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Vi segnalo due interviste fatte dal Giornalettismo. com a due diversi deputati dello stesso partito, l’Unione di Centro, guidata dal Presidente Pier Ferdinando Casini, pieno sostenitore della libertà di espressione sul web. Ma ci sono delle eccezioni nel suo partito. Questa la situazione: l’on. Amedeo Ciccanti, favorevole all’equiparazione delle testate giornalistiche on-line ai blog, con una conseguente restrizione di espressione di pensiero per chiunque volesse rendere pubblico un proprio pensiero, per il solo motivo di dover negare a possibili diffamatori, le loro offese pubbliche. Dall’altra parte c’è tutto il resto del partito centrista, capitanato in questa battaglia dall’on. Roberto Rao, profondo conoscitore del mondo web e sensibile ascoltatore delle sue problematiche. Rao che non accetta equiparazioni improprie tra modalità diverse di espressione (giornali on-line e blog). Ecco a voi le interviste, le differenze tra i due personaggi politici, in termini di competenza in materia e sensibilità, sono evidenti.

Lei si è schierato a favore di un equiparazione dei blog a tutti gli altri operatori dell’informazione. Non ritiene eccessivo questo controllo?

Il controllo non è sul web, il controllo è sui reati che si possono commettere sul web. E’ una cosa diversa.

Ma soprattutto si tratta di persone che non sono professionisti dell’informazione…

Non si può creare nel web una zona franca reale. Se io e lei diffamiamo qualcuno a mezzo blog, scrivendo frasi invereconde, non possiamo farla liscia solo per il fatto di essere blog. Il giornale registrato ha un platea magari di alcune migliaia di lettori. Chi scrive sul web ha una platea planetaria. E’ una barbarie giuridica in uno stato di diritto questa zona franca.

Secondo lei può essere ridimensionato il ruolo che ha avuto internet finora?

Assolutamente no. Il blog è uno strumento. Anch’io sono un itnernauta. La salvaguardia di questo strumento significa proprio difenderlo da chi magari ci specula. Uno strumento cosi’ importante, una delle conquiste di questo secolo relativamente alla libertà di espressione, non può essere utilizzato da quattro sciacalli che lo utilizzano per fini personali. Chi difende oggi i blog non fa altro che affossarlo. Sarebbe come circolare in una strada senza segnaletica. Sarebbe un disastro. E’ vietato farne un uso arbitrario. La mia libertà comincia dove finisce quella altrui. Non si può fare un blog per diffamare e commettere reati.

La sua è una posizione isolata…

Tra i miei colleghi parlamentari che difendevano i blogger, quando ho esposto questi argomenti, molti hanno cambiato idea. Si sono resi conto che tutte le norme non servono a niente se poi si crea una zona franca. E’ come chiudere una grande arteria però lasciando aperto un pertugio. I blog diventerebbero terra di conquista di tutti coloro che non potendo scrivere sulla grande stampa, sui grandi mezzi di comunicazione, e quindi diventerebbero un grande centro d’affari.

Chi è che ha cambiato idea?

Per ultimo il nostro rappresentante in Commissione Giustizia. Rao è un difensore dei blog, ma mi ha dato ragione.

Ecco il link dell’intervista completa: L’onorevole che vuole il bavaglio al web: “No agli sciacalli”

Questa invece l’intervista all’on. Roberto Rao.

Allora, onorevole, sulla falsa riga di quanto proposto dalla Bongiorno, siete favorevoli ad una distinzione tra blog e giornali? Qual è la vostra posizione?

Noi presenteremo un emendamento analogo ai finiani, non so se identico in tutto e per tutto al loro, ma sicuramente con le stesse finalità. Mi sembra assolutamente necessaria la distinzione tra testate on line con struttura organizzativa, che sono di fatto un giornale o una parte della testata, che hanno obblighi ed autorevolezza, e i blog. Hanno una autorevolezza diversa. I giornali devono avere uno stringente regolamento, ad esempio, per quanto riguarda le rettifiche. Le loro notizie hanno una valenza diversa da quelle dei blog. Se uno scrive su una testata è un conto, deve attenersi a regole ferree come può essere la rettifica entro le 48 ore o la legge sulla stampa, per gli altri strumenti ci devono essere altre regole. Il rischio è che ci sia una sorta di invito surrettizio, sotterraneo, ad autocensurarsi. Per paura della sanzione chiunque scrive qualcosa su internet può essere incentivato a non riportarla per paura che quella notizia si riveli poi falsa. Una censura che vieterebbe di fatto la libera circolazione delle idee.

Lei pensa ad una esclusione dei blog dalla norma o ad un intervento normativo, seppur diverso da quello sulla stampa tradizionale, anche sui blog?

Noi stiamo studiando, abbiamo affidato ai nostri tecnici la questione. Si potrebbe “gradare”. Ma ci sarebbe il rischio comunque di limitare la libertà di informazione. Stiamo studiando una formula affinchè non comporti il rischio di censure.

Sulla sua posizione converge tutto l’Udc?

Ci sono sensibilità diverse. La mia posizione è anche quella di Casini, la rimando al sito ufficiale, dove sono le mie agenzie.

Ieri nel suo partito Ciccanti si è detto favorevole ad una equiparazione…

E’ una posizione diversa dalla mia. In sede di confronto gli ho detto che avremmo vagliato la possibilità eventualmente di gradare le cose. Lui ha una posizione più radicale ma io resto dell’idea che se il rischio è quello di limitare la libertà e non riusciamo a trovare una soluzione che sia condivisa, sia considerata plausibile, è un bene, altrimenti preferiamo lasciare tutto com’è.

Ecco il link dell’intervista completa: Anche l’Udc contro la legge bavagli: “Non equiparare giornali e blog”

Due sono le possibilità: o insabbiamo il ddl intercettazioni o mettiamo qualche regoletta in più. Regola che deve essere obbligatoria non per i blogger, ma per le piattaforme che forniscono questo servizio. Non ci sono altre alternative.

Vi consiglio di visionare questo interessantissimo video, che spiega tutte le possibili opzioni tecnologiche che si possono attuare per favorire la rettifica senza far pagare multe salatissime ai blogger: Il diritto di rettifica nel Web 2.0. Trackback e Blog Reactions

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Tanti potrebbero essere i dubbi, le perplessità e le domande che ognuno di noi dovrebbe porsi analizzando ciò che succederà con il disegno di legge sulle intercettazioni. I punti interrogativi sono così tanti che di sicuro c’è qualcosa sotto che non va. Ad esempio: perché tutta questa fretta nell’approvarlo? Perché i parlamentari sono disposti ad intensificare il lavoro anche in pienissima estate, solo per votare questo provvedimento? Perché  gli unici reati non toccati dalla scure ministeriale, sulla durata e limitazione delle intercettazioni, sono solo i reati per mafia e per terrorismo?

È un’ottima notizia, ma dato che i mafiosi e i terroristi non parlano solo di mafia, stragi e bombe, le indagini contro di essi potrebbero partire da altri filoni giudiziari. Ma dato che questa possibilità dà fastidio a qualcuno, la legge vincola le intercettazioni telefoniche ad un limite massimo di 75 giorni, prorogabili per pochi giorni alla volta, forse 15, secondo un emendamento presentato oggi, anche all’infinito. E qui si insinua un’altra domanda: se sono infinitamente prorogabili, perché stabilirne un limite? Il ddl prevede anche uno stop alle pubblicazioni delle intercettazioni sui mass media, o comunque saranno possibili solo piccoli riassunti. Resta pur sempre una esigua forma di libertà di stampa da poter utilizzare solo dopo l’inizio del processo. Si parlava anche di ingenti multe per gli editori che avessero pubblicato il testo delle intercettazioni nel periodo non consentito. Insomma punizioni per chi pubblica telefonate di gente che è intercettata e che sicuramente commetterà reati.

Gli esponenti della Lega Nord affermano che il testo è da due anni in Parlamento e deve essere immediatamente approvato, in qualsiasi modo, perché c’è di meglio da fare. Gli esponenti del Popolo della Libertà ribattono alle critiche politiche della sinistra affermando di aver ripreso una questione aperta dal Governo Prodi, eletto nel lontano 2006. Gli esponenti della sinistra cerca di tutelare i poteri dei giudici e dei giornali, anche se sarebbero anche loro molto felici di tappare la bocca a qualche giornalista “cialtrone” e a qualche giudice non allineato e ficcanaso. Ma la verità è un’altra: destra e sinistra lottano una battaglia di ruoli e di parti, fatta da bravi attori e da ottime comparse, dove lo spettatore non può far altro che apprezzare la linea della Lega Nord, sbrigativa su queste faccende da potenti corrotti, e l’Italia dei Valori, fermamente contraria a qualsiasi legge bavaglio. E poi, perché Berlusconi non mette la fiducia sull’attuale testo?

Ribadiamo: questi signori giocano con la nostra pelle, decidendo a loro piacimento le sorti di noi poveri cittadini indifesi. Berlusconi ha affermato: “Siamo tutti spiati”, ed io quasi c’ho creduto, ed infatti c’era il gatto, nascosto dietro la porta che mi guardava incuriosito mentre bestemmiavo contro il televisore ad udire queste tremende offese per qualsiasi intelligenza umana libera. Ma come sempre la gente ci crede, si agita, si preoccupa, o almeno lo fanno i fan del premier. Scusate, ma se nessuno ha nulla da nascondere, compreso Berlusconi, perché avere paura? E se proprio avete paura, incontrate i vostri amici, colleghi e controparti “delittuose” in sedi appropriate.

Si parla solo di 26 mila “ascoltati” e non 7 milioni come dice Berlusconi, è più facile vincere al lotto che essere intercettati. Resta comunque il fatto che questa legge tutela i potenti e gli affaristi della casta e della cricca e chiunque lo nega o afferma qualche altra cavolata del genere, è complice dei corrotti e dei corruttori, dei ladri, dei malavitosi di ogni ordine e grado. Una legge del genere non tutelerà mai me, piccolo cittadino semplice. Ed è anche falso che si vuole tutelare la privacy, anzi è vero, ma solo la privacy dei potenti. E noi poveri cristi, fermi ad aspettare la ripresa, che intanto tarda ad arrivare.

Provvedimenti legislativi per punire indirettamente il libero pensiero dei blogger.

Noto dalla testo del disegno di legge sulle intercettazione, ed in particolare dal suo articolo 29, che si vuole con molta veemenza inibire la volontà dei blogger a pubblicare qualsiasi cosa non possa andare bene a qualcun’altro. Insomma, il messaggio lanciato è semplice: taci e non scrivere nulla, che grane non ne avrai; se invece hai il tempo, il coraggio e la voglia di scrivere e inserire commenti e articoli sul tuo blog, allora ne pagherai le carissime conseguenze.

Ma perché non si può pubblicare qualcosa a cui teniamo o che vogliamo esternare e condividere con la rete? Se vengono scritte cose false o ingiuriose, l’ordinamento giuridico italiano già prevede possibili vie per ripristinare il torto fatto. Questo ennesimo aggravio, ha un sapore di prepotenza contro un qualsiasi interesse mediatico nei confronti del potente di turno, che può usare questa disposizione normativa a mo’ di clava contro il primo blogger che esprime proprie opinioni.

Infatti le conseguenze possono essere davvero gravi. L’articolo 29 del ddl approvato al Senato della Repubblica, e ora passato all’analisi della Camera dei Deputati, cerca di equiparare, nella legislazione italiana, i giornali, le televisioni e le radio, ai siti di testate giornalistiche, gestite da professionisti, da redazioni e anche a scopo di lucro e con dipendenti sempre attivi, e ai blog, gestiti sia da professionisti, ma anche da ragazzi, anziani o chiunque voglia comunicare con la rete. Insomma si attuerebbe un paragone del tutto improprio, che potrebbe nuocere parecchio, soprattutto ai blogger.

Inoltre il testo del ddl parla di “obbligo di rettifica”, cioè, nell’eventualità si fosse scritta una notizia falsa o parzialmente imprecisa, se richiesto espressamente da qualcuno leso, si dovrà entro 48 ore rettificare il danno, altrimenti si dovranno pagare salatissime multe fino a 12.500 euro. In altre parole: io pubblico quello che voglio, sapendo che sto comunicando con un determinato pubblico, con può essere di parecchie migliaia, per i grandi giornali, e poche decine, se non unità, per i blog amatoriali, e me ne assumo tutta la responsabilità. Se ho scritto castronerie e vengo “invitato” a rettificare, devo farlo entro il limite di 48 ore, altrimenti deve indebitarmi per ogni post poco veritiero, ma pur sempre indicativo del mio pensiero. Insomma, mi si nega, per via indiretta e subdola, di esprimere un mio pensiero, e di prendermi le mie responsabilità. Ripeto: se veramente ho offeso e leso qualcuno, la legge predispone altri strumenti ad hoc per questa fattispecie giuridica.

Naturalmente le possibili modifiche proposte alla Camera, sono state alcune, ma quasi tutte ridimensionano a favore dei blogger le sanzioni, senza mai eliminare del tutto questa indiretta persecuzione mediatica contro il libero pensiero. Si parla infatti di abbassare la multa dai 12.500 euro a 7.500, si legge anche di allungare il periodo entro il quale il blogger può eseguire la rettifica al proprio errore passando dalle 48 ore ai 7 giorni. Ma la questione non cambia: blog e giornali on-line sono due cose diverse, totalmente. I primi espressione di volontà personali, vincolati al rispetto degli altrui diritti, i secondi vincolati da leggi ben articolate.

E poi se il ddl attuale, diventasse legge, saremmo l’unico paese civile ad adottare una tale equiparazione, diventando un esempio sconcertante ed avvilente per l’intera Europa. In più, ci sono altri metodi per rendere immediatamente applicato il diritto di replica, tutti facilmente e gratuitamente imponibili alle piattaforme web che gestiscono le creazioni di blog e di siti internet. Insomma, o il legislatore è troppo ignorante, vecchio e matusalemme per interagire attivamente con il web oppure i limiti e gli obblighi posti in essere da questo ddl, hanno delle giustificazioni diverse. E poi diciamocelo francamente: da quanto tempo è che la destra vuole imbavagliare l’unico mass-media libero? Da sempre. Non ci è riuscita con leggi dirette, ed ora ci prova disincentivando, pena 12.500 euro di multa, qualsiasi pensiero personale, giusto o sbagliato, ma pur sempre un pensiero libero.

Ieri 18 marzo, alle ore 11 presso la sala consiliare del Comune di Tursi si è tenuto un incontro di studio sulle energie alternative nella nostra regione organizzato dalla Comunità Montana Basso Sinni, in quanto ente capofila e del recente PIT (Piano Integrato Territoriale) e del PIOT (Pacchetti Integrati di Offerta Turistica).

Ha presieduto l’incontro Giuseppe Veneziano, componente del Consiglio d’Amministrazione della SEL. La notevole partecipazione di imprenditori, professionisti e di cittadini, insolita sia per l’ora che per l’appuntamento infrasettimanale, testimonia il grande interesse e sensibilità, per il tema delle energie alternative.

L’ing. Massimo Scuderi, direttore generale della SEL (Società Energetica Lucana) ha illustrato il piano energetico ed il ruolo della SEL, che inaugura una fase nuova, di evoluzione e di espansione delle politiche di valorizzazione delle risorse naturali del territorio, con la volontà di disegnare uno spazio di iniziativa pubblica capace di fornire sollecitazioni ed input alle attività economiche e di incidere sullo stesso modello di sviluppo e sugli stili di consumo della società regionale. Ha evidenziato che già con un primo bando per l’acquisizione in forma aggregata, dell’energia da parte degli enti pubblici, si otterrà una economia di circa 1.000.000 di euro. Ha fornito ulteriori informazioni anche sulle modalità applicative del PIEAR (Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale) e risposto, con grande chiarezza, a tutte le domande, che un pubblico molto attento ed interessato gli ha rivolto.

Il dott. Vincenzo Ruggiero, Commissario Straordinario della Comunità Montana Basso Sinni, ha ricordato come grazie alla sua opposizione in Consiglio Regionale, si è arrivati ad una riflessione bipartisan, da cui nacque, prima la moratoria, che ha impedito la colonizzazione selvaggia del territorio, da parte delle società energetiche, e poi tutta la successiva regolamentazione e pianificazione del settore. Grazie alla sua azione politica, dai banchi dell’opposizione, la Regione ha finalmente proceduto, all’avvio operativo della SEL, sebbene già costituita da anni.

La Regione Basilicata, ha detto Ruggiero, ha potuto così dotarsi degli anticorpi necessari per uno sviluppo sano del settore energia, senza rinunciare alla salvaguardia dell’ambiente, che resta una grande risorsa della nostra regione. La situazione relativa all’eolico selvaggio in Basilicata era comparabile ad un far West, che stava già causando non pochi danni, che anche le associazioni ambientaliste lucane tentavano di evitare.

Per la vastità e varietà del territorio, per la sua scarsa antropizzazione, e per la ricchezza di risorse naturali, la Basilicata ha tutti i presupposti, per diventare un vero e proprio distretto energetico, e gli strumenti di pianificazione e regolamentazione messi in atto, escludono tassativamente il nucleare, dal nostro territorio.

Inoltre, ha evidenziato Ruggiero, la scommessa del futuro si gioca soprattutto su questa partita, il settore energia, in Basilicata, vale circa 6 miliardi di euro, ed è in grado di creare importanti opportunità economiche e posti di lavoro reali, che ricadranno sul territorio, e saranno un rimedio efficace alla fuga dei cervelli lucani. Ha inoltre aggiunto, che i giovani hanno diritto a vivere nella loro terra d’origine, con ogni garanzia di benessere e di avvenire assicurato, e noi siamo certi di poter intravedere, proprio nell’ambito delle risorse energetiche, più di una soluzione efficace per tracciare lo sviluppo reale e strutturato della nostra regione, unitamente alla valorizzazione dell’ambiente, ed allo sviluppo turistico, ricordando anche, come abbia ritenuto fondamentale, coinvolgere tutte le aziende private, nella partnership del Piot Basso Sinni Metapontino.

Giuseppe Veneziano, componente del Consiglio d’Amministrazione della SEL, ha concluso affermando che questo è solo il primo, di una serie di appuntamenti con gli operatori del territorio, che intende promuovere per il futuro, che dovrà sempre vedere protagonisti, gli operatori locali.

Francesco

Digital divide

Con questo termine, usato per la prima volta dal Presidente americano Clinton, si vuole indicare il divario presente tra soggetti con possibilità di accedere a nuove tecnologie informatiche, come internet e computer,  e altri che non possono. È una difficoltà strutturale che i sistemi di telecomunicazione e informatico presentano, e che nega il vitale collegamento dei soggetti alla rete globale.

La Puglia, la Lombardia, il Lazio e la Liguria sono le regioni che presentano i più elevati livelli di copertura ADSL, con valori superiori al 90% della popolazione che usufruisce del servizio. All’estremo opposto, si collocano Molise, Valle d’Aosta e Basilicata , in cui più di un abitante su quattro non è raggiunto dalla copertura a banda larga.

I motivi sono molti: le regioni maggiormente colpite dal digital divide presentano delle caratteristiche che rendono l’istallazione della copertura molto difficoltosa per chiunque volesse farlo, per esempio: il territorio montuoso, le valli, la bassissima densità di popolazione, la poca convenienza economica, il monopolio naturale della Telecom.

Ma a seguito della liberalizzazione delle frequenze Radiolan per la connessione ad Internet, successivo al decreto Landolfi del 4 ottobre 2005, molte aziende private hanno sviluppato un’offerta concorrenziale che ha permesso di attenuare, ma di non debellare, uno dei problemi tecnologici più dannosi del XXI secolo.

80 comuni della Basilicata hanno una tecnologia informatica inferiore al livello ottimale, di cui 27 profondamente in digital divide. L’amministrazione regionale ha strutturato e presentato, il 20 maggio 2009 a Roma, un piano territoriale per superare il problema. Si parla di 20-28 milioni di euro da investire per superare il digital divide di prima generazione entro il 2010, e di seconda generazione nel 2013.