Famiglia


È notizia di qualche giorno fa: Montalbano Jonico e Montescaglioso sono i comuni lucani che differenziano i rifiuti in percentuali altissime e che, ogni anno, ricevono ambiti premi consegnati da illustri organizzazioni ambientaliste nazionali. Questi due Comuni contendono le prime posizione, nelle varie classifiche stilate, ai borghi dell’Italia Settentrionale, sempre assoluti vincitori in questa particolare disciplina. Record in Basilicata, record nel Sud Italia, record nel tempo impiegato per compiere questa impresa. Insomma siamo di fronte ad un’ottima iniziativa, portata avanti dalle amministrazioni comunali e che hanno comportato enormi benefici per l’ambiente e soprattutto per le tasche dei cittadini, con considerevoli diminuzioni della Tarsu, sia sulle abitazioni che sulle attività commerciali e anche sullo smaltimento di calcinacci dell’edilizia, elettrodomestici, rifiuti ferrosi e tanto altro ancora.

Ma questo stupendo sistema non è completamente adattabile alla mentalità consumista e sporcacciona di alcuni meridionali, troppo chic per seguire le regole che segue la plebe e troppo ignoranti per capire da che parte va il futuro. Il meccanismo di raccolta differenziata è semplice: si ricevono sacchetti di colore diverso in cui inserire i vari rifiuti prodotti. Durante la settimana i netturbini raccolgono i sacchetti nelle strade del paese e tutti i cittadini hanno il calendario che indica loro quale rifiuto verrà raccolto in quel determinato giorno. I cittadini  non devono far altro che buttare i loro singoli rifiuti, non in un sacchetto, ma in differenti sacchetti di colore diverso, in secchielli diversi (anche una scimmia ceca riuscirebbe), e poi scendere in strada la mattina tra le otto e le dieci, e lasciare il proprio sacchetto, a seconda del giorno della settimana.

Ci sono delle regole supplementari per disincentivare l’indifferenziazione dei rifiuti. Se un cittadino produce più rifiuti indifferenziati del dovuto che cosa succede? Si paga molto di più per ogni quantitativo di rifiuto indifferenziato prodotto. Però questo meccanismo, da noi, non funziona, perché c’è parecchia gente (se così si può chiamare) che invece di pagare questo surplus di tassazione, preferisce gettare nelle campagne circostanti, nei dirupi, nei tanto amati calanchi, nelle cunette lungo le strade, nei boschi, nelle pinete, nei fiumi, le proprie buste di spazzatura, che poi nessun vigile o netturbino raccoglierà o denuncerà.

Non è bello essere Comune riciclone e poi avere le campagne piene di buste di spazzatura e di rifiuti ingombranti: televisori, frigoriferi, lavatrici, tutto in bella vista sui cigli della strada e nelle piazzole di sosta a dare il benvenuto ai turisti. Uno spettacolo non degno di un Comune riciclone. Ma come si potrebbe risolvere questo problema? Si potrebbe aumentare la soglia massima di rifiuti indifferenziati per nucleo famigliare; si potrebbe mettere uno o due cassonetti temporanei per questi evasori; si potrebbe raccogliere questi rifiuti lì dove sono stati gettati e non farli imputridire al sole. Ma sono cosciente che queste soluzioni comportano un passo indietro rispetto al rigore del progetto e quindi un cedimento di fronte alla gentaccia che non ha rispetto per niente e per nessuno, figuriamoci per l’ambiente e per l’onestà e l’impegno dei loro compaesani. Il tutto per non pagare una sovrattassa o per non fare affatto la raccolta differenziata.

Quale tecnica sociologica e amministrativa si potrebbe applicare contro questi vandali delinquenti, senza cedere al loro terrorismo dei rifiuti? Si potrebbero schedare tutti i cittadini con le impronte digitali e poi riscontrarle sui rifiuti trovati per le strade… oppure chiamiamo direttamente i Ris… Scherzo fantasticando possibili soluzioni, ma spero vivamente in un cambio di rotta della popolazione eversiva. Una soluzione alla fine ci sarebbe pure: più controlli. Più controlli durante la raccolta, segnandosi su appositi registri pubblici i cittadini che non consegnano mai i rifiuti o che ne consegnano troppi pochi. Più controlli su territorio. Più coinvolgimento degli altri Comuni limitrofi e della Provincia di Matera.  Non voglio una Basilicata come Napoli.

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È ormai visibile a tutti il susseguirsi di continue speculazioni finanziarie. I grandi investitori e fondi sovrani cercano e creano ad hoc delle vere e proprie bolle finanziarie su cui speculare e guadagnare esponenzialmente. Ma altri tipi di speculazione e furti veri e propri, si verificano e si ripetono tutti giorni, sotto il nostro naso. Esempio lampante è la gestione dei distributori di carburanti. Quello del petrolio è apparentemente un mercato aperto. Oligopolio che poi si rispecchia nella distribuzione dei suoi derivati. Le compagnie petrolifere si accordano tacitamente, tenendo i prezzi alti, profittando milioni di euro con un solo centesimo in più sul prezzo alla pompa. Assenza di concorrenza, di trasparenza, di onestà nel modo più assoluto. Anche i controlli mancano.

Anche a Tursi c’è una situazione-tipo in microscopica dimensione. Un unico distributore di carburanti sulla strada di accesso al paese, la Sp 41, a pochi chilometri dall’abitato. Un unico gestore che applica prezzi fuori dalla realtà, senza alcuna giustificazione. Eccoli: 1,429 euro per un litro di benzina e 1,279 euro per uno di gasolio. Prezzi che, se paragonati ad un altro distributore, dimostrano tutta la malafede di che li decide. Infatti, ad una pompa sulla SS 598, precisamente a Caprarico, frazione di Tursi, i prezzi per la benzina e il gasolio sono rispettivamente 1,379 e 1,229 euro. E tutti potranno constatare che i prezzi dei carburanti restato su questi ultimi livelli anche in altre aree di servizio.

Io ho voluto fare due conti. Facciamo un esempio: un automobilista fa il pieno di benzina alla propria auto, circa 40 litri, ogni settimana, per tutto l’anno. Sapete quanto gli costa all’anno quello 0,05 euro a litro di benzina di differenza tra il primo gestore preso ad esempio ed il secondo? 104 euro. E sapete quanto vale quello 0,05 euro a litro in più sul gasolio, sempre per un pieno di 40 litri? Ancora 104 euro. Anche questi sono dati importanti, ma non molto significativi ed esemplificativi della realtà che voglio mostrarvi. Io voglio continuare i miei conti matematici per capire quanto denaro guadagna in più del dovuto il gestore del distributore di Tursi.

Ipotizzando che mille automobilisti fanno rifornimento di benzina e altri mille di gasolio. Sapete quanto vale l’extraprofitto? 200.000 euro all’anno, che finiscono direttamente nelle tasche di chi gestisce la pompa. Insomma è una specie di furto tacito eseguito ai danni di tutti i clienti. Furto giustificato da quale motivazione astrofisica? O da quale ragionamento criptico? Qualsiasi possibile giustificazione sarebbe il palese avvalorare della mia tesi: assenza di concorrenza (il più vicino distributore di carburanti è a 15-16 chilometri), malafede del gestore (dedito al profitto puro e crudo che immediatamente alla sera si ficca in tasca), passaggio obbligato di tutti gli automobilisti di Tursi. Tutte le altre motivazioni sono vere e proprio stupidaggini. Cosa si può fare? Bisogna cambiare distributore di fiducia. Bisogna denunciare questo obbrobrio legalizzato. Anche il Comune di Tursi potrebbe fare qualcosa.

Anche questa estate, come tutte le estati, si ripete uno dei peggiori rituali meridionali: sporcare. Rito culturale e prassi comune, che si intreccia all’ignoranza e all’assenza di civiltà che caratterizza i tanti cittadini e turisti che ogni estate affollano le nostre bellissime terre, ma soprattutto magnifiche spiagge. Arenili che vedono alternarsi le “discariche” pubbliche ai lidi privati. Un continuo ripetersi di déjà vu che oramai caratterizzano tutte le spiagge metapontine.  Un lerciume terribile. Plastica, vetro, cicche di sigaretta, teloni vari, tessuti, resti di cibo, fazzoletti di carta utilizzati. Un spettacolo degno di nota, che si ripete da quando l’uomo ha iniziato a frequentare le spiagge per villeggiare.

Anche in questo caso, oltre ad analizzare il problema, vogliamo capire chi sono i responsabili. I primissimi responsabili siamo tutti noi. Cittadini lerci nell’anima, marci dentro, che non riescono a collegare i gesti del corpo con il cervello, restando in uno stato animalesco di dormiveglia del raziocinio. Insomma della bestie. Possibile che non si riesce a mangiare, fumare, bere, starnutire, senza inquinare e sporcare? Ciò vuol dire che manca un minimo di cultura, di studio, di finezza, di coscienza. Come si fa, davanti a tante persone, a gettare una carta? Come si fa a buttare una bottiglia di plastica, sapendo che vivrà più di noi e che girerà il mondo in mare più di noi, inquinando e uccidendo forme di vita indifese? Come si fa a fumare in spiaggia? E come si fa poi a spegnere la sigaretta nella sabbia? E come si fa a lasciarla lì, cancerogena e letale per molti pesci? Come si fa a bere e lasciare le bottiglie affossate nella sabbia? Come si fa a soffiare il naso e poi a sotterrare il fazzoletto sporco sotto la sabbia? Tutti questi esempi dimostrano la mostruosità dei gesti che senza tanto riflettere e senza tanti problemi molti bagnati compiono quotidianamente durante tutto l’arco della loro vita e non solo di estate. Una bestia del genere inquina di più dell’inceneritore di Vienna, nel bel mezzo della città.

Altro possibile colpevole è l’amministrazione pubblica, che dovrebbe pulire, lo prevede la legge, le spiagge libere. Le spiagge private vengono pulite giustamente dai loro gestori, per rendere il servizio migliore, ma quelle pubbliche restano necessariamente sporche. Le amministrazioni non puliscono, non vogliono spendere i soldi, non conviene tanto dopo qualche giorno è punto e a capo. Identica cosa avviene nei parcheggi:  vere e proprie discariche, che poi di tanto in tanto prendono a fuoco, trovando combustibile sia nelle sterpaglie mai pulite, sia nei rifiuti.

Mi chiedevo: perché non si fa un servizio d’ordine e di controllo? I famigerati lavoratori socialmente utili, o altro personale anche volontario, si potrebbero utilizzare per pulire le spiagge la sera con il fresco, così da essere perfette per la mattina. E il giorno, gli stessi l.s.u., compiono servizio di controllo, girando sotto gli ombrelloni, fornendo spiegazioni ai turisti e sanzionando possibili irregolarità. Ogni bagnante sorpreso a buttare spazzatura viene multato. Ogni bagnante sorpreso con carte e cartacce vicino è multato a che se non sono effettivamente sue, è onere del bagnate provare la sua non colpevolezza. Lavoro da compiere sulle spiagge e nei parcheggi. Sono cosciente del fatto che non è possibile essere ovunque in tutti i posti e in tutti i momenti, ma questo potrebbe essere un ottimo deterrente. Naturalmente bisognerebbe prima di tutto far conoscere ai bagnati queste nuove disposizioni e poi punire con il pugno di ferro anche le minime irregolarità.

Morale della storia: fino a quando sarà più conveniente gettare la carta o altro ancora in mezzo alla strada, sulla spiaggia e nei parcheggi, allora mai nessuno usufruirà dei cassonetti, che comunque non ci sono ovunque. Si chiede a delle bestie di comportarsi da persone, quando non gli si dà neanche la possibilità di avere un cestino idoneo, per decidere liberamente tra inquinare o rispettare l’ambiente, gli altri e la propria dignità.

Spreco di risorse pubbliche e degrado sociale. Manca la politica vera.

Lsu: lavoratori socialmente utili, ma a chi? Lavoratori di una certa età, con delle disabilità, con altri problemi vari. Insomma, soggetti da recuperare e da reinserire nel processo lavorativo locale, attraverso creazione di cooperative, società o assunzioni in enti locali. Assunzioni prima a progetto e poi a tempo indeterminato. Ma come sempre ci sono i vari imprevisti istituzionali, le varie campagne elettorali, i vari intrallazzi della politica, e la questione si tira avanti da molto tempo. Ma la considerazione importante non è questa, ma il messaggio mandato ai quasi 600 mila lucani residenti entro i confini regionali.

Il percorso del torrente pulito è evidenziato in rosso.

Il messaggio lanciato dalla politica è sempre lo stesso: “Votami e ti do un vitalizio con soldi pubblici. Tu devi solo far finta di lavorare, o al massimo devi fare qualche ora di sfalcio erba o pulizia, ma nulla di particolarmente faticoso. E ricordati di farmi votare dalla tua famiglia. Alla regione vota Nome e Cognome”. E quei poveri lavoratori, pur di racimolare qualche soldo, cosa fanno? Votano e seguono il dettato impartitogli.

Strana voglia, da parte della precedente giunta regionale, di stabilizzare i lavoratori socialmente utili. In qualche documento trovato su internet si può leggere di copiosi incentivi a chiunque assumesse a tempo pieno ed indeterminato uno dei tanti lavoratori iscritti nell’albo regionale. Si va dagli 8.000 euro a fondo perduto all’anno per tre anni a chiunque stabilizzasse un Lsu, fino ai 12.000 euro a fondo perduto per i lavoratori inseriti nell’albo, che si sarebbero costituiti in società o cooperative di servizi autonome. C’è anche un contributo a fondo perduto di 15.493,71 euro per quei lavoratori, sempre presenti nell’albo, che si sarebbero tolti dalle scatole volontariamente. Per tutti gli altri, una gran pacchia. Lavoro ad intermittenza, foraggiato con assegni regionali, per almeno il 70% e per il restante 30% dagli altri enti che avrebbero usufruito del loro lavoro. Senza contare incentivi, premi e tanto altro. E chi gliela fa fare di andarsene da questo “Albo” regionale? Di solito se ne vanno qualche milione di euro di soldi pubblici… e cosa vuoi che sia?

La convenienza ad assumerli l’hanno trovata molti comuni ed enti, che vedendosi forniti dalla regione i mezzi economici e gli incentivi per sostenere questi lavoratori, allora gli assumono, essendo questi Lsu anche vicini all’età per la pensione ed avendo anche i requisiti per possibili prepensionamenti. Insomma un affarone per tutti: regione, comuni ed Lsu. Peccato che non lo sia per tutti gli altri. La regione continua a far leva su fondi propri per prolungare queste assunzioni di questi lavoratori precarizzati dalla regione stessa e che continuano ed esserlo grazie ad essa.

Insomma, un modo come un altro per foraggiare e fare clientelismo. Ogni qualvolta ci sono le elezioni, li vedi, che tagliano un po’ d’erba, bruciano qualche legnetto, zappano qualche cosa che non si capisce, puliscono qualche anfratto sconosciuto e socialmente inutile. Non bisogna prendersela con i lavoratori, che comunque secondo alcune teorie economiche, scelgono la propria strategia ottimale, conoscendo ciò che farà la Regione, minimizzando i propri costi e massimizzando il proprio beneficio: prendere tutti i soldi possibile facendo il minimo sforzo. Insomma, hanno scelto il loro punto di ottimo. Peccato che il loro punto di ottimo, coincida con il punto in cui la ragionevole decenza viene a mancare e i primi dubbi, sospetti e rabbie iniziano ad insinuarsi nelle menti di chi li vede all’opera.

Un esempio: finita la campagna elettorale, una decina o una quindicina di lavoratori socialmente utili è stata assunta presso la Comunità montana del Basso Sinni, per svolgere attività di pulitura dalle erbacce, del letto del canale Pescogrosso,  che attraversa l’abitato di Tursi. Da più di un mese che lavorano, hanno percorso appena un chilometro di torrente. Il loro lavoro dovrebbe essere quello di tagliare l’erba e gli arbusti, raccoglierli e bruciarli. 15 persone armate di tutto punto, con corsi di formazione alle spalle, ben retribuite, con abitazione a due passi dal posto di lavoro, con le condizioni atmosferiche favorevoli, senza nessun altro elemento di disturbo, minimo minimo dovevano finire tutto il canale e ritornare pure indietro in oltre un mese di lavoro e non fare solo un chilometro. Ma cosa hanno fatto in tutto questo tempo? Io non lo so, ce lo dovrebbero spiegare chi li ha assunti.

Definirlo spreco di denaro pubblico è poco. Con quei soldi si potrebbe fare molto di più. Oppure con gli stessi soldi e con gli stessi lavoratori, ma con un controllo e monitoraggio costante delle attività, con delle tabelle di marcia, con delle tappe forzate, con altri modi di incentivazione e tanto altro, si potrebbe fare davvero molto e finalmente fare qualcosa di veramente utile: spendere soldi pubblici per dare un servizio alla comunità.

Conti alla mano, la Regione Basilicata nel suo bilancio di previsione 2010-2012 ha stanziato 9 milioni di euro per la stabilizzazione degli Lsu. Ma bisogna ricordare che un provvedimento nazionale ha messo in discussione questa stabilizzazione profumatamente pagata. Per ora si può dire che i Lsu possono proseguire le loro attività, essendoci 3 milioni a disposizione per tutto il 2010. Quindi non si facessero venire in mente di fare uno sciopero, perché tutti i cittadini e l’intera attività economica potrebbe trovarne danno. Sfoghiamoci con una risata, anche perché la realtà è sempre più amara.

Ripeto: i colpevoli non sono i lavoratori, che sfruttano a loro vantaggio la situazione, ma gli enti preposti al loro controllo, che però sono in conflitto d’interesse. Bisogna ristabilire una legalità di fondo, basata sull’impegno e sulla produttività e non solo sul doversi vestire con una canotta rifrangente e dei guanti per poter prendere uno stipendio pubblico. Non se ne può più.

Uno schifo che i giovani lucani hanno subito.

I titoli dei giornali erano eloquenti qualche giorno fa: “La nuova Giunta cerca «nuovi modelli che diano maggiori garanzie ».” Io mi chiedo: garanzie per chi? Per i raccomandati? I politici si sono accorti che i loro raccomandati erano troppi e provenienti da tutte le parti ed erano anche superiori alle 1000 unità? Che forse qualcuno se ne sarebbe accorto, essendo molti i giovani richiedenti il tirocinio, preparati e con un titolo di studio ottimo? Molti hanno detto che sarebbe servito per inserire precari nel mondo della pubblica amministrazione, ma secondo i titoli e le caratteristiche richiesti, sarebbero sicuramente stati accettati solo giovani studenti e non precari.

Emblematica la dichiarazione dell’attuale assessore al lavoro, Rosa Mastrosimone, dell’Italia dei Valori (quali valori?) sulla vicenda del bando, sospeso per mano sua: «Voglio chiarire che non è stato soppresso o ritirato. E’ stato semplicemente sospeso perché c’era qualche problema. Ma stiamo già lavorando celermente a risolvere i problemi per dare una risposta alle tante richieste». Un dubbio si insinua: tante richieste? Da chi? Lettere di raccomandazioni? Pizzini?

Vere e proprie farse preelettorali. Incredibili pratiche clientelari. Possibile che non ci sono altre forme di lavoro dipendente da incentivare, invece dei tirocini per i giovani, per inserire lavoratori a tutti gli effetti in quegli enti  in cui manca organico? Forse così non si potevano illudere 13.000 giovani e le loro famiglie. I tirocini banditi dalla regione Basilicata sono illegali. Lo conferma il senatore Pietro Ichino, professore del diritto del lavoro, che duramente ha criticato questi contentini preelettorali, definendoli qualche settimana fa: “gravissima deformazione assistenzialistica delle politiche del lavoro”. In più “l’illegittimità si spiega con il superamento del tempo di durata massimo consentito per i corsi rivolti ai disoccupati.” Altre parole usate dal senatore sono esplicitamente: truffa, abuso, violazione della disciplina sul lavoro, assistenzialismo, contra legem. E il sen. Ichino appartiene allo stesso partito del Presidente De Filippo. Moscia e politica fu la risposta dell’allora assessore al lavoro Antonio Autilio (sempre dell’Italia dei Valori, a modo loro).

Una puntualizzazione va fatta: tutti i consiglieri della vecchia legislatura hanno votato l’approvazione del bando dei tirocini, da destra a sinistra, passando per il centro. Quindi tutte le dichiarazioni fatte in questi giorni da questi signori, sono, lo ripeto, false, ignobili e offensive per tutta la popolazione lucana. Questi signori non riescono a decretare dei semplicissimi tirocini, per mille innocenti giovani, e trovano problemi e difficoltà. Dove? Nel sistemare  i loro preferiti e nel non farsi scoprire. Non c’è altra spiegazione. I soldi ci sono, la volontà politica c’è, manca solo la limpidezza delle procedure. Ricordo che: l’attuale assessore che ha revocato i bandi è dello stesso partito del suo predecessore, quindi non mi si dica che ci sono problemi politici. Saranno diverse le lettere di raccomandazioni e gli interessi da tutelare. Chissà.

Unici responsabili di questo scempio ignobile sono i politici lucani, tutti. Quelli che hanno creato i tirocini, quelli che li hanno votati, quelli che li hanno prorogati, quelli che li hanno riprogrammati, quelli che li hanno rinviati per “un periodo di riflessione”, quelli che sparano minchiate sulle agenzie di stampa con dichiarazioni insulse ed offensive per l’intelligenza lucana. Questi signori hanno estorto voti grazie alla visione futura dei tirocini. Politici autoreferenziali  che non hanno per niente avuto problemi a revocare i tirocini una volta terminate le procedure elettorali.

Ho raccolto testimonianze di raccomandazioni e spintarelle e lettere inviate a chi di dovere per modificare il vero e sincero responso dei risultati, che invece di essere limpidi, risultano fallaci e profondamente illegali e immorali. Anche il tirocinio, in Basilicata, diventa una corsa all’oro, una lotta di sopravvivenza dove tutto è lecito, purché si arrivi al tanto sudato obiettivo. Tirocini in ogni comune della regione, per non scontentare nessuno, per non offendere il potente locale e per garantire un po’ a tutti le dovute briciole per i pecoroni che li hanno votati, lasciando il rospo da ingoiare a tutti gli altri fessi, che pur meritando ed avendo i migliori risultati, secondo il bando del tirocinio, non riusciranno mai a superare la cupola di illegalità che regna sovrana su queste farse programmate.

Pochi gesti collettivi equivalgono a qualche centrale nucleare.

Dando un’occhiata a qualche rapporto del Wwf Italia si legge in pochissimi esempi il significativo contributo che il solo risparmio energetico e il migliore utilizzo dell’energia domestica possono dare: “se gli oltre 20 milioni di abitazioni esistenti in Italia fossero messi in efficienza, si potrebbe recuperare l’equivalente di energia prodotta da 8 centrali nucleari (17 Mtep – milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) e risparmiare in atmosfera la CO2 emessa da oltre 16 milioni di auto (metà del parco auto nazionale). L’inefficienza energetica nazionale è infatti calcolata al 55%: consumiamo mediamente 140 kWh al metro quadro annuo, quando si può arrivare tranquillamente fino a 40 kWh.”

Gli italiani si dividono su chi è a favore del nucleare o chi è contro, ma la questione non è neanche più quella. Conosciamo tutti le controindicazioni del nucleare, ma noi abbiamo di fronte un progetto illuminante e futurista che ci viene indicato dalle associazioni ambientaliste. Si parla di risparmio energetico, fonti rinnovabili, riutilizzo di rifiuti urbani e industriali o altre fonti non naturali, ma pur sempre rinnovabili e niente affatto inquinanti (parlo del Magnesio e dei sui derivati). Un futuro verde a portata di mano, con noi medesimi produttori di energia, fruitori di nuove tecnologie italiane e benefattori per i nostri figli e discendenti.

Un punto su cui battere è l’incentivazione economica che si potrebbe dare alle imprese che investono in: fonti rinnovabili, circuiti virtuosi di ingegneria gestionale delle risorse, in risparmio energetico, in utilizzo di materiali rinnovabili nelle loro lavorazioni, nell’investire in ammodernamenti strutturali per una migliore razionalizzazione delle energie. Senza però negare aiuti anche fiscali a chiunque voglia migliorare la condizione energetica della propria situazione. Parlo di: famiglie, parrocchie, circoli, club, associazioni, fondazioni, condomini, ecc.

Pochi giorni fa ho letto parole nuove sulla situazione attuale, pronunciate da un deputato della Repubblica Italiana, l’on. Roberto Rao, dell’Unione di Centro: “C’è una nuova consapevolezza in Italia rispetto al tema dell’ambiente, e alle politiche ad esso legate – ha dichiarato Rao – Le politiche a favore dell’ambiente invece che rappresentare un “freno”, possono divenire “volano” per lo sviluppo economico soprattutto nel settore energetico, ma non solo. La green economy può determinare, anche nel nostro Paese, una nuova prospettiva di crescita, di benessere e di ricchezza economica a patto che si studino bene anche gli effetti che le politiche ambientali hanno sulla competitività delle imprese”. Questa nuova consapevolezza molti italiani ce l’hanno, mancavano all’appello i politici, e altre classi sociali ed economiche italiane, e molti di questi ultimi latitano ancora.

È eretico dire che per il risparmio energetico e gli altri progetti energetici rinnovabili si utilizzino i soldi che si spenderanno per costruire ed alimentare le future centrali nucleari italiane? Molto può fare la politica, con il buon esempio, ma soprattutto con le leggi. Un ottimo esempio di legge sul sistema energetico può essere la normativa tedesca attualmente in vigore, che è stata interamente recepita in Italia, ma che è stata bloccata nelle varie piaghe del nostro ordinamento giuridico. Molto probabilmente, contro la legge e le varie modifiche normative, ci sono i grossi interessi delle industrie inquinanti e di tutto il sistema concorrente alle fonti rinnovabili. Ed è proprio questo timore dei lobbisti che bisogna cavalcare per privarli dei loro monopoli e di quel poco di dignità che li resta addosso.

La società deve riformarsi. Basta alla gerontocrazia.

La vecchiaia è sempre stata un problema, che molto spesso ha riguardato intere famiglie, alle prese con genitori, nonni e zii rim-bambiti (tornati bambini). La vecchiaia è un susseguirsi sempre più rapido di eventi e drammi, che molto spesso portano l’anziano parente a perdere l’autosufficienza. La libertà d’azione e l’autarchia, per molti anziani, sono le uniche ancore di salvezza in un mondo che non li vuole più.

Senza soffermarci troppo sul rapporto affettivo che ci lega a loro, siamo in un era che molto spesso bistratta  gli anziani come superflui e inutili, altre volte come rompiballe, se non dannosi, ma per i più scettici potremmo almeno considerare la loro convenienza sociale, soprattutto in momenti economico-finanziari come quello in cui stiamo vivendo. Gli anziani, con le loro pensioni, sono stati il più grande ed efficace ammortizzatore sociale, insieme alle famiglie. Con la loro rendita, con i loro consumi, con il loro risparmi, con i loro sacrifici, molti giovani figli e nipoti proseguono gli studi, possono permettersi il lusso di essere disoccupati o mandano avanti intere famiglie.

Sia ben chiaro: gli anziani non sono una vacca da mungere, anche se lo Stato in primis, li considera solo reflui societari, al pari dei malati, dei pazzi e degli immigrati. Molte istituzioni parlano tanto della creazione di una società di giovani e per i giovani, ma ci si potrebbe chiedere: e i vecchi? Si potrebbe rispondere che i vecchi, come tante altre categorie deboli, sono un costo sociale, quindi un peso per lo Stato e per l’intera società.

Tante altre atrocità si potrebbero dire sui nostri nonni e zii, o su quelli degli altri. Vorrei ricordare che fino a pochi anni fa, hanno avuto una valenza storica per l’Italia e che sono stati zii e genitori nelle nostre famiglie. E tra alcuni anni la società avrà una percentuale altissima di questa categoria. Ma come si possono risolvere le terribili discriminazioni sociali e le altrettanto pericolose conseguenze economiche di un mondo fatto principalmente di vecchi?

In questo caso la politica potrebbe fare molto, e in alcuni casi dà un forte aiuto: è di fronte agli occhi di tutti che il Parlamento, il Governo, i Consigli e Giunte regionali, provinciali e comunali, le istituzioni tutte e la pubblica amministrazione, sono il più grande ospizio a cielo aperto dell’Italia. Numeri spaventosi a cui si vanno ad aggiungere i prepensionamenti. Forse non si è capito che non bisogna cacciare i vecchi, mandandoli in pensione, per fare spazio ai giovani. Questa è istigazione a delinquere, perché favorisce lo scontro generazionale, che è diventato parecchio attuale.

Assodato che i giovani hanno i mezzi, il tempo e le energie per partecipare alla rinascita socio-economica dell’Italia, e che gli anziani hanno altrettanti mezzi, tempo ed energie per favorire un nuovo modello sociale per questa nostra realtà; chi manca all’appello è come sempre la politica, di qualsiasi ordine e grado. Tutti i politici, tutte le istituzioni, tutte le amministrazioni pubbliche possono contribuire a questo progetto: la riforma sociale.

Alcuni esempi di integrazione degli anziani nel tessuto economico possono essere: nella pubblica amministrazione, con giardinaggio e con la tenuta del verde cittadino, attività nelle biblioteche, negli archivi; nelle attività imprenditoriali, con corsi di cucito, di cucina, con doposcuola, con attività ricreative, con attività turistiche amatoriali, attività culturali, attività di baby sitter, ecc. Tutte azioni che gli anziani possono svolgere autonomamente, sotto la guida delle istituzioni e con una retribuzione integrativa alla pensione, così da riuscire in un unico progetto sociale: utilità, convenienza, esperienza e divertimento per gli anziani, e posti di lavoro per i giovani.

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