Scuola


Italiani… ma non troppo.

E’ apparso stamattina sul Corriere della Sera un articolo che mi ha fatto ragionare a lungo sulla scuola italiana: Maturità, che fatica scrivere in italiano.
Purtroppo, secondo gli esperti dell’INVALSI, nei licei un tema su tre è insufficiente, mentre negli istituti professionali il dato sale vertiginosamente, con otto temi insufficienti su dieci. Dati preoccupanti, che mettono in luce un triste calo della qualità dello studio, che sono l’espressione di un’evidente bocciatura del sistema scuola.
D’altronde, non c’è nulla di cui meravigliarsi, poiché questi dati rispecchiano ciò che siamo abituati a vedere ogni giorno. La repentina invasione degli sms ha portato i ragazzi a dimenticare anche le semplici basi della nostra lingua, già di per sé sottovalutate fin dalle scuole elementari. Il problema, infatti, ha origine, secondo me, nelle scuole primarie. Una maggiore insistenza sulle fondamenta della nostra lingua, sulla grammatica, sulla comprensione testuale, potrebbe far sì che si erga su di esse una buona cultura.
Inoltre, un’altra importante causa di questo progressivo peggioramento degli alunni, credo sia da ricercarsi nella prepotente affermazione di internet. Purtroppo, per causa della tecnologia, non si legge più come prima, né quotidiani, né libri. I ragazzi sono attratti molto di più da uno schermo di pc, piuttosto che da un buon libro. Ma tutto ciò non è del tutto negativo!

Sono convinta che la tecnologia sia un’arma a doppio taglio: se da un lato può distogliere i ragazzi, sempre meno interessati all’attualità, dalla vita circostante, ma dall’altro può ampliare la comunicazione, spronare ad interessarsi e ad informarsi oltre ogni barriera. Perciò, determinare se la tecnologia rappresenti un’innovazione positiva o negativa è molto difficile, poiché questo giudizio è vincolato all’uso che se ne fa di essa.
Infatti, sono convinta che il web possa diventare luogo di crescita culturale. Sarebbe bello scrivere di più, riempire gli schermi dei computer con idee e pensieri, e non spendere le nostre energie giovanili in passatempi che, seppur divertenti, non devono essere altro che passatempi.
D’altronde, durante la mia carriera scolastica, ho incontrato una professoressa che era solita ripetere questa frase: “La crescita e il perfezionamento delle tecniche narrative possono esserci soltanto per mezzo della pratica”. E perché non far sì che la palestra della nostra passione diventi proprio il web?

Marta

Solidale con gli amici che stamattina hanno dovuto affrontare la prima prova dell’esame di maturità, ho provato ad immaginarmi nei loro panni, nei panni dei  ragazzi che oggi, in ogni parte d’Italia, si sono trovati ad affrontare le proprie paure e le proprie emozioni, per compiere  quel passo che segna la fine di un’esperienza e l’inizio di un nuovo tipo di prova: la vita.

Ore 8.00 del mattino, tutti i banchi allineati, ben distanziati tra di loro. Seduta ad un banco, nelle file  centrali, di poco a destra, ci sono io. Abiti sportivi e comodi, una goccia di sudore, sicuramente non dovuta al calore, mi scorre sulla tempia, mentre le mie mani agitate giocherellano con un braccialetto, ignara vittima della mia ansia. Vorrei parlare, scambiare qualche parola con i miei amici, i miei compagni di classe, che hanno condiviso con me tutti gli eventi, belli o brutti che siano, legati alla mia vita scolastica. Vorrei parlare, ma non ci riesco, un groppo in gola mi blocca, mi impedisce di pronunciare qualsiasi parola. E’ forse un’implicita vendetta del mio corpo per tutte le parole spese durante le ore di lezione.

Fisso il vuoto e incrocio le dita, sperando che le tracce mi piacciano e che il tutto finisca prima che il mio cuore possa scoppiare. Sento i battiti del mio cuore, mi sembra che stia bussando sul petto, per supplicarmi di porre fine a questa incredibile ansia. Incontrollabile e implacabile ansia.

Un uomo, camicia azzurra, pantaloni di colore scuro e occhiali da sole, sorpassa il mio banco. E’ il presidente della commissione ed ha in mano una busta gialla, nella quale è racchiuso il verdetto del Ministero dell’Istruzione. Mi sistemo sulla sedia, mi avvicino al banco e aspetto le tracce, sempre persa nel mio invalicabile silenzio di terrore.

Sono ormai le 08.30 quando vengono rese note le vere tracce della “Maturità 2010”. Non è valso a nulla vagare su internet, alla ricerca di un aiuto, di un’indiscrezione sulle possibili tracce della prima prova. Così, seduta nel banco, immobile e silenziosa come mai, mi ritrovo a leggere di argomenti che mai avrei potuto immaginare : gli UFO, la loro possibile esistenza, o il ruolo della musica.

La mia attenzione, però, si sofferma su due tracce in particolare, quella inerente ai giovani e la politica, dato che ne sono interessata in prima persona, e la traccia su un argomento tanto delicato quanto interessante e problematico come quello delle foibe. Rifletto a lungo su quest’ultimo tema, generalmente sottovalutato dall’attenzione pubblica, che troppo spesso non ha dato tanta importanza quanta ne meritano le migliaia di vittime della follia umana.

Essere dimenticati è come morire due volte: quanti Italiani sanno veramente cosa sono le foibe? Sui libri di storia la questione è liquidata in due righe. E’ un becero tentativo per alleggerire la coscienza umana, che però rischia di trasformare degli episodi così tragici in eventi banali. Come se il male fosse banale!

Il tempo però scorre ancora, e mi accorgo che questa riflessione mi ha bloccata e, mentre guardo ancora con indecisione le due tracce che mi stanno tormentando, molti miei compagni sono già chini con la testa sul foglio, penna in mano e tanta concentrazione sul volto. Nel frattempo, quella goccia di sudore, è scesa fin sul collo, riportandomi alla realtà, a quel foglio bianco che attende ancora il tratto nero della mia Bic. Allora mi rendo conto di non poter tergiversare, e di dover scegliere, e la mia mente mi spinge ad optare per la traccia sui giovani e la politica, mia grande passione e stabile pensiero nella mia mente. Grandi nomi e grandi leader che affrontano questo tema nei loro discorsi mi spingono a desiderare ardentemente di scrivere la mia esperienza, i miei dubbi, le mie paure e le mie gioie legate al mondo della Politica.

Giovani & Politica: due parole difficilmente conciliabili al giorno d’oggi, dato che i ragazzi , miei coetanei, non vedono nella politica nulla di buono, ma qualcosa di sporco e vecchio.

Il malcontento fra i ragazzi dilaga, e cresce il disagio. Ma è troppo facile lamentarsi di questo mondo, osservarlo mentre lentamente cade in un abisso troppo profondo. E’ facile, ma poco utile. Troppa indifferenza e sfiducia in noi stessi, sono le prime cause della grave questione morale che viviamo noi italiani. Una disaffezione crescente e preoccupante per coloro i quali dovrebbero essere il futuro del Paese, ma che preferiscono non utilizzare le proprie mani, pulite, per risanare ciò che è stato sporcato e logorato dal tempo e dagli uomini. Ma chi, se non i giovani, può prendere sulle proprie spalle il cambiamento, e così capovolgere questa pessima condizione, questo degrado politico e morale? Chi più di noi ragazzi può credere ancora nei valori della legalità, della giustizia e della lealtà?

D’altronde, il cambiamento può esserci soltanto se i primi a cambiare siamo NOI: mettendoci la faccia, la passione, rischiando in prima persona, proponendo soluzioni concrete ai problemi.
Noi giovani, siamo il futuro di quest’Italia, dobbiamo soltanto crederci un po’ di più e lottare per le nostre idee. Siamo la classe dirigente del domani, la speranza per il giorno che verrà.
Il cambiamento può passare attraverso le nostre mani e, come diceva Don Lorenzo Milani “A cosa sarà servito avere le mani pulite, se le avremo tenute in tasca?”

Marta

Il dibattito in rete, sulla prima prova dell’esame di maturità:

UnDueTre Blog

Squeezer magazine

Avvenire

laRepubblica

Corriere della Sera

La riforma delle Università, varata dal Governo Berlusconi, a causa dei tagli indiscriminati e senza alcun tipo di logica, rischia di compromettere il funzionamento dello stesso sistema, piuttosto che migliorarlo. Una riforma così concepita, senza una logica lotta allo spreco, ma improntata soprattutto alla distruzione delle piccole realtà universitarie, non può essere che dannosa.

Si prospettano, quindi, anni duri per gli studenti lucani che rischiano di essere costretti ad abbandonare la propria terra e andare a studiare fuori. Una soluzione approssimativa, che rischia di aumentare la già forte emigrazione di cervelli per la regione Basilicata.

Lo sviluppo non può che arrivare dai giovani, e un grande ruolo nella loro formazione dev’essere interpretato dall’Università di Basilicata.

A proposito di questo, si è espresso Gaetano Fierro, candidato al consiglio regionale con l’Unione di Centro: “L’Università degli Studi della Basilicata rappresenta una leva essenziale per costruire una crescita duratura nella nostra Regione; ritengo che la sua funzione sia vitale per il nostro territorio e per la traiettoria di sviluppo che l’intera comunità intende assumere. Infatti, solo attraverso la valorizzazione del capitale umano si può incrementare la sua competitività”.
“Per queste ragioni ritengo importante un’azione che, attraverso il pieno coinvolgimento di tutti gli attori che operano dentro e fuori dall’Università, provi a individuare soluzioni in grado di scongiurare i rischi che si sono palesati nei giorni scorsi, primo fra tutti la chiusura di alcune facoltà”.
“Anche sul diritto allo studio –
ha concluso Fierro – occorrerà lavorare in termini di sistema in modo da assicurare un’ampia gamma di servizi di qualità per attirare nuovi studenti da altre Regioni come dal vicino Cilento. Anche in tale contesto gli enti locali, a partire da Comuni e Province, dovranno svolgere un ruolo di rilievo e partecipare attivamente al sistema per renderlo più efficiente e attrattivo”.

E’ necessaria, quindi, un’inversione di tendenza, che porti l’Università di Basilicata a nuovi ed importanti traguardi. E’ un duro impegno, ma è in gioco il futuro della nostra regione.

D’altronde, il futuro passa attraverso la ricerca, e puntare su questa non può essere che un fruttuoso investimento.

Marta

Leggendo del recente (ennesimo) rinvio del riordino scolastico da parte del Consiglio Regionale, ho pensato di dovermi soffermare un attimo a parlare del problema scolastico in Italia e, in particolare, nella nostra Regione.

Quando si parla di scuola, penso si possa dire di parlare di “Un’ Europa che corre a doppia velocità”. Da una parte la scuola finlandese, o svedese, che ha raggiunto altissimi traguardi a livello mondiale; dall’altra, scuole come quella italiana, in una profonda crisi strutturale ed educativa. Quali sono le cause di questi problemi? Cosa ha portato la nostra scuola, un tempo tra le più apprezzate nel mondo, a questa decadenza?
Sicuramente, una cattiva e miope gestione delle risorse, economiche ed intellettuali. Infatti, troppo spesso, fondi dell’Unione Europea sono stati sprecati, non sono stati adoperati per la valorizzazione della scuola, cosicchè, la troppa burocrazia, ha rallentato il suo regolare processo di sviluppo.
Ma, allo stesso modo, ha contribuito in maniera rilevante anche l’incapacità di valorizzare le eccellenze. Perciò, mentre nel resto d’Europa avanzava l’idea di una scuola basata sulla meritocrazia, in Italia questo aspetto veniva notevolmente trascurato, per favorire coloro i quali, senza troppi sforzi intellettuali e senza impegno, ambivano a raggiungere importanti risultati.

Ma, oggi più che mai, servirebbero maggiori investimenti per la scuola pubblica, eliminando gli sprechi, conservando ciò che c’è di buono e riformando ciò che non è più adatto ai tempi.
Servirebbe tutto ciò, ma nessuno, né tantomeno la politica, sembra pronto ad affrontare questo tema in maniera complessiva ed esaustiva.

Ed ecco che un grandissimo numero di ragazzi, in particolar modo lucani, dopo aver terminato il corso di studi, lasciano la propria terra, per le notevoli difficoltà incontrate nell’ottenere un posto di lavoro.
Basti pensare che la Basilicata ha la più elevata percentuale di ragazzi laureati ma, di questi, soltanto una minima parte ha scelto di stabilirsi nella propria regione.
Questi dati dovrebbero farci riflettere.
Significa che la povertà della mia, della nostra Basilicata, è determinata dalla mancanza di una classe dirigente idonea, che dovrebbe essere sostituita da quei giovani che purtroppo hanno lasciato la Lucania, non trovando spazio.
Lo stesso accade a livello nazionale, e, per questo motivo, ci si ritrova a parlare di un’Europa a doppia velocità. E’ molto triste vedere la scuola sottovalutata, quanto poco spazio occupa nei programmi elettorali di ogni partito. La SCUOLA come un PESO, e non come un diritto; i RAGAZZI come PROBLEMI, e non come SPERANZA per il futuro.

Dove andremo a finire, senza un cospicuo investimento nel futuro? Chi può risollevare le sorti della Basilicata, se non i giovani?

E allora, cambiamo rotta. Parliamo, seriamente, della scuola e dei ragazzi. Perché, noi ragazzi, delle chiacchiere non ne possiamo più. Ora, vogliamo i fatti.

Marta