimento naturale di altre specie e, per quanto riguarda le altre specie, al conseguimento della densità ottimale e alla sua conservazione mediante la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio.”

Il problema sorge nel momento in cui i cacciatori non si attengono perfettamente alla legge suddetta. Mi riferisco all’articolo 13, il quale dice espressamente: “I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.” Peccato però che ciò non avvenga mai. Chiunque voglia fare una passeggiata in campagna, sicuramente noterà un continuo susseguirsi di bossoli, alcune volte inesplosi, caduti dalle tasche dei cacciatori. Si aggiungono: cartacce, scatole di sigarette, contenitori di cartucce, cicche di sigarette, ecc.

Un’altro articolo non rispettato è il 15: ”L’esercizio venatorio è, comunque, vietato in forma vagante sui terreni in attualità di coltivazione. Si considerano in attualità di coltivazione: i terreni con coltivazioni erbacee da seme; i frutteti specializzati; i vigneti e gli uliveti specializzati fino alla data del raccolto; i terreni coltivati a soia e a riso, nonché a mais per la produzione di seme fino alla data del raccolto.” Si aggiunge anche il comma 8 dello stesso articolo: “L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri.” Altro articolo sempre non rispettato.

Concludo con l’articolo 21: “E’ vietato a chiunque: […] e) l’esercizio venatorio nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro.” Praticamente i cacciatori sono dei refrattari alla legge. Mi riferisco esclusivamente ai praticanti una caccia dedita alla uccisione e trofeizzazione della preda; allo sbandieramento di un diritto, la caccia, che porta però perenne offesa ai proprietari dei fondi rustici su cui avviene.

Nel sentire ciò che dice il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (nella polemica nata in relazione alla direttiva europea sul prolungamento dei periodi di caccia), le associazioni dei cacciatori sono una lobby agguerrita e molto influente in Parlamento e capace di portare a casa sempre dei risultati legislativi a loro favorevoli.

La caccia deve essere il mezzo che lo Stato ha per tenere sotto controllo determinate specie e tutelare il territorio da possibili piaghe ambientali provocate da particolari animali nocivi. Tutto qui, non è scritto da nessuna parte che i cacciatori devono munirsi di tenaglia e farsi strada tra le recinzioni metalliche degli allevatori, entrare presuntuosamente nei terreni agricoli con campagnole e mezzi meccanici (alla Fantozzi), sparare a distanze ravvicinate ad animali al pascolo, fabbricati, trattrici in funzione (la legge lo vieta espressamente). Per fortuna esistono anche cacciatori, che per il piacere di una scampagnata con gli amici, percorre con cortesia e rispetto, gli agri privati, nell’intento di passare una giornata diversa, nel rispetto della legge scritta, e della legge non scritta: la cortesia.