Riflessioni


Cari Amici,

da qualche giorno, si è tornato a parlare con grande insistenza del Partito della Nazione. Ma come vogliamo che sia questo partito? Che partito vogliono gli italiani?

Sembreranno domande banali, scontate. Ma non voglio dare nulla per scontato e, per far sì che nasca un partito che sia il più vicino possibile ai cittadini, vi invito a complilare un questionario, predisposto da Lorien Consulting. Non è certo con i questionari che si risolvono i problemi, lo so. Ma questo potrebbe essere il primo passo per la costruzione di un partito nuovo, che si basi sulla partecipazione e la condivisione di idee. Di tutti.

Cliccando sul banner qui sotto, vi troverete nella pagina dedicata all’indagine che è stata preparata, sull’opinione politica in generale e sui sentimenti verso il Partito della Nazione che si appresta a nascere.

Buon questionario! 🙂

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Pubblichiamo la riflessione del prof. Pasquale Tucciariello su uno dei problemi più seri della società lucana: il clientelismo.

“Cliens et patronus”, cliente e protettore

 C’è un alunno –  mettiamo  –  di Liceo che agli esami di Stato arriva a 100 ma ha meriti culturali poco convincenti ad ottenere questo voto ottimale.  Ce n’è un altro, dalle riconosciute capacità, che invece deve combattere per arrivare al 90. Questi due casi, qualora si verificassero,  come definirli se non si trattasse di una errata valutazione orientata, diciamo così, semplicemente da buona fede? Il prodotto di una pratica truffaldina. Sei dipendente di una amministrazione che ti paga affinché tu faccia correttamente il tuo lavoro mentre invece utilizzi l’Ufficio per scopi personali e di comodo. E’ una truffa. Qui non si tratta di esercizi di logica applicata. Qui siamo ai fondamentali, alle strutture, ai primordi della costruzione dello stato moderno quando si teorizzava una carta – la Costituzione – che definisse i diritti e i doveri, ossia il passaggio, tra la fine del 1700 e i primi decenni del 1800, dell’uomo dallo stato di sudditanza a quello di cittadinanza.

Ma sì che la raccomandazione è una pratica in uso fin dalle civiltà greco-romane. Uno schiavo passava liberto, liberatus, anche se poi rimaneva soggetto ad obblighi di fedeltà, perché così aveva deciso il patronus, e il liberatus diventava cliens del patronus e il patronus proteggeva il cliens anche affrancandolo da oneri vari, come i lavori non graditi, per assegnargli compiti meglio  remunerati non dallo Stato ma esclusivamente dalle condizioni di capacità personali.

Nell’italietta della raccomandazione tu puoi entrare – mettiamo – ausiliario sociosanitario, un lavoro anche dignitoso perché ti consente di vivere onestamente e subito, anche senza averlo mai svolto un solo giorno che sia uno, passi dietro una scrivania dove si scrive e diventi qualcuno perché quel lavoro dignitoso tu non ci stai a farlo e ne preferisci uno forse di grado superiore al servizio del patronus ma finalmente diventi qualcuno perché hai accettato di vivere la condizione del cliens sub patronus che se ti annulla per dignità ne guadagni perché sei uno che i fatti propri se li sa vedere e ora finalmente puoi comandare anche tu e schiatti in corpo chi avesse invidia.

Ma da cliens? E che te frega! E’ il danaro ciò che conta.

La dignità? Roba d’altri tempi.

A parte il discorso sulla dignità, il decoro, l’onestà e altra mercanzia di questo genere che non sono le condizioni sulle quali si reggono la società meridionale e quella lucana, c’è da dire che il clientelismo, quale fattore per la conservazione del potere, poggia sulle società in ritardo culturale ed economico ove meglio si alimenta perché un sistema di povertà assai diffuso materializza la necessità di trovarsi un protettore. Dove? Nella politica, ovviamente, dispensatrice dei grandi favoritismi e degli stipendi da 100 mila in su, non potendolo trovare nell’economia (regione arretrata), nella cultura (litterae non dant panem), nella religione (il cristianesimo predica il valore della povertà). Nelle società più ricche, il clientelismo non sembra risultare una pratica condivisa. Non lo è per i politici, perché essi non ottengono il consenso dalle pratiche clientelari ma dalla capacità di soluzione dei problemi generali. Le società più ricche guardano all’efficacia, all’efficienza, ai tempi della risposta, alle pratiche immediatamente evase, ai quartieri puliti e ordinati, alla disciplina del traffico. Le società più avanzate vanno alla ricerca del dipendente che pensa, che abbia una testa ben fatta e la capacità di riflettere sullo stato dei saperi e sulle sfide che caratterizzano la nostra epoca. E’ questione di capacità di riflettere e di rispondere alle sfide in tempi immediati. Lentezza e incapacità producono noia, abbandono, povertà, clientelismo. E il clientelismo è condizione per la conservazione del potere. Mantenere il cittadino meridionale e lucano in uno stato di sudditanza è l’unica risposta possibile alla debolezza dei partiti, alla crisi delle ideologie, alla povertà congenita. In Sicilia era sorta la mafia, in Calabria la ‘ndrangheta, in Puglia la sacra corona unita, in Campania la camorra. E la Basilicata, isola felice? Tranquilli, anche noi abbiamo qualcosa: il clientelismo.

Il clientelismo diventa dunque risposta, alternativa, una sorta di ammortizzatore sociale, di tampone, di male minore condiviso. Ma il clientelismo bisogna anche saperlo fare. Ci vuole tempo. Tempo per adottare provvedimenti blindati e spesso inattaccabili giuridicamente, ma sottratto allo studio del territorio e alle soluzioni da adottare.

Per fare clientelismo non occorre  “una testa ben fatta”  come scrive Edgar Morin nel suo omonimo saggio.

Continuare su questa strada si può. Ma i danni si conteranno nei prossimi dieci anni. Proprio come noi oggi contiamo i danni prodotti nel decennio 2000/2009: incapacità di impegnare forti somme di denaro proveniente dall’Europa. Non perché si è stupidi, ma solo perché si pensa ad altro. Al clientelismo.

Rionero,  15 Luglio 2010  

Pasquale Tucciariello

www.tucciariello.it

Coordinatore Centro Studi Leone XIII

Basilicata, terra di conquista, di politici corrotti e vili.

Tutti in silenzio per non disturbare il fattivo lavoro dei nostri potenti. Anche la stampa, anche le tv, e tutti i media lucani. Qualcosa di strano che lega il potere politico, gli interessi industriali e gli organi mediatici. Ogni giorno si omette le verità, si oscurano i fatti e si disinformano i lucani, mostrando un mondo che non esiste. In questo campo, le differenze tra destra e sinistra, scompaiono. Si critica tanto Berlusconi, ma quest’ultimo è stato un ottimo maestro per i nostri politici, tenendo conto dei risultati soddisfacenti a cui sono arrivati dopo un ventennio di apprendimento.

Discarica di amianto in uno stabilimento di Ferrandina.

Bisogna dirlo a gran voce: ci scusi Presidente Vito De Filippo. Ci scusi per la nostra ignoranza, per la nostra demenza, per il fatto stesso di poter leggere e scrivere e voler sapere un po’ di più quello che accade attorno a noi. E ci scusi per la poca fiducia che abbiamo in lei e soprattutto ci perdoni: siamo degli ingrati, anzi dei veri e propri imbecilli. Ci perdoni per il semplicissimo fatto che quando ci svegliamo la mattina e ci affacciamo alla finestra, vogliamo un sole sorgere, tra i boschi o dal mare. Un sole che illumini un paesaggio bucolico e rigoglioso, una natura incontaminata e lussureggiante, una flora e una fauna stupende. Ci scusi per i nostri troppi desideri, siamo coscienti che, per la nostra eccessiva avarizia di cose belle, non ce le meritiamo.

E allora diciamolo Presidente: noi di lei, della sua giunta, dei suoi amici e di tutto il suo giro, non ci fidiamo più (chi si è mai fidato). Lei e i suoi predecessori avete distrutto la nostra terra. Lei oramai è assuefatto dalla logica politica del comandare e dirigere. Ha perso il genuino sapore della Lucania, ha perso gli occhi della nostra regione, ha perso il respiro di questa nostra aria. E perdendo tutte queste cose lei, ha fatto perdere a noi quel poco di bello che avevamo, quel poco di saporito che dava un nuovo senso alla nostra esistenza.

Lei e i suoi predecessori, avete venduto i nostri boschi ai petrolieri, negando qualsiasi forma di sviluppo ecosostenibile fondato sul turismo verde, sull’agricoltura e sulle ricchezze naturali locali. Avete permesso lo smistamento di rifiuti tossici in quel di Tito Scalo, senza dire neanche una parola, senza opporvi, perché le ecomafie vi hanno zittito a dovere. Avete taciuto anche sul traffico di rifiuti nucleari avvenuti nel centro Enea a Rotondella. Negate a spada tratta un diffuso clientelismo che è al fondamento di questo regime, che vede sostituire solo il capo, ma l’impianto sotterraneo è sempre lo stesso, da anni. Situazione che perdurerà anche con una possibile salita al potere delle destre. Le differenze, quando si comanda, non esistono.

Io non ho mai avuto fiducia in lei, e ben può rispondermi che sono un ingrato, ma io ben volentieri la mando a quel paese, per la sua insolenza e autoreferenzialità mostruosa che tutti voi politici lucani mostrate una volta saliti sulla tanto sperata poltrona, per poi negare aiuto, saluto e cortesia, dopo le elezioni. Bella la politica lucana, belli i suoi rappresentanti, una massa di ladri. Naturalmente c’è sempre qualcuno che si salva, ma non riesce nel suo piccolo a cambiare le cose, e finisce inesorabilmente risucchiato nel fetore emanato delle pratiche illegali che regolano questa nostra regione. De Filippo lo dica espressamente che ci vuole tutti belli e ignoranti, pasciuti con le vostre chiacchiere da fantapolitica e da magna magna.

Eccovi qualche esempio di scempio presi dalla Gazzetta del Mezzogiorno e che riportano le parole del Presidente De Filippo e del direttore dell’Arpab (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) Vincenzo Sigillito. Ogni commento e supposizione lo lascio a voi:

“Sotterrati rifiuti radioattivi in Basilicata? De Filippo: possibile.”

“Fenice, sono superiori i valori del mercurio.”

Pubblichiamo una lettera di riflessione sullo stato amministrativo della nostra regione. Di Pasquale Tucciariello.

Caro Presidente, l’antica comune appartenenza alla Dc prima e al Ppi poi informano ora sul carattere amichevole e confidenziale della presente lettera e mi dispone verso una riflessione aperta, capace anche di memoria, di ricordo, di testimonianza ad un progetto impegnativo, centrale, sicuramente non secondario nei gradi dell’esistenza.

L’informazione del Ministro delle Finanze Giulio Tremonti secondo la quale le regioni del Sud spendono meno del dieci per cento delle somme rese disponibili dai fondi europei va letta nei termini più esatti: una informazione e una sollecitazione. E non si può certo rispondere che egli voglia usare questi argomenti quali diversivo dalle attività di governo nazionale. Quelle si vedranno in altra sede e in altri tempi. Ora si ragioni sulle sue informazioni. Risponde al vero o no che anche la Basilicata non ha realizzato progetti tali da poter impegnare consistenti somme di denaro pubblico per operazioni di crescita, di sviluppo, di occupazione seria, duratura, produttiva, non certamente quella – è solo un esempio – delle giornate di, chiamiamole così, “lavoro forestale” di braccianti buoni solo a scopo di salario e a scopo elettorale per i potenti della regione ma non certo braccianti per riforestazione o di manovalanza per opere di ingegneria applicata alla montagna lucana a salvaguardia dell’ambiente, delle sue indiscutibili ricchezze e dell’uomo che vi abita!

Le nostre informazioni dicono che in questa nostra regione pianificazioni e progettazioni vanno molto a rilento. Una classe politica seria si domanda sulle ragioni delle lentezze e dei ritardi e non certo rimandando al mittente accuse che tra l’altro si rivelano, purtroppo per noi, vere. E preciso  ovviamente che Tremonti non ha bisogno di essere sostenuto dalla mia povera penna. Sono  rimasto il democristiano dei movimenti più che degli apparati dei partiti. Già, caro amico, perché sono gli apparati, come tu sai, la risorsa determinante per la conservazione del potere. L’apparato è il tutto, fatto di uomini e di cose, di postazioni e di osservazioni. E’ la garanzia. In un tempo medievale si chiamavano “missi dominici”, in quello barocco “intendenti”, con Napoleone “prefetti”, oggi “soggetti di postazioni” (o vogliamo chiamarli burattini nelle mani di più alti burattinai quasi – ma solo quasi – al pari di come Hegel intendeva la Storia fatta dallo Spirito più che dai grandi condottieri che invece erano veggenti o profeti). Caro presidente, i tuoi studi simili ai miei ti informano correttamente sui significati dei termini qui in uso. Faccio ricorso ad essi per dire che missi o intendenti obbedivano e riferivano, erano la lunga mano, erano il potere centrale allungato nelle periferie. Null’altro. E mi domando quale significato attribuire a chi si dispone ad essere l’intendente rispetto a chi invece è chiamato, per responsabilità di ufficio, ad elaborare strategie in grado di rispondere a programmi e progetti atti a migliorare i settori della pubblica amministrazione! Ma come si possono impegnare produttivamente importanti risorse economiche europee in presenza di una burocrazia asfissiante fatta di lentezze, impossibilitata, perché ha ben altro da fare, ad osservare il territorio, documentarlo, ridurlo a numeri parlanti per significato e per interpretazione, proporre strategie, abbozzare progetti, voglio dire riflettere sulle ragioni di tanta incapacità di gestione e di sentirsi responsabili di fallimenti clamorosi in tema di lavoro, di occupazione, di cose fatte bene in una regione definita dai numeri scarsamente abitata, popolazione residente in caduta libera, docenti rimasti senza alunni perché i giovani non pensano né a me né a te, andavano via e continuano ad andar via perché come te e come me non vedono spiragli di luce in una regione che pure dovrebbe essere illuminata a giorno per le risorse enormi del nostro territorio quali ambiente, acqua e giacimenti di petrolio!

   E’ esageratamente distante la visione del mondo e della società che si riconosce nello Stato, o nella Nazione, da una società che ha la pretesa di riconoscersi in società comunitaria.  Pensiamo solo per un attimo ai valori della comunità di appartenenza, ai legami, all’identità non di individui ma di persone che si ri-conoscono, vivono e sostengono virtù etiche perché radicate nell’éthos, nel costume, tali da informare pratiche di comportamento fondate su valori comuni e tramandati e rinnovati e storicamente resi vitali per noi dal recente intervento del Santo Padre che tutti chiama alla memoria, al ricordo, alla responsabilità. Chi opta per la concezione di Stato e dei suoi individui non riesce a capire chi invece pensa all’altro come persona.

La società lucana soffre di mal di politica. Te lo dice uno che non la fa più da parecchio tempo. O meglio non fa la politica come la intendono quei lupi famelici avidi di potere che piombano – metti – anche negli ospedali come il Crob-Irccs di Rionero per dimostrare di esserci ancora attraverso magari una “posizione organizzativa” in più od inventarsi stravaganti esclusioni ai danni di chi quei ruoli li assolve da un decennio senza aver mai preteso riconoscimenti di natura economica. Anche a trascurabili cose minime si aggrappano, buone a soddisfare qualche appetito, ma indicative dello stato di degrado in cui versa l’amministrazione regionale. Ma i nostri studenti, tirate le somme, lasciano e vanno via. Quale squallore. E che disgusto. Cialtronerie passeggere, ovviamente, buone solo per un’occhiataccia come si fa quando si danno frattaglie ai cani. Niente di più. Perciò conviene fare spallucce, andare oltre, verso la strada indicata dalla storia che ciascuno di noi si cuce addosso. La tua, presidente, torni ad essere quella che un tempo lontano ti riconoscevo. Una storia di un cristiano, che decide di far politica come impegno primario, per l’affermazione della storia che ti sei cucito addosso. In questa storia c’è posto primariamente per l’osservazione del mondo, la sua interpretazione, l’ipotesi di lavoro e deduttivamente il lavoro da fare, anche per tentativi, per correzioni. Ma non c’è posto per gli sciacalli in questa storia. Quelli, al massimo ed in via assolutamente eccezionale, possono solo essere usati per un’astuzia del momento. E’ solo piccola storia spicciola spicciola. Ma la grande storia va avanti. E’ irreversibile. E’ il vestito che ciascuno di noi ha deciso di cucirsi addosso. Tu, nel tuo partito e nel ruolo primario che ricopri, interpreta e realizza i doveri imposti dalla tua condizione. Ciao, presidente. E buon lavoro.

Rionero, Luglio 2010  

Prof. Pasquale Tucciariello

(www.tucciariello.it)

Coordinatore Centro Studi Leone XIII

Tanti potrebbero essere i dubbi, le perplessità e le domande che ognuno di noi dovrebbe porsi analizzando ciò che succederà con il disegno di legge sulle intercettazioni. I punti interrogativi sono così tanti che di sicuro c’è qualcosa sotto che non va. Ad esempio: perché tutta questa fretta nell’approvarlo? Perché i parlamentari sono disposti ad intensificare il lavoro anche in pienissima estate, solo per votare questo provvedimento? Perché  gli unici reati non toccati dalla scure ministeriale, sulla durata e limitazione delle intercettazioni, sono solo i reati per mafia e per terrorismo?

È un’ottima notizia, ma dato che i mafiosi e i terroristi non parlano solo di mafia, stragi e bombe, le indagini contro di essi potrebbero partire da altri filoni giudiziari. Ma dato che questa possibilità dà fastidio a qualcuno, la legge vincola le intercettazioni telefoniche ad un limite massimo di 75 giorni, prorogabili per pochi giorni alla volta, forse 15, secondo un emendamento presentato oggi, anche all’infinito. E qui si insinua un’altra domanda: se sono infinitamente prorogabili, perché stabilirne un limite? Il ddl prevede anche uno stop alle pubblicazioni delle intercettazioni sui mass media, o comunque saranno possibili solo piccoli riassunti. Resta pur sempre una esigua forma di libertà di stampa da poter utilizzare solo dopo l’inizio del processo. Si parlava anche di ingenti multe per gli editori che avessero pubblicato il testo delle intercettazioni nel periodo non consentito. Insomma punizioni per chi pubblica telefonate di gente che è intercettata e che sicuramente commetterà reati.

Gli esponenti della Lega Nord affermano che il testo è da due anni in Parlamento e deve essere immediatamente approvato, in qualsiasi modo, perché c’è di meglio da fare. Gli esponenti del Popolo della Libertà ribattono alle critiche politiche della sinistra affermando di aver ripreso una questione aperta dal Governo Prodi, eletto nel lontano 2006. Gli esponenti della sinistra cerca di tutelare i poteri dei giudici e dei giornali, anche se sarebbero anche loro molto felici di tappare la bocca a qualche giornalista “cialtrone” e a qualche giudice non allineato e ficcanaso. Ma la verità è un’altra: destra e sinistra lottano una battaglia di ruoli e di parti, fatta da bravi attori e da ottime comparse, dove lo spettatore non può far altro che apprezzare la linea della Lega Nord, sbrigativa su queste faccende da potenti corrotti, e l’Italia dei Valori, fermamente contraria a qualsiasi legge bavaglio. E poi, perché Berlusconi non mette la fiducia sull’attuale testo?

Ribadiamo: questi signori giocano con la nostra pelle, decidendo a loro piacimento le sorti di noi poveri cittadini indifesi. Berlusconi ha affermato: “Siamo tutti spiati”, ed io quasi c’ho creduto, ed infatti c’era il gatto, nascosto dietro la porta che mi guardava incuriosito mentre bestemmiavo contro il televisore ad udire queste tremende offese per qualsiasi intelligenza umana libera. Ma come sempre la gente ci crede, si agita, si preoccupa, o almeno lo fanno i fan del premier. Scusate, ma se nessuno ha nulla da nascondere, compreso Berlusconi, perché avere paura? E se proprio avete paura, incontrate i vostri amici, colleghi e controparti “delittuose” in sedi appropriate.

Si parla solo di 26 mila “ascoltati” e non 7 milioni come dice Berlusconi, è più facile vincere al lotto che essere intercettati. Resta comunque il fatto che questa legge tutela i potenti e gli affaristi della casta e della cricca e chiunque lo nega o afferma qualche altra cavolata del genere, è complice dei corrotti e dei corruttori, dei ladri, dei malavitosi di ogni ordine e grado. Una legge del genere non tutelerà mai me, piccolo cittadino semplice. Ed è anche falso che si vuole tutelare la privacy, anzi è vero, ma solo la privacy dei potenti. E noi poveri cristi, fermi ad aspettare la ripresa, che intanto tarda ad arrivare.

Qualche semplice considerazione, qualche domanda e tanta voglia di cambiamento.

Scrivo queste mie idee, gettate lì su un foglietto per appunti, in un pomeriggio caldo d’estate. Concetti scritti a caldo, senza logica, forse anche banali, ma pur sempre appunti. Ecco qualche spunto: per quanto riguarda l’elevatissimo debito comunale, perché non si fa una elenco in ordine crescente di tutti i singoli debiti, con le indicazioni riguardanti le cause e i responsabili materiali di queste pendenze debitorie, e lo si invia per corrispondenza o in altro modo alle case di tutti i tursitani? È pubblicità notizia e tutti saranno felicissimi di conoscere nome e cognome dei responsabili di questo scempio politico e amministrativo.

La Piazza antistante il Municipio alle ore 23.30... luci accecanti e basta.

Perché non si fittano i tetti degli edifici comunali ad aziende per consentire l’istallazione di pannelli fotovoltaici? Perché non si fittano locali e strutture comunali, anche a basso prezzo? O perché non si vende il dovuto? Perché non si intrattengono rapporti settimanali con la Regione Basilicata e la Provincia di Matera per accaparrarsi qualche risorsa? Possibile che non ci siano fondi per Tursi, anche provenienti dall’Europa? Perché, dato il misero peso politico di Tursi negli ultimi anni, non si cercano collaborazioni con Comuni maggiormente considerati? Perché non si hanno delle relazioni continue con i sindaci dei comuni vicini?

Perché non si attua la raccolta differenziata, che produce in pochissimi mesi benefici per le casse comunali? Perché non si accendono le illuminazioni cittadine viarie un’ora dopo e non si spengono un’ora prima? Perché non si razionalizza il consumo di utenze negli uffici comunali? Perché non si riduce la burocrazia comunale, così da diminuire carte, timbri, bolli, inchiostri? Perché invece di assumere nuovi vigili, non ci si accorda con i Comuni confinanti così da creare un unico corpo di Polizia municipale con minori costi e minori mezzi? Io non conosco affatto la macchina comunale, ma da semplice cittadino credo che gli sprechi ci siano e bisogna tagliarli, a costo di creare malcontento, ma in fondo, meglio avere meno che pagare di più.

Perché non si istallano dei piccoli cartelloni pubblicitari, in apposite vetrine appese ai muri dei privati, nel corso principale, su cui tassare eventuali rendite private? Perché non si creano eventi a costo zero per l’estate che è ormai iniziata? Un esempio: sagre bisettimanali  sui tanti prodotti tursitani oppure fiere, visioni di film, manifestazioni politiche o culturali? Giochi giovanili, notti bianche, rosa, nera, alle stelle. Manifestazioni sportive, culinarie, competizioni di mestieranti. Tutto rigorosamente organizzato e finanziato dai soggetti privati, a cui il comune deve solo concedere le dovute utenze e permessi. E poi, il programma per l’estate 2010 è pronto? Io sono ignorante in materia, ma ancora non ne ho sentito parlare.

Questa domandala pongo per un semplicissimo motivo: l’altra sera sono uscito con un mio carissimo amico che non vedevo da molto tempo e abbiamo parlato un po’ di tutto e dopo esserci fatti qualche giro con l’auto, ci siamo fermati in piazza a sorseggiare un drink  ed alle 23.30 si siamo incamminati lungo il corso. Con rammarico e un po’ di sorpresa abbiamo notato un viale completamente deserto. Non c’erano neanche le auto parcheggiate a farci compagnia. Ma ritornando alle ore 22.30: il corso era movimentato, ma non pieno ed erano presenti solo qualche irriducibile e tutti i bimbi e ragazzi ancora senz’auto, per la giovane età. Bisogna dirlo: a Tursi l’altra sera ci si annoiava, a parte noi che eravamo in ottima compagnia. Una spiegazione c’è: i ragazzi, i giovani e le famiglie vanno via da Tursi la sera, per cercare ristoro altrove, al mare, nei paesi più movimentati, nei pub dei paesi vicini. Insomma siamo di fronte ad un esodo serale in uscita e notturno in entrata. Esodo umano, ma soprattutto economico: i tursitani i loro soldi li spendono amorevolmente altrove, soldi che farebbero resuscitare i nostri locali e la nostra immagine.

Il Corso alle ore 23.30... dire vuoto è poco.

Credo che sia ancora presto per giudicare l’operato di una Giunta comunale ancora in rodaggio ed in cerca di una continuità e di una velocità, anche se l’accelerazione è stata alquanto lenta, a mio parere. Giunta che ancora studia la situazione e che ancora cerca soluzioni definitive. Ma tre mesi sono ormai passati e ancora nulla si è visto. Si potrebbero firmare tanti provvedimenti a costo zero per risistemare anche solo in parte la realtà. Ad esempio: si potrebbero convocare le categorie produttive della nostra economia locale (commercianti, imprenditori, agricoltori, operai, esercenti, ecc.) e discutere con loro di possibili provvedimenti  da porre in atto. Si potrebbe incontrare la popolazione facendo un Consiglio comunale in piazza, per dare almeno una parvenza di partecipazione popolare e di coinvolgimento. Si potrebbero fare delle assisi congiunte, sempre in piazza, con la presenza dei Presidenti della Regione e della Provincia, per discutere del nostro incerto futuro.

Vorrei insistere sulla questione della raccolta differenziata: i Comuni di Montalbano e Montescaglioso hanno raggiunto in pochissimi mesi le vette della classifica dei Comuni Ricicloni stilata da Legambiente, piazzandosi al 16° posto e al 2° posto rispettivamente, nelle relative categoria di appartenenza, causando immensi benefici fiscali per le loro popolazioni ed economia, favorendo tagli consistenti della Tarsu. E allora perché non farlo anche noi? Il nostro sindaco, Giuseppe Labriola, conosce molto bene entrambi gli artefici di queste rivoluzioni epocali, che sono gli ex sindaci Leonardo Giordano e Mario Venezia. Perché non convocarli a chiedere loro consiglio?  Un’altra esperienza da imitare potrebbe essere quella messa in atto dalla gestione Lopatriello a Policoro, soprattutto per quanto riguarda il turismo da comitiva.

Io non so se le considerazioni appena fatte sono state già prese in considerazione, ma è sempre meglio dire le cose due volte. Tutto rigorosamente a costo zero ed ad impatto positivo.

Pubblichiamo il pensiero di un giovane blogger, Daniele Urciuolo, in merito alla libertà d’informazione sul web.

Daniele Urciuolo-No bavaglio

Riporto alcuni significativi passi dell’articolo di Roberto Saviano, scritto per “la Repubblica”, dal titolo: “Legge bavaglio: ecco perché bisogna fermarla”.

“La Legge bavaglio non è una legge che difende la privacy del cittadino, al contrario, è una legge che difende la privacy del potere. Non intesa come privacy degli uomini di potere, ma dei loro affari, anzi malaffari. Quando si discute di intercettazioni bisogna sempre affidarsi ad una premessa naturale quanto necessaria. La privacy è sacra, è uno dei pilastri del diritto e della con vivenza civile.
Ma qui non siamo di fronte a una legge che difende la riservatezza delle persone, i loro dialoghi, il loro intimo comunicare. Questa legge risponde al meccanismo mediatico che conosce come funziona l’informazione e soprattutto l’informazione in Italia. Pubblicare le intercettazioni soltanto quando c’è il rinvio a giudizio genera un enorme vuoto che riguarda pro­prio quel segmento di informazioni che non può essere reso di dominio pubblico. Questo sembra essere il vero obiettivo: impedire alla stampa, nell’immediato, di usare quei dati che poi, a distanza di tempo, non avrebbe più senso pubblicare. In questo modo le informazioni veicolate rimarranno sempre monche, smozzicate, incomprensibili. L’obiettivo è impedire il racconto di ciò che accade, mascherando questo con l’interesse di tutelare la privacy dei cittadini.

Chiunque ha una esperienza anche minima nei meccanismi di inter­cettazione nel mondo della criminalità organizzata sa che vengono regis­trati centinaia di dettagli, storie di tradimenti, inutili al fine dell’inchiesta e nulle per la pubblicazione. Il terrore che ha il potere politico e imprendi­toriale è quello di vedere pubblicati invece elementi che in poche battute permettono di dimostrare come si costruisce il meccanismo del potere. Non solo come si configura un reato. Migliaia di persone sono indignate e impeg­nate a mostrare il loro dissenso, la volontà e la speranza di poter impedire che questa legge mutili per sempre il rapporto che c’è tra i giornali e i suoi lettori: la voglia di capire, conoscere, farsi un’opinione. Non vogliamo essere privati di ciò. Mandare messaggi ai giornali, mostrarsi imbavagliati, non sono gesti facili, scontati. Non sono gesti che permettono di sentirsi impegnati. Sono la premessa dell’impegno. L’intento d’azione è spesso l’azione stessa. Il dichiararsi non solo contrari in nome della possibilità di critica ma preoccupati che quello che sta accadendo distrugga uno stru­mento fondamentale per conoscere i fatti. La legge che imbavaglia, viene contrastata da migliaia di voci. Voci che dimostrano che non tutto è con­cluso, non tutto è determinabile dal palinsesto che viene dato agli italiani quotidianamente. Ogni persona che in questo momento prende parte a questa battaglia civile, sta permettendo di salvare il racconto del paese, di dare possibilità al giornalismo — e non agli sciacalli del ricatto — di resistere. In una parola sta difendendo la democrazia”.

Sono stato sollecitato da molti lettori e amici, in particolare da Luigi Di Vincenzo, per segnalare un gravissimo episodio di violazione della libertà d’opinione accaduto alcuni giorni fa su uno, se non “il” social network più utilizzato in Italia: Facebook. La fattispecie specifica riguarda la censura da parte di Facebook di un video di Milena Gabanelli (Report) riguardante la c.d. Legge bavaglio. Il video condiviso sul social network da diverse persone è misteriosamente scomparso e divenuto “incondivisibile”. Solo a distanza di qualche giorno è stata nuovamente permessa la pubblicazione. Mi associo a chi crede che i responsabili del sito debbano rendere conto di questa scelta e che le maggiori testate nazionali si debbano occupare del problema. Per quanto riguarda la Legge bavaglio, il rischio è quello che non si potrà più informare sull’attualità e offrire una adeguata e corretta visione di ciò che accade. I giornalisti, i pubblicisti, i video-maker, i blogger come me, non potranno più fare il loro mestiere: Report, le Iene, Striscia la notizia, coloro che mettono in evidenza le contraddizioni del nostro Paese, che smascherano le illegalità, che raccontano le verità nascoste dei Comuni, degli ospedali, dei cantieri, di Montecitorio, saranno costretti a lasciare il posto all’insano Gossip e alla falsa informazione. Da aspirante giornalista sono molto preoccupato e sul mio semplice blog, provo a comunicare in libertà, senza filtri nè censure e vi lascio con un chiaro messaggio di Luigi Di Vincenzo e con il video della Gabanelli:

“Non è possibile rimanere in silenzio di fronte ad una tale violazione dei più basilari diritti democratici”.

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