È notizia di qualche giorno fa: Montalbano Jonico e Montescaglioso sono i comuni lucani che differenziano i rifiuti in percentuali altissime e che, ogni anno, ricevono ambiti premi consegnati da illustri organizzazioni ambientaliste nazionali. Questi due Comuni contendono le prime posizione, nelle varie classifiche stilate, ai borghi dell’Italia Settentrionale, sempre assoluti vincitori in questa particolare disciplina. Record in Basilicata, record nel Sud Italia, record nel tempo impiegato per compiere questa impresa. Insomma siamo di fronte ad un’ottima iniziativa, portata avanti dalle amministrazioni comunali e che hanno comportato enormi benefici per l’ambiente e soprattutto per le tasche dei cittadini, con considerevoli diminuzioni della Tarsu, sia sulle abitazioni che sulle attività commerciali e anche sullo smaltimento di calcinacci dell’edilizia, elettrodomestici, rifiuti ferrosi e tanto altro ancora.

Ma questo stupendo sistema non è completamente adattabile alla mentalità consumista e sporcacciona di alcuni meridionali, troppo chic per seguire le regole che segue la plebe e troppo ignoranti per capire da che parte va il futuro. Il meccanismo di raccolta differenziata è semplice: si ricevono sacchetti di colore diverso in cui inserire i vari rifiuti prodotti. Durante la settimana i netturbini raccolgono i sacchetti nelle strade del paese e tutti i cittadini hanno il calendario che indica loro quale rifiuto verrà raccolto in quel determinato giorno. I cittadini  non devono far altro che buttare i loro singoli rifiuti, non in un sacchetto, ma in differenti sacchetti di colore diverso, in secchielli diversi (anche una scimmia ceca riuscirebbe), e poi scendere in strada la mattina tra le otto e le dieci, e lasciare il proprio sacchetto, a seconda del giorno della settimana.

Ci sono delle regole supplementari per disincentivare l’indifferenziazione dei rifiuti. Se un cittadino produce più rifiuti indifferenziati del dovuto che cosa succede? Si paga molto di più per ogni quantitativo di rifiuto indifferenziato prodotto. Però questo meccanismo, da noi, non funziona, perché c’è parecchia gente (se così si può chiamare) che invece di pagare questo surplus di tassazione, preferisce gettare nelle campagne circostanti, nei dirupi, nei tanto amati calanchi, nelle cunette lungo le strade, nei boschi, nelle pinete, nei fiumi, le proprie buste di spazzatura, che poi nessun vigile o netturbino raccoglierà o denuncerà.

Non è bello essere Comune riciclone e poi avere le campagne piene di buste di spazzatura e di rifiuti ingombranti: televisori, frigoriferi, lavatrici, tutto in bella vista sui cigli della strada e nelle piazzole di sosta a dare il benvenuto ai turisti. Uno spettacolo non degno di un Comune riciclone. Ma come si potrebbe risolvere questo problema? Si potrebbe aumentare la soglia massima di rifiuti indifferenziati per nucleo famigliare; si potrebbe mettere uno o due cassonetti temporanei per questi evasori; si potrebbe raccogliere questi rifiuti lì dove sono stati gettati e non farli imputridire al sole. Ma sono cosciente che queste soluzioni comportano un passo indietro rispetto al rigore del progetto e quindi un cedimento di fronte alla gentaccia che non ha rispetto per niente e per nessuno, figuriamoci per l’ambiente e per l’onestà e l’impegno dei loro compaesani. Il tutto per non pagare una sovrattassa o per non fare affatto la raccolta differenziata.

Quale tecnica sociologica e amministrativa si potrebbe applicare contro questi vandali delinquenti, senza cedere al loro terrorismo dei rifiuti? Si potrebbero schedare tutti i cittadini con le impronte digitali e poi riscontrarle sui rifiuti trovati per le strade… oppure chiamiamo direttamente i Ris… Scherzo fantasticando possibili soluzioni, ma spero vivamente in un cambio di rotta della popolazione eversiva. Una soluzione alla fine ci sarebbe pure: più controlli. Più controlli durante la raccolta, segnandosi su appositi registri pubblici i cittadini che non consegnano mai i rifiuti o che ne consegnano troppi pochi. Più controlli su territorio. Più coinvolgimento degli altri Comuni limitrofi e della Provincia di Matera.  Non voglio una Basilicata come Napoli.

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