Salute


Rifiuti, Arpab e inquinamento delle acque

Il segretario regionale dei Radicali Italiani, Maurizio Bolognetti, è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, sul suo dossier “La Basilicata avvelenata dalla malapolitica”, redatto in questi ultimi mesi, dopo il clamoroso caso dell’inquinamento rilevato da Bolognetti nelle acque delle dighe lucane nel gennaio scorso.

Ma di cosa si parla in questo dossier? Dei rifiuti urbani, industriali, più o meno pericolosi e nocivi che viaggiano per la nostra terra, senza controlli. Si tratta di rifiuti anche lucani, ma mischiati con altra immondizia proveniente da altre zone italiane e che viene depositata nelle nostre discariche, se va bene, o in qualche luogo sperduto, e ce ne sono tantissimi, della nostra terra, senza che nessuno se ne accorga per parecchi anni. La domanda significativa è: perché in Basilicata, dove la popolazione è poca, le possibilità tante, le risorse ci sono, non si è sviluppato in passato un piano efficiente per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani? Possibili risposte sono: l’incompetenza degli amministratori; la mancanza di educazione ambientale della popolazione; l’accordo tra ditte di smaltimento rifiuti e amministratori, per continuare a non riciclare. Credo sia la terza.

Altro argomento trattato è la questione dell’Arpab. Il direttore dell’agenzia, Vincenzo Sigillito, dimostra assenza totale di rispetto per l’ambiente, per l’intelligenza del popolo lucano e soprattutto per la salute dell’intera Basilicata. Perché il direttore paga un affitto esorbitante per la sede dell’ente a Matera di proprietà di un imprenditore che investe in smaltimento di rifiuti pericolosi? Perché non fa tutto ciò che gli compete per rendere i cittadini partecipi della grave situazione ambientale della nostra terra? Perché permette ancora, insieme alla Giunta Regionale, che tutti gli enti a rischio inquinamento (es: Eni, Sogin, ecc.) continuino ad essere i controllori di sé stessi? Perché nasconde le rilevazione fatte all’inceneritore Fenice di Melfi tra il 2002 e il 2006? Se non è Sigillito che le nasconde, chi ha più poteri del Nostro per recuperarle? Una cosa è certa: i direttori delle agenzie regionali lucane sono dei veri e propri papi, nominati, incontestabili ed eterni. I politici passano e loro restano.

Terzo argomento è l’inquinamento delle acque lucane. Si va dagli invasi, ai torrenti, alle sorgenti, fino ai fiumi e al mare. La questione delle dighe inquinate da bario e boro, da residui fecali umani, da altre sostanze industriali ed agricole. Insomma un letamaio che ogni giorno irriga i nostri campi e disseta i pugliesi. Bolognetti nel gennaio scorso parlò di questa grave situazione, ma venne immediatamente tacciato come blasfemo da tutti i politici lucani e da tutti i giornalisti locali e dall’Arpab. Che sia Bolognetti in malafede? Lo smentisce l’eutrofizzazione delle acque della diga del Pertusillo, nel maggio scorso, ad opera dell’alga cornuta, che si nutre appunto di sostanze inquinanti come azoto e fosforo, provenienti da scarichi urbani e anche agricoli.

Ma possibile che la Basilicata sia così? Possibile che sotto i nostri piedi, nelle nostre colline, nei nostri fiumi, nei nostri mari, ci sia tutto questo inquinamento? Possibile che a vederlo sia solo Bolognetti? Possibile che nessun politico locale conosca queste emergenze? Possibile che nessun potere lucano trovi convenienza a combattere questo malaffare? Possibile che la popolazione non veda? Possibile che sia disillusa ed orami rassegnata? Possibile che finisca sempre come i contadini del “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi, malati fuori e morti dentro?

Concludo con la frase che più mi ha colpito di questo lungo dossier: “Il paradosso lucano sta nel fatto che chi mette le mani nelle nostre vite, negando giustizia, producendo avvelenamenti, saccheggiando il territorio, dorma in pace, mentre chi denuncia e prova a raccontare, il sonno lo perde.”

È arrivato il tanto atteso autunno, le prime piogge rinfrescanti, le prime fresche sere di luna. I campi si riempiono di germogli, di pascolo per il bestiame. Le piante riassaporano l’acqua dopo mesi di calura. E se ci si fa un giro in automobile per la nostra stupenda regione e si guarda fuori da finestrino, soprattutto sui cigli della strada, si nota un alternarsi continuo di oggetti colorati, che facendo ben attenzione, assomigliano ad un perpetuo serpente di rifiuti di ogni genere lanciati dai finestrini delle auto, lasciati appositamente scendendo dall’auto, ecc. Emblematica è la situazione nelle piazzole di sosta: un immenso mare di cartacce, bottigliette e bottiglioni, buste di spazzatura strapiene di ogni genere di rifiuto, pneumatici di auto, camion e moto, vetro in qualsiasi forma, gli immancabili maleodoranti pannolini colmi, rottami di ferraglia e tanto altro ancora. Identica situazione alle fontanelle pubbliche e in qualsiasi luogo dove ci si può fermare in auto.

L’altro giorno ho letto su un giornale lucano che un giornalista aveva notato, sarà stato per l’elevato acume della categoria lucana, l’enorme mare di mondezza lasciata sui margini della carreggiata e soprattutto nelle piazzole. Questa situazione è palese ormai da anni, ma ha visto un improvviso aumento, soprattutto negli ultimi tempi con i primi esperimenti di raccolta differenziata nei vari comuni lucani. Alcune persone (se così si possono definire) non vogliono farla e preferiscono gettare la propria spazzatura nella prima piazzola che trovano. Come si possono definire questi esseri? Bestie? Si offenderebbero gli animali. Barbari? Si offenderebbero gli unni e i loro compagni. Ogni offesa sarebbe comunque sprecata perché questi esseri sono talmente ignoranti, ottusi e merdacce che non capirebbero affatto la gravità del loro atto.

Cosa sta succedendo alla nostra bellissima terra? Cosa stiamo facendo? Dov’è finita la nostra coscienza ambientalista? Da quando i lucani si sono riscoperti lerci? Noi lucani siamo mai stati generosi con il nostro territorio? Abbiamo mai tutelato il nostro ambiente? Diciamolo palesemente: siamo una massa di bestie abominevoli ingenerosi con la nostra madre che ci ha nutrito da sempre. Come si fa ad inquinare in un modo del genere? Con quale coraggio? Possibile che siamo di fronte a gente che non se ne frega assolutamente nulla del luogo in cui vive? Mah, non resta che fare spallucce e dare il buon esempio per quanto possibile.

Come risolvere questo problema? Prima di tutto si devono rimuovere i rifiuti lì presenti, che sono indecenti, inquinanti e anche molto pericolosi, ad esempio per i motociclisti. In un secondo momento bisogno assolutamente insegnare una nuova coscienza ambientalista nelle scuole e anche nelle famiglie. I controlli non devono mancare e soprattutto bisogna punire in maniera esemplare i delinquenti colti in flagranza. Ultima cosa, ma forse la più utile e significativa: tutti i cittadini onesti e rispettosi del proprio territorio devo creare frequenti occasioni per ritrovarsi con le istituzioni locali e pulire con le proprie mani l’imbratto altrui. Le amministrazioni competenti devono in tutti i modi fermare questa terribile deriva, che resterà come una macchia sulla nostra coscienza e sulla nostra immagine fuori dai confini regionali.

Da molti giorni le pagine dei quotidiani lucani e nazionali sono infuocate da polemiche e dichiarazioni, da riflettori tutti puntati sull’ennesima morte innocente. Ci riferiamo a quanto successo lo scorso mercoledì all’Ospedale Giovanni Paolo II di Policoro, dove nelle prime ore della mattina, dopo un notturno parto gemellare effettuato con taglio cesareo, moriva una giovane donna di soli 32 anni, oserei dire colpevole solamente di aver dato alla luce due piccoli bambini.

A poche ore dall’accaduto non sono mancati accesi dibattiti che hanno visto protagonisti in primis la famiglia della donna e i due medici, che hanno operato durante il parto. Anche nei più comuni palinsesti televisivi sono stati inseriti spazi dedicati a quello che è l’ennesimo caso di malasanità dilagante nel Paese, che, dopo le liti in sala operatoria e i ritardi nel soccorso, verificatesi con spiacevole frequenza in tutta Italia, sembra non volersi più arrestare.

Molti chiedono solo che venga fatta luce sull’accaduto e sui moventi, in attesa anche delle ispezioni regionali e ministeriali, altri invece cercano di schermirsi avanzando l’aspetto dell’emorragia inarrestabile e funesta. Ma, aldilà delle varie parti, vogliamo focalizzarci sulla struttura ospedaliera in questione che, pur desiderosa di porsi come terzo polo della sanità lucana, sembra arretrare sulle proprie posizioni anche a fronte di altri casi, tutti di questa estate, che hanno fatto discutere per la frequente mancanza di un servizio di ambulanza e per il comportamento di parte del personale.

Con questo però sarebbe anche opportuno fare le dovute eccezioni, separando le pecore nere da invece colore che diligentemente e professionalmente svolgono quotidianamente il proprio lavoro. Sarebbe opportuno anche spendere qualche parola a favore degli inviti ultimi di questi giorni, con i quali si cerca di stigmatizzare la tecnica del parto cesareo a favore di quello naturale, poiché, pur essendo il primo  rimedio spesso inevitabile, è diventato ormai una consuetudine lucrosa per pochi ma rischiosa per molti.

La nostra vicinanza si rivolge però verso i due neonati che, ancora ignari di ciò che accade loro intorno, anche se lontani dalle braccia materne che mai più avranno la fortuna di incontrare, sono chiamati a crescere tra mancanze e sacrifici. Ci rivolgiamo anche ai cari della donna, della giovane donna trentenne, perché non siano solo nomi da aggiungere alla lunga lista di parenti colpiti e inascoltati, feriti e senza giustizia, ma sappiano trovare in questa difficile congiuntura la strada per affrontare avversità e controversie, con lo stesso coraggio di Rosalba, madre che resterà per molti emblema di una maternità spezzata, di un amore lontano, a danno delle due vite che hanno trionfato.

Abbiamo un sistema sanitario tra i migliori al mondo, moderno, ma soprattutto universale e pubblico. Non permettiamo che il marcio prevalga sullo spirito di buona volontà o che questi eventi spiacevoli sovrastino le numerose eccellenze. La malasanità è purtroppo un problema serio e lampante, con impegno e attenzione potrebbe essere debellato o quantomeno affievolito, a vantaggio di un intero sistema.

Francesco Scavone

La situazione dei fiumi, dei laghi, delle dighe, dei mari lucani, la conosciamo molto bene e molte volte su questo blog ne abbiamo parlato spesso e con molta rabbia, sapendo che i responsabili di gravi inquinamenti sono ancora impuniti e i loro scempi sono pronti per essere assorbiti da noi lucani, che viviamo la nostra terra. Giusto qualche dato per rendere l’idea: 150 mila abitanti, il 25,3% dei lucani è senza un servizio di depurazione, ciò vuol dire che i liquami prodotti da questi cittadini vengono sversati in qualche pozzo nero o in qualche terreno privato o in qualche torrente, il tutto poi rigorosamente nei fiumi e nei mari. Il 28% degli impianti di depurazione lucani non è operativo, ci sono, ma non funzionano, per mancanza di risorse, per mancanza di personale, per mancanza di convenienza, per mancanza di attenzione.

Insomma, abbiamo capito chi è il principale responsabile dell’inquinamento territoriale lucano:  è la depurazione inefficiente e quindi insufficiente, soprattutto nel periodo estivo, con l’arrivo dei turisti e l’aumento di residenti nei nostri paesi. Siamo di fronte ad una gestione complessivamente deficitaria. L’Acquedotto lucano ha ormai 8 anni d’età e di esperienza, riesce a tamponare, ma non a sopperire alle numerose e dispersive esigenze dei cittadini lucani. Potrebbero dire quelli dell’Aql: “noi siamo pochi, la regione è grande, le risorse sono poche, fateci lavorare”. Lo dicono un po’ tutti e la scusa è credibile, ma come sempre si potrebbe fare di più.

Ecco a voi un piccolo esempio tutto lucano: un fitodepuratore costruito nel 1997 e mai entrato in funzione, e poi risistemato dall’Aql e ora perfettamente funzionante, dal 2006. È situato alla foce del fiume Cavone e depura i reflui del comune di Pisticci e di altri piccoli centri abitativi sempre nel pisticcese. Alcuni di voi potrebbero chiedersi: ma cos’è un fitodepuratore? Il nome dice tutto: si utilizzano le piante, soprattutto autoctone, per depurare l’inquinamento umano. Le piante e gli organismi che vivono in questo nuovo ecosistema si nutrono dell’inquinamento, come se fosse vero e proprio concime.

Ecco cosa ho trovato sul web, su una ricerca di Patrizia Casarini dell’Arpa Lombardia: “In pratica, si tratta di una zona umida costruita, in cui il suolo è mantenuto costantemente saturo d’acqua e consiste in un bacino poco profondo, impermeabilizzato ove necessario, riempito con un idoneo substrato e vegetato con piante acquatiche.” E ancora: “L’impianto di fitodepurazione rappresenta quindi un’alternativa alla depurazione tradizionale, rispetta l’ambiente ed è vantaggiosa dal punto di vista economico (v. risparmio di energia elettrica, in un’ottica di sviluppo sostenibile, limitati costi di gestione) ed ambientale (miglior impatto sul paesaggio, eliminazione di trattamenti di disinfezione).” E dulcis in fundo: “Tali trattamenti si prestano, per gli insediamenti di maggiori dimensioni con popolazione equivalente compresa tra i 2.000 e i 25.000 abitanti.

La fitodepurazione non può essere utilizzata per qualsiasi occasione, ma per la gran parte delle realtà antropiche della Basilicata sì. Siamo di fronte ad una tecnologia che necessita di bassi investimenti iniziali, di bassi costi di gestione, di assenza totale di consumo energetico. I limiti di questo impianto sono la necessità di ampie superfici su cui istallare il bacino artificiale e il fatto che è una tecnologia non adattabili a zone con quote molto alte e con climi freddi. Insomma la fitodepurazione è fatta su misura per la nostra regione. Naturalmente però i fitodepuratori servono per combattere possibili scempi ambientali e per abbassare di molto l’inquinamento dei nostri fiumi e mari, ma la loro presenza sul territorio, non deve far abbassare la guardia sulla prevenzione delle situazioni inquinanti. Io proporrei di costruirne un fitodepuratore ad ogni foce dei nostri fiumi, uno a monte di ogni nostra diga (si veda la situazione della Diga del Pertusillo)e uno per ogni comune lucano. Si parla di 150 fitodepuratori, di varie dimensioni. Per ora la Basilicata ne ha uno solo, e l’Italia una decina o poco più, anche se molti cittadini stanno affiancando la loro abitazione con questa stupenda struttura, del tutto naturale. Questa è la strada giusta.

Anche questa estate, come tutte le estati, si ripete uno dei peggiori rituali meridionali: sporcare. Rito culturale e prassi comune, che si intreccia all’ignoranza e all’assenza di civiltà che caratterizza i tanti cittadini e turisti che ogni estate affollano le nostre bellissime terre, ma soprattutto magnifiche spiagge. Arenili che vedono alternarsi le “discariche” pubbliche ai lidi privati. Un continuo ripetersi di déjà vu che oramai caratterizzano tutte le spiagge metapontine.  Un lerciume terribile. Plastica, vetro, cicche di sigaretta, teloni vari, tessuti, resti di cibo, fazzoletti di carta utilizzati. Un spettacolo degno di nota, che si ripete da quando l’uomo ha iniziato a frequentare le spiagge per villeggiare.

Anche in questo caso, oltre ad analizzare il problema, vogliamo capire chi sono i responsabili. I primissimi responsabili siamo tutti noi. Cittadini lerci nell’anima, marci dentro, che non riescono a collegare i gesti del corpo con il cervello, restando in uno stato animalesco di dormiveglia del raziocinio. Insomma della bestie. Possibile che non si riesce a mangiare, fumare, bere, starnutire, senza inquinare e sporcare? Ciò vuol dire che manca un minimo di cultura, di studio, di finezza, di coscienza. Come si fa, davanti a tante persone, a gettare una carta? Come si fa a buttare una bottiglia di plastica, sapendo che vivrà più di noi e che girerà il mondo in mare più di noi, inquinando e uccidendo forme di vita indifese? Come si fa a fumare in spiaggia? E come si fa poi a spegnere la sigaretta nella sabbia? E come si fa a lasciarla lì, cancerogena e letale per molti pesci? Come si fa a bere e lasciare le bottiglie affossate nella sabbia? Come si fa a soffiare il naso e poi a sotterrare il fazzoletto sporco sotto la sabbia? Tutti questi esempi dimostrano la mostruosità dei gesti che senza tanto riflettere e senza tanti problemi molti bagnati compiono quotidianamente durante tutto l’arco della loro vita e non solo di estate. Una bestia del genere inquina di più dell’inceneritore di Vienna, nel bel mezzo della città.

Altro possibile colpevole è l’amministrazione pubblica, che dovrebbe pulire, lo prevede la legge, le spiagge libere. Le spiagge private vengono pulite giustamente dai loro gestori, per rendere il servizio migliore, ma quelle pubbliche restano necessariamente sporche. Le amministrazioni non puliscono, non vogliono spendere i soldi, non conviene tanto dopo qualche giorno è punto e a capo. Identica cosa avviene nei parcheggi:  vere e proprie discariche, che poi di tanto in tanto prendono a fuoco, trovando combustibile sia nelle sterpaglie mai pulite, sia nei rifiuti.

Mi chiedevo: perché non si fa un servizio d’ordine e di controllo? I famigerati lavoratori socialmente utili, o altro personale anche volontario, si potrebbero utilizzare per pulire le spiagge la sera con il fresco, così da essere perfette per la mattina. E il giorno, gli stessi l.s.u., compiono servizio di controllo, girando sotto gli ombrelloni, fornendo spiegazioni ai turisti e sanzionando possibili irregolarità. Ogni bagnante sorpreso a buttare spazzatura viene multato. Ogni bagnante sorpreso con carte e cartacce vicino è multato a che se non sono effettivamente sue, è onere del bagnate provare la sua non colpevolezza. Lavoro da compiere sulle spiagge e nei parcheggi. Sono cosciente del fatto che non è possibile essere ovunque in tutti i posti e in tutti i momenti, ma questo potrebbe essere un ottimo deterrente. Naturalmente bisognerebbe prima di tutto far conoscere ai bagnati queste nuove disposizioni e poi punire con il pugno di ferro anche le minime irregolarità.

Morale della storia: fino a quando sarà più conveniente gettare la carta o altro ancora in mezzo alla strada, sulla spiaggia e nei parcheggi, allora mai nessuno usufruirà dei cassonetti, che comunque non ci sono ovunque. Si chiede a delle bestie di comportarsi da persone, quando non gli si dà neanche la possibilità di avere un cestino idoneo, per decidere liberamente tra inquinare o rispettare l’ambiente, gli altri e la propria dignità.

Silvio sempre pronto a salvarci da tutti i mali, anche dal cancro.

Tante le vicende che perseguitano il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri. Tante le leggi da approvare e da gestire: il ddl intercettazioni, la riforma della giustizia, la riforma dei regolamenti parlamentari, la manovra economica correttiva, la vicenda delle quote latte, il lodo Alfano costituzionale, la privatizzazione dell’acqua, il federalismo, e tante altre, tutte utilissime (a chi?). E poi tutte le questioni da risolvere: la protesta dei ricercatori universitari; dei docenti della scuola pubblica; gli scioperi degli operai della Fiat e la gravosa vicenda dello stabilimento di Termini Imerese ; il ministero dello sviluppo economico ancora ad interim; i rivoltosi nel suo partito; la Lega Nord che complotta con Tremonti per un governassimo con Idv e Pd; le vicende giudiziarie di quei 4 pensionati pidduisti, rincoglioniti, sfigati (ci manca solo che sono anche cornuti e incontinenti e poi le cazzate le abbiamo dette tutte).

In più, la vicenda dell’eolico in Sardegna con le possibili dimissioni del Presidente Cappellacci; le dimissioni di Cosentino e Brancher e Scajola; le dimissioni di Verdini dal cda della sua banca; il Presidente della Repubblica che difende un pezzo di carta (la nostra Costituzione); ancora la Lega che difende 400 agricoltori, che nella piena illegalità non pagano le multe dovute allo sforamento delle rispettive quote latte; i magistrati che passano a setaccio ogni minimo respiro del Nostro, i giornalisti che gli fotografano anche i peli del naso; Fini e quei quattro gatti che gli vanno appresso, che hanno riscoperto la legalità, invece di ricordarsene nel 2008; l’Onu che si è espresso contro il ddl intercettazioni; le indagini sulla P3, che aveva come referenti governativi Dell’Utri e Verdini, secondo quanto si apprende dai giornali. E sono ancora tante le beghe di palazzo.

Tutte vicende importantissime per la nostra politica, la nostra economia, la nostra società, e per fortuna in Italia non è arrivata la crisi economica. Tutto deve essere risolto anche a costo di “un colpo di Stato” (le elezioni anticipate). Ma io mi chiedo: perché l’intero Governo, l’intero Parlamento, l’intera politica e tutti i partiti parlano, discutono di queste inutilità assurde? Possibile che Berlusconi sia talmente tanto ottuso (non lo credo affatto), da non capire che agli italiani serve altro? Ma tutti sappiamo, chi più chi meno, che Berlusconi ha un piano ben programmato per tutti noi, per l’Italia e soprattutto per le future generazioni, ma prima di tutto per i suoi profitti. Vuole campare fino a 150 anni, a qualsiasi costo; ora ne ha “soli” 74. Dovremo sopportarlo per altri 76 anni. Sarebbe alquanto brutto nascere, vivere e morire, vedendo sempre lo stesso faccione, ascoltando sempre la stessa voce, parlare sempre delle cose dette e fatte dalla stessa persona. È terribile lasciare alle future generazioni un mostro televisivo come Berlusconi.

Il suo progetto è semplice e si sviluppa su due binari: assicurarsi il predominio dei media più influenti, o almeno il loro silenzio, garantirsi di vivere fino a 150 anni (anche se don Verzè gliene ha promessi solo 120, sputaci sopra!), arricchirsi ancor più, ed in seguito vi segnalo un articolo che vi spiega come, eliminare democraticamente qualsiasi opposizione politica e qualsiasi attrito istituzionale, rafforzare i propri poteri di governo, screditare qualsiasi voce fuori dal coro e governare per sempre, finché morte non ci separi. Elettori italiani? Diamoci da fare per velocizzare questo divorzio, Veronica ha già provveduto… manchiamo solo noi.

Ecco a voi l’articolo del nostro amico Gaspare Compagno, su Estremo Centro Sicilia, che ci spiega per filo e per segno come il nostro amato Premier lucrerà anche sulla lotta al cancro. Ancora una volta si dimostra un grande imprenditore, ma non un altrettanto grande Presidente del Consiglio.

In una calda e alquanto umida sera d’estate, precisamente l’altra sera, il 23 luglio, al lido Nettuno di Metaponto, si è svolta una riunione di tutte le associazioni e comitati che fanno della tutela del territorio, della natura e dell’ambiente la loro unica priorità. Il titolo era: Terra e mare al tempo del petrolio. Hanno partecipato e dibattuto esponenti della Ola, la professoressa Maria Rita D’Orsogna, docente dell’Università della California, componenti dei vari comitati contro petrolio e nucleare. Presente anche Maurizio Bolognetti, segretario regionale dei Radicali Italiani. Tutti concordi nel definire scellerato l’uso che si fa delle risorse energetiche, tutto a discapito delle popolazioni residenti sui territori. I veri colpevoli sono stati individuati: le compagnie petrolifere, tutte, il Governo italiano e la sua politica della militarizzazione e del segreto di Stato, le amministrazioni locali, dalla Regione Basilicata fino ai Comuni e al loro silente latitare.

L’accusa è grave: uso criminoso, scellerato, disumano, pericoloso, profittevole, clientelare che le società e gli enti prima citati fanno delle nostre risorse, soprattutto per quanto riguardo il petrolio e il gas. Sono stati esposti dati, slide, tabelle, foto, mappe, tutto per avallare la stessa tesi: il danno al nostro ambiente si è già perpetrato ed è costretto ad ampliarsi sempre più se non ci impegniamo tutti un po’ di più per dare voce alla nostra natura che oramai “urla a gran voce” il suo malessere e invoca un necessario stop all’inquinamento, di qualsiasi tipo.

In quella stessa sede, tutti i comitati locali e cittadini dislocati sul territorio, hanno dato vita al “Comitato per la tutela dell’Ambiente e della Salute della Basilicata” che li riunisce in un unico direttivo per meglio coordinare le azioni. Per chi poi volesse, si poteva anche firmare la petizione a favore del tenente della polizia provinciale di Potenza, Giuseppe Di Bello, presente all’incontro. Tutto molto interessane e condivisibile, per me che lentamente scopro e mi interesso delle tematiche ambientali della nostra terra e non solo.

Ma, immedesimandomi in un semplice cittadino lucano, molti dubbi e domande si insinuano nei miei ragionamenti e altri ancora ne nascono ripensando all’altra serata. Ad esempio potrei chiedermi: ma questi signori, lì riuniti, sono contro il petrolio o contro le pratiche “legali” dei petrolieri? Tutti questi incontri, molto interessanti, a cosa servono? Quali sono le azioni da compiere realmente e concretamente per salvare il nostro territorio? Perché non erano presenti l’assessore all’ambiente Agatino Mancusi e il presidente della regione Basilicata Vito De Filippo, entrambi invitati? Perché non si riesce ad instaurare un rapporto sereno, costruttivo e sincero tra gli ambientalisti e le istituzioni?

Perché la partitocrazia deve sempre intralciare il cammino del serio dialogo politico? Perché la popolazione non è completamente partecipe alle iniziative dei vari comitati? Perché la rassegnazione ha preso il sopravvento? Perché qualche migliaio di ambientalisti non riesce a fermare quel mostro che di volta in volta cambia nome: Eni, Shell, Total, Esso? Perché mi sento impotente di fronte a questi mostri? Perché i politici non sono dalla nostra parte, contro i petrolieri, per il nostro territorio? Possibile che è così forte la corruttela, anche morale? Perché urlare a squarciagola non serve a nulla di fronte al fetore delle mazzette e delle royalties delle estrazioni?

Tante altre le domande, ma vorrei cercare anche qualche risposta. Gli ambientalisti, non credo siano contro la risorsa petrolio, ma contro chi lo estrae, e come lo estrae. Gli incontri e i dibattiti servono per sensibilizzare l’opinione pubblica e informare, soprattutto. Le azioni da attuare nel breve periodo sono: studiare tutte le situazioni e le problematiche presenti e future, informare la popolazione e al momento giusto convogliare le rabbie e i timori dei cittadini in manifestazioni pubbliche che dovranno far cambiare idea alle amministrazioni locali. Questo è l’unico modo pacifico per agire. La grandissima manifestazione di Scanzano Jonico contro il deposito nazionale delle scorie nucleari, del 2003, è l’emblema del mio ragionamento. Riprendo una frase sempre ripetuta da un attivista che ho conosciuto l’altra sera, Antonello: Se ci convincono che nulla può cambiare, nulla cambierà!

È una notizia di qualche ora fa: la British Petroleum ha avuto il permesso dalla Libia per sondare i fondali del Mediterraneo, nel golfo della Sirte, a 500 km dalla Sicilia. Mi chiedo: si vuole replicare quello che è accaduto nel golfo del Messico? Credo proprio di si.

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