Da molti giorni le pagine dei quotidiani lucani e nazionali sono infuocate da polemiche e dichiarazioni, da riflettori tutti puntati sull’ennesima morte innocente. Ci riferiamo a quanto successo lo scorso mercoledì all’Ospedale Giovanni Paolo II di Policoro, dove nelle prime ore della mattina, dopo un notturno parto gemellare effettuato con taglio cesareo, moriva una giovane donna di soli 32 anni, oserei dire colpevole solamente di aver dato alla luce due piccoli bambini.

A poche ore dall’accaduto non sono mancati accesi dibattiti che hanno visto protagonisti in primis la famiglia della donna e i due medici, che hanno operato durante il parto. Anche nei più comuni palinsesti televisivi sono stati inseriti spazi dedicati a quello che è l’ennesimo caso di malasanità dilagante nel Paese, che, dopo le liti in sala operatoria e i ritardi nel soccorso, verificatesi con spiacevole frequenza in tutta Italia, sembra non volersi più arrestare.

Molti chiedono solo che venga fatta luce sull’accaduto e sui moventi, in attesa anche delle ispezioni regionali e ministeriali, altri invece cercano di schermirsi avanzando l’aspetto dell’emorragia inarrestabile e funesta. Ma, aldilà delle varie parti, vogliamo focalizzarci sulla struttura ospedaliera in questione che, pur desiderosa di porsi come terzo polo della sanità lucana, sembra arretrare sulle proprie posizioni anche a fronte di altri casi, tutti di questa estate, che hanno fatto discutere per la frequente mancanza di un servizio di ambulanza e per il comportamento di parte del personale.

Con questo però sarebbe anche opportuno fare le dovute eccezioni, separando le pecore nere da invece colore che diligentemente e professionalmente svolgono quotidianamente il proprio lavoro. Sarebbe opportuno anche spendere qualche parola a favore degli inviti ultimi di questi giorni, con i quali si cerca di stigmatizzare la tecnica del parto cesareo a favore di quello naturale, poiché, pur essendo il primo  rimedio spesso inevitabile, è diventato ormai una consuetudine lucrosa per pochi ma rischiosa per molti.

La nostra vicinanza si rivolge però verso i due neonati che, ancora ignari di ciò che accade loro intorno, anche se lontani dalle braccia materne che mai più avranno la fortuna di incontrare, sono chiamati a crescere tra mancanze e sacrifici. Ci rivolgiamo anche ai cari della donna, della giovane donna trentenne, perché non siano solo nomi da aggiungere alla lunga lista di parenti colpiti e inascoltati, feriti e senza giustizia, ma sappiano trovare in questa difficile congiuntura la strada per affrontare avversità e controversie, con lo stesso coraggio di Rosalba, madre che resterà per molti emblema di una maternità spezzata, di un amore lontano, a danno delle due vite che hanno trionfato.

Abbiamo un sistema sanitario tra i migliori al mondo, moderno, ma soprattutto universale e pubblico. Non permettiamo che il marcio prevalga sullo spirito di buona volontà o che questi eventi spiacevoli sovrastino le numerose eccellenze. La malasanità è purtroppo un problema serio e lampante, con impegno e attenzione potrebbe essere debellato o quantomeno affievolito, a vantaggio di un intero sistema.

Francesco Scavone

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