Politica


Cari lettori, grazie alle vostre visite, alle vostre letture, ai vostri commenti, ai vostri insulti e ai vostri complimenti, siamo stati un blog davvero prolifico: 161 articoli in 260 giorni, 293 commenti, 23.700 visualizzazioni, con una media di 89 visite al giorno. Abbiamo parlato di tutto: ambiente, giovani, famiglia, economia, Europa, soprattutto politica, ma anche salute e storia, turismo e tecnologia, passando anche per cronaca, infrastrutture, lavoro e scuola. Insomma una carrellata di notizie, idee, approfondimenti, bizzarre proposte e tanti commenti ad una realtà che non ci piace e che vorremo cambiare insieme a voi.

A proposito, prima che mi dimentico, ecco il link del nostro nuovo sito: http://basilicata.estremocentro.net/. Speriamo di colorarlo un po’ con i colori della nostra terra, di riempirlo con le voci della nostra gente e di animarlo con le idee dei nostri giovani. Naturalmente non abbiamo perso nulla del nostro lavoro fatto fin dal lontano 15 gennaio scorso: tutti gli articoli precedentemente scritti sono stati trasferiti nel nuovo blog e sono sempre disponibili alla vostra lettura e ai vostri commenti.

Autori del nuovo blog, rimaniamo io, Antonio Di Matteo, martellante “scrittore” di post sul blog e onnisciente supervisore dell’attività del sito. C’è la nostra cara Marta Romano, che continuerà la sua collana di articoli, insistendo su temi chiave dei giovani d’oggi come la scuola, il lavoro e la politica. Da poco tempo è con noi, ma già fa parte della famiglia, Francesco Scavone, che sempre vigile, ci diletterà con analisi politiche e sociali, di un mondo che rotola nel senso sbagliato.

Per fortuna i temi su cui scrivere i nostri articoli, non mancano mai. La cronaca e la politica ci forniscono sempre nuovi spunti di riflessione, di analisi, di approfondimento, che noi, studiamo, rielaboriamo, rimastichiamo e vi porgiamo per una lettura un po’ diversa, un po’ contorta, un po’ discordante dal filo logico della solita realtà sociale.

Rimaniamo convinti ancor più, dopo 9 mesi di fatiche, di lavoro, di soddisfazioni, di amarezze, di offese subite e fatte, che la nostra strada è quella giusta. Giovani, intraprendenti, che si impegnano per capire il mondo che li circonda ed immaginarne uno nuovo, futuro, realizzabile e concreto che possa realmente soddisfare le continue necessità di un’Italia e di una Basilicata ormai stanche della solita storia.

Rifiuti, Arpab e inquinamento delle acque

Il segretario regionale dei Radicali Italiani, Maurizio Bolognetti, è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, sul suo dossier “La Basilicata avvelenata dalla malapolitica”, redatto in questi ultimi mesi, dopo il clamoroso caso dell’inquinamento rilevato da Bolognetti nelle acque delle dighe lucane nel gennaio scorso.

Ma di cosa si parla in questo dossier? Dei rifiuti urbani, industriali, più o meno pericolosi e nocivi che viaggiano per la nostra terra, senza controlli. Si tratta di rifiuti anche lucani, ma mischiati con altra immondizia proveniente da altre zone italiane e che viene depositata nelle nostre discariche, se va bene, o in qualche luogo sperduto, e ce ne sono tantissimi, della nostra terra, senza che nessuno se ne accorga per parecchi anni. La domanda significativa è: perché in Basilicata, dove la popolazione è poca, le possibilità tante, le risorse ci sono, non si è sviluppato in passato un piano efficiente per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani? Possibili risposte sono: l’incompetenza degli amministratori; la mancanza di educazione ambientale della popolazione; l’accordo tra ditte di smaltimento rifiuti e amministratori, per continuare a non riciclare. Credo sia la terza.

Altro argomento trattato è la questione dell’Arpab. Il direttore dell’agenzia, Vincenzo Sigillito, dimostra assenza totale di rispetto per l’ambiente, per l’intelligenza del popolo lucano e soprattutto per la salute dell’intera Basilicata. Perché il direttore paga un affitto esorbitante per la sede dell’ente a Matera di proprietà di un imprenditore che investe in smaltimento di rifiuti pericolosi? Perché non fa tutto ciò che gli compete per rendere i cittadini partecipi della grave situazione ambientale della nostra terra? Perché permette ancora, insieme alla Giunta Regionale, che tutti gli enti a rischio inquinamento (es: Eni, Sogin, ecc.) continuino ad essere i controllori di sé stessi? Perché nasconde le rilevazione fatte all’inceneritore Fenice di Melfi tra il 2002 e il 2006? Se non è Sigillito che le nasconde, chi ha più poteri del Nostro per recuperarle? Una cosa è certa: i direttori delle agenzie regionali lucane sono dei veri e propri papi, nominati, incontestabili ed eterni. I politici passano e loro restano.

Terzo argomento è l’inquinamento delle acque lucane. Si va dagli invasi, ai torrenti, alle sorgenti, fino ai fiumi e al mare. La questione delle dighe inquinate da bario e boro, da residui fecali umani, da altre sostanze industriali ed agricole. Insomma un letamaio che ogni giorno irriga i nostri campi e disseta i pugliesi. Bolognetti nel gennaio scorso parlò di questa grave situazione, ma venne immediatamente tacciato come blasfemo da tutti i politici lucani e da tutti i giornalisti locali e dall’Arpab. Che sia Bolognetti in malafede? Lo smentisce l’eutrofizzazione delle acque della diga del Pertusillo, nel maggio scorso, ad opera dell’alga cornuta, che si nutre appunto di sostanze inquinanti come azoto e fosforo, provenienti da scarichi urbani e anche agricoli.

Ma possibile che la Basilicata sia così? Possibile che sotto i nostri piedi, nelle nostre colline, nei nostri fiumi, nei nostri mari, ci sia tutto questo inquinamento? Possibile che a vederlo sia solo Bolognetti? Possibile che nessun politico locale conosca queste emergenze? Possibile che nessun potere lucano trovi convenienza a combattere questo malaffare? Possibile che la popolazione non veda? Possibile che sia disillusa ed orami rassegnata? Possibile che finisca sempre come i contadini del “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi, malati fuori e morti dentro?

Concludo con la frase che più mi ha colpito di questo lungo dossier: “Il paradosso lucano sta nel fatto che chi mette le mani nelle nostre vite, negando giustizia, producendo avvelenamenti, saccheggiando il territorio, dorma in pace, mentre chi denuncia e prova a raccontare, il sonno lo perde.”

Esattamente tre settimane fa, telecamere e occhi degli italiani erano puntati su di una piccola cittadina emiliana, Mirabello, annualmente alla ribalta per la consueta e ormai storica festa Tricolore.

Ieri, invece, assistevamo, dopo una giornata di smentite, coronamento ed epilogo di giorni di accuse e difese, ad un video, che aveva come protagonista nuovamente Fini, sicuramente il leader più discusso del momento.

I toni di sempre, i modi di sempre e – ahimè – le polemiche di sempre. Perché, sinceramente, quello che più colpisce è che dopo mesi e mesi ancora ci si ostini a continuare su una linea di sola eristica e litigio. Mentre paradossalmente interi teatri e stabilimenti artistici, fiore all’occhiello italiano, sono costretti a chiudere i battenti temporaneamente o per sempre, si sta mettendo su e continuando sine die uno spettacolo indecente a cui siamo chiamati come spettatori inermi, impotenti e per di più obbligati. Si sta infatti trascinando avanti un complesso teatrino della politica che di costruttivo e dignitoso non ha nulla. Benchè cori unanimi e situazioni di lampante disagio sociale stiano emergendo ogni giorno di più, come pomodori lanciati dallo spettatore più deluso e amareggiato, gli attori e i burattini sono sempre gli stessi a riempire un palinsesto noioso e turpe.

Passando in rassegna quelle che sono le notizie più importanti, che invece sono ormai messe al secondo piano, ci accorgiamo di un Paese che rotola, di una famiglia che si disgrega, di una società che languisce, di una moribonda (metaforicamente parlando) popolazione, costretta a subire lo smacco di chi, incurante e testardo, porta avanti calunnie e personalismi. Smacco che prende origine anche da un ostentare l’inesistente e un celare la realtà, chiara strategia che potrebbe andar bene solo per una campagna pubblicitaria. Peccato però che l’Italia non sia un prodotto da svendere, se non nel grande mercato globale della competitività e della crescita, che ci vede da troppo tempo assenti. Continuare a dire che è solido il Governo, che esso è un Governo del fare, che la situazione economica e sociale italiana è brillante rischia solo di acuire le tensioni e le urla di protesta, pervenute anche da una concitata Marcegaglia.

A tutto ciò si aggiunge anche il vittimismo di chi, pur avendo fino a poco tempo fa accusato magistratura e opposizione di giustizialismo inconcludente, porta avanti con testate e battaglie mediatiche una lotta di lunga data.

Dopo tutto queste riflessioni ne consegue una spontanea e fondamentale, sempre ricollegata al video del presidente della Camera. Mi riferisco all’appello, che forse egli lanciava come uomo e non come terza carice dello Stato, come cittadino e non come leader politico, ovvero quello di abbassare i toni, di placare i bollenti animi per sedersi al tavolo della crescita, del confronto, del dialogo, ormai lontana utopia. Forse l’appello ormai risulta monotono e ripetitivo, forse quelle parole non fanno più effetto alle orecchie di chi purtroppo è chiamato a riascoltarle giorno per giorno, ma non c’è nulla di più prioritario e importante, nulla che possa aver più valore.

A fronte di tutto ciò rivolgiamo la nostra speranza al futuro, ancora offuscato e incerto. Ripensiamo ai giovani, agli adulti, agli anziani, che devono trovarsi faccia a faccia con disoccupazione, difficoltà economiche, problemi quotidiani, scuole depredate, strade piene di facinorosi e rifiuti, ospedali spesso inadempienti, trasporti scadenti, tasse soffocanti, giustizia assente e molto altro.

Quando si tornerà a parlare di tutto questo non servirà più l’abaco o il pallottoliere parlamentare, non servirà più la caccia al tesoro, né la disperata campagna acquisti. A quel punto infatti tutti i responsabili saranno felici di sostenere la vera politica, i veri problemi, i veri sostegni, di cui pochi ne parlano, inascoltati, da troppo tempo.

Francesco Scavone

Conosciamo molto bene l’attenzione che la Regione Basilicata ha nei confronti dei lavoratori dipendenti, soprattutto di quelli che accettano di subire il trattamento clientelare e poi, di conseguenza, ricambiano il favore ricevuto con il voto alle successive elezioni. Insomma un rapporto simbiotico che è tremendamente forte tra i dipendenti pubblici e i politici che hanno peso nei palazzi di Potenza. Un’assunzione può cambiare la vita in Basilicata. Uno stipendio può reggere una famiglia e garantire il futuro. Mille, mille e cento euro netti al mese riescono a zittire qualsiasi coscienza lucana e qualsiasi spirito critico, nascondendo tutto nell’ipocrisia più assoluta.

Ma quello che è accaduto al dibattimento del processo che vede 31 imputati per falso e truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea, tra cui 21 pseudo imprenditori agricoli, un geometra libero professionista e 9 funzionari pubblici che gestivano le pratiche, ha fatto nascere in me qualche dubbio. Ma cosa hanno fatto questi 31 individui? Lo stratagemma dovrebbe essere questo: gli agricoltori dichiaravano di coltivare terreni fintamente in affitto oppure del tutto falsi con ampiezze dei terreni del tutto inventate. Il geometra seguiva gli agricoltori e i funzionari assicuravano alla banda l’assenza di controlli e il rilascio dei verbali necessari per proseguire la pratica.

La Regione Basilicata si è costituita in giudizio solo contro gli agricoltori e il geometra, ma non contro i funzionari pubblici, dichiarando implicitamente la loro innocenza, almeno per quanto riguarda il giudizio della Regione. Insomma ci sono 22 colpevoli e 9 innocenti? 22 privati e 9 pubblici dipendenti? 22 presunti truffatori e 9 agnellini in preda ai lupi della frode? La favoletta non regge in piedi. I 22 presunti colpevoli, per compiere indisturbati il loro progetto, dovevano avere assolutamente un appoggio dei funzionari. Comunque sarà il giudice a decidere le eventuali colpe e i risarcimenti. Ma il tutto potrebbe risolversi con una giustissima condanna dei fantomatici agricoltori e del geometra e un’assoluzione piena, non tanto giusta, dei funzionari. E se poi gli agricoltori volessero condividere il risarcimento dovuto con i funzionari, si dovrebbe aprire un nuovo procedimento giudiziario, che durerebbe troppo tempo per evitare il totale risarcimento. Insomma gli agricoltori non potrebbero rivalersi in tempo ed efficacemente contro i funzionari, loro colleghi nella presunta frode.

Perché la Regione ha fatto una cosa del genere? Davvero ritiene innocenti sulla parola, i 9 funzionari del Dipartimento Agricoltura? Possibile che 22 privati, alquanto maldestri, abbiano eluso i controlli dei funzionari pubblici dediti al controllo? Allora se non c’è concorso di colpa, c’è la negligenza, il mancato controllo, che resta sempre colpa, o l’incapacità di compiere efficacemente il proprio dovere. Possibile che degli individui non agricoltori, cioè senza le dovute certificazioni del loro stato, riescono a presentare richieste per ricevere finanziamenti dall’Unione Europea, su terreni fasullamente presi in affitto, dove non corrispondono gli ettari e dove c’è stato il primo caso in Italia di contratti di affitto unilaterale? Davvero oltre la fantascienza e l’immaginazione. Dubbi a cui la Regione non risponde e che continua a inficiare con comportamenti al limite della decenza.

Due le parole che hanno contraddistinto Angelo Vassallo: Ambiente e Legalità. Due luci nelle notte, che hanno guidato, il Sindaco di Pollica, comune in provincia di Salerno, un Sindaco vero, che purtroppo è stato freddato da 9 colpi di pistola nelle propria auto, mentre ritornava a casa intorno alla 22 di sera, la notte del 5 settembre. Aveva 57 anni, ma tutto si è fermato lì, in quella stradina. Tutto per 9 crudeli colpi di arma da fuoco, troppo feroci per uccidere soltanto.

“Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!”

da “X Agosto” di Giovanni Pascoli

Sull’accaduto indaga l’Antimafia, perché molti indizi indicano una precisa, anche se non unica, pista investigativa: l’omicidio di camorra. Il Sindaco Vassallo era un fiero sostenitore dell’ambiente, della sua tutela, della sua promozione, conscio che fosse una formidabile macchina per fare soldi e per portare benessere e serenità economica alla popolazione. Forti erano stati gli interessi criminali nel grande progetto di rinascita della cittadina di Pollica, e della località marittima di Acciaroli, portato avanti dal Sindaco. Un progetto di rinnovamento, ristrutturazione, regolamentazione e riorganizzazione, il tutto con un pizzico di innovazione. Altre gravi situazioni si erano verificate per la preoccupante diffusione di cocaina nelle località turistiche del comune di Pollica. Forte anche la sua denuncia contro la collusione delle forze dell’ordine con la criminalità locale. Contro il male della droga, della mafia, dell’abusivismo, è intervenuto in prima persona Vassallo, mettendoci la faccia, l’anima, e anche la vita.

Pollica è abbastanza lontana da Caserta, da Napoli e dagli altri centri cardine della criminalità campana. Sono più vicine Potenza, Melfi, Venosa, Lavello, Rionero e tutti gli altri abitati dell’alta Lucania, ai cuori pulsanti della camorra. La camorra si allarga, ricerca sbocchi, sonda il terreno e cerca nuovi luoghi dove impiantare il proprio malefico seme. A Pollica il terreno era fertile, ma il contadino Angelo sapeva fare il suo lavoro e ha saputo estirpare i germogli di questa erbaccia. Ma questo ha creato problemi. A chi? Il sostituto procuratore di Vallo della Lucania, Alfredo Greco commenta così a Sky Tg24 l’omicidio: «E’ un agguato in stile camorra con modalità brutte e pesanti, un’esecuzione cattiva con troppi colpi sparati».

Sono davvero rammaricato nel vedere un uomo ucciso in questo modo, con tanta rabbia, con tanto odio. Non bastava un colpo solo, o due (come se cambiasse qualcosa), ma ben 9 terribili spari. Un uomo non c’è più e quest’uomo era un Sindaco vero, rispettoso della sua terra, fiero della sua popolazione, degno della stima più sincera per l’ottimo, vivo, ingegnoso operato che portava avanti da molti anni. Ha cambiato la sua città, la resa più ricca, più bella, conosciuta in tutta Italia, con picchi di efficienza stupefacenti. Ha costruito la sua città, come la voleva lui e come la volevano tutti. L’ha difesa, la sua città, dai carnefici affaristi, capaci, per un “no” ricevuto, di ammazzare.

Una città è sola, una popolazione senza guida. Ed ora? Cosa succederà? Chi li guiderà? Chi li difenderà con il proprio corpo? Chi li proteggerà dagli assassini del loro Sindaco? Il segnale lanciato alla popolazione è chiaro: chi si mette di traverso ha le ore contate. Si rischia la vita a fare il proprio dovere, il proprio mestiere e soprattutto a farlo bene. Come comportarsi? C’è bisogno di un nuovo sindaco, con la stessa forza, con la stessa integrità, con la stessa volontà ambientalista e legalitaria di Vassallo. Questo nuovo sindaco non servirà solo a Pollica, ma ogni Comune d’Italia dovrebbe trovare tra la propria popolazione Amministratori capaci e degni di vivere la propria città e difenderla come se fosse la cosa più preziosa al mondo, come faceva Angelo.

Tutto è cominciato il 29 luglio, con l’espulsione illiberale e stalinista da parte del PDL nei miei confronti.”Con queste parole il Presidente della Camera stigmatizzava a Mirabello uno degli eventi che hanno fatto più discutere durante questa estate infuocata tanto da essere definita “estate dei veleni” e che sinceramente sanciscono l’inizio di un declino, una vera alba del tramonto, che, tralasciati giochi di parole e metaforici scenari, si sta proprio consumando in questi giorni. E sì, perché sinceramente a conti fatti il lungo discorso dell’ex leader di AN ha proprio poco di metaforico e implicito.

I toni sono stati chiari, le dichiarazioni altrettanto, come anche le premesse che non prospettano nulla di nuovo da quello che era stato delineato settimane fa. L’unico dato di fatto che possiamo raccogliere è che finalmente si sta estendendo a macchia d’olio un rinnovato spirito di buona e responsabile politica, di cui indubbiamente l’UDC odierna può dire di aver posto le basi, come dimostra l’intervista del presidente Casini che in toni ironici e scherzosi rivendica a Fini di aver agito e parlato proprio come i centristi fanno da anni. Si può infatti affermare questo per un unico dato di fatto che affonda le sue radici in un chiaro modo di fare opposizione o persino maggioranza. Se c’è coerenza, se c’è volontà e chiarezza non deve far tanto scalpore che finalmente un uomo della compagine di Governo abbia delineato intenzioni e progetti concreti. Il fatto che Fini abbia ad ogni modo criticato quella che è stata l’attività di Governo finora, manchevole su certi valori e temi come quelli da lui stesso elencati, non deve suscitare sdegno o scalpore, bensì senso di responsabilità. E’ inutile quindi che PDL e Lega continuino a gridare ancora ad elezioni anticipate o che continuino a riempire gli occhi degli italiani di fette di prosciutto che celano la vera crisi della maggioranza, perché deve terminare la politica dei soli slogan che può solo fermarsi al predellino, perché inoltre i cinque punti, seppur ampliabili a nuovi propositi e progetti, devono essere base per un confronto serio ed interessato. Lo stesso confronto che, complice anche una reale paura di perdere i voti di FLI, ha portato sul “binario morto” il DDL intercettazioni e ancora la norma sul processo breve.

Ogni riflessione politica porta dunque su un’unica strada, che è poi quella della constatazione della già citata alba del tramonto, tramonto e fine di un modo di fare politica sbagliato e fallimentare. E se molti constatano che Berlusconi potrebbe non essere più la carta vincente del PDL, se molti pensano ad esecutivi a guida Tremonti o Maroni,  non è un caso ma un determinato e determinante spirito di insofferenza, una vera e propria presa di coscienza inevitabile. Se poi ancora Fini parla di un PDL vuoto, svuotato, è chiaro che siano ancora più salde le basi per il superamento definitivo del bipolarismo, che porti alla nascita di un terzo polo che ormai sta entrando nelle considerazioni di parecchi e che deve entrare anche in quelle di coloro che si sentono abbandonati e inascoltati. Sarebbe fondamentale soffermarsi su una affermazione di Rutelli, che, conclusa la festa API, ha sì parlato dei probabili numeri dell’invocato grande centro, ma ha posto l’attenzione su ciò che esso avrà il compito di fare.

Innanzitutto far sì che questo tramonto possa finalmente verificarsi e poi, avendo goduto della bellezza di questo evento, illuminare la notte che ne seguirà, ovvero guidare chi sarà confuso in questa oscurità, affinchè la notte possa essere motivo di meditazione, di consiglio, di preparazione ad un’alba, la più chiara e felice possibile. Avrà poi il compito di assicurare che all’alba si inizi ad agire responsabilmente, con tutti coloro che vorranno iniziare un nuovo giorno, ma con toni pacati e sereni. Senza che si ripropongano i toni e gli slogan dello ieri, che sono il “pesante macigno della politica”, come li ha definiti Casini, ma che si presentino nuove modalità, credibili ed alternative.

L’eredità politica che “l’estate dei veleni” rifletterà sul futuro è grande, ma con le già buone fondamenta si potrà continuare a costruire qualcosa di concreto, se mai accogliendo chi non si sente a suo agio da una parte e dall’altra.

Francesco Scavone

Quante volte da piccoli o nel corso degli studi scolastici abbiamo sentito parlare di favole? E quante altre ancora di morali?

Bene, sembra che anche il mondo politico abbia bisogno di una piccola rinfrescata alla memoria. Mi riferisco alla celeberrima favola di Esopo intitolata “La volpe e l’uva” che narrava appunto di una volpe tutta intenta a raggiungere i grappoli succulenti di una vite abbastanza alta. Nessun salto portò il mammifero ad afferrare acini o tantomeno interi grappoli fino a quando la volpe, indignata e sconfitta, mentendo a se stessa definì quel prelibato bottino marcio. Numerosi proverbi e frasi comuni ci hanno più volte ricordato in simili situazioni la simpatica e divertente avventura della furba creatura, anche se questa volta a riportarlo alla nostra memoria è un avvenimento politico Made in Italy.

Con la formazione del gruppo “Futuro e Libertà per l’Italia”, promosso dai cosiddetti finiani, ex membri PDL vicini al presidente della Camera, è infatti iniziata quella che è stata definita campagna acquisti estiva, che, sulle orme delle frettolosa corsa che riviviamo nelle feste natalizie con code nei centri commerciali in tipico stile americano, ha visto membri dell’attuale risicata maggioranza corteggiare animatamente i parlamentari e le forze più vicine all’attuale schieramento di Governo. Non sono così mancate rincorse all’UDC, che però ha sempre dimostrato coerenza e fedeltà al mandato elettorale, rifiutando poltrone e incarichi che avrebbero sancito una vera e propria entrata nella maggioranza. Non sono mancati nemmeno accesi scambi e dibattiti che hanno solo contribuito a rimarcare giorno dopo giorno l’attenzione sulla questione allontanando politica e Governo dai veri problemi del Paese, che necessitano di celeri risposte ed interventi.

Fortuna che la linea dei centristi è sempre stata fedele alle posizioni iniziali, sempre confermate da espressioni come “opposizione repubblicana” che indica la responsabilità nel voto e nel lavoro parlamentare. Sfiancati un po’ dal caldo e dalle temperature estive, un po’ dai continui rifiuti dei membri dell’UDC, i membri della maggioranza, come per difendere “capre e cavoli” hanno optato per la prosecuzione della legislatura senza l’inglobamento dei centristi, scongiurando quella che si prospettava essere un autunnale ritorno alle urne, dannoso per gli Italiani.  Ma ad indignare un po’ tutti è stato l’atteggiamento mediatico dopo l’ultimo vertice tra Berlusconi e i suoi, che ha presentato la decisione come  una chiusura delle porte all’UDC, quando poi era stata la stessa UDC a rifiutare inciuci e accordi di palazzo. Semplificando tutta la questione si potrebbe ricorrere alla favola iniziale, sottolineando che non era l’uva a cercare la volpe bensì il contrario. Magari prospettato in questi termini potrebbe riflettere meglio l’incresciosa situazione degli ultimi giorni, che ha portato la Lega e il PDL nuovamente a corteggiare l’area finiana, dividendosi tra amichevoli incontri, come quello annunciato con messaggero Cota, e prese di posizione che hanno il sapore del ricatto e dell’aut aut.

Quando la maggioranza avrà finalmente ritrovato il suo assetto, ritrovata una linea unica  e coerente, allora sì che l’UDC potrà tornare ad essere la forza interlocutrice di sempre, la forza aperta a confronti e proposte, ma a patto che siano concrete e precise. Con questo un chiaro riferimento va ai cinque punti su cui si annuncia la ripresa dei lavori. Ma attenzione: che queste parole non siano solo slogan insensati o specchi per le allodole, che questi temi non siano solo frutto di sterili dibattiti con dietro le quinte nessun serio provvedimento, che non si chiamino riforma della giustizia nuove leggi ad personam, che questa volta danneggerebbero numerosissimi altri scenari.
Non ci resta che metterci fiduciosi in attesa,  aspettando solo che si riattivi quel lavoro parlamentare che fa bene all’Italia, confusa e sfiduciata dopo quelli che sono stati definiti teatrini di fine estate.

Francesco Scavone

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