giugno 2010


Provvedimenti legislativi per punire indirettamente il libero pensiero dei blogger.

Noto dalla testo del disegno di legge sulle intercettazione, ed in particolare dal suo articolo 29, che si vuole con molta veemenza inibire la volontà dei blogger a pubblicare qualsiasi cosa non possa andare bene a qualcun’altro. Insomma, il messaggio lanciato è semplice: taci e non scrivere nulla, che grane non ne avrai; se invece hai il tempo, il coraggio e la voglia di scrivere e inserire commenti e articoli sul tuo blog, allora ne pagherai le carissime conseguenze.

Ma perché non si può pubblicare qualcosa a cui teniamo o che vogliamo esternare e condividere con la rete? Se vengono scritte cose false o ingiuriose, l’ordinamento giuridico italiano già prevede possibili vie per ripristinare il torto fatto. Questo ennesimo aggravio, ha un sapore di prepotenza contro un qualsiasi interesse mediatico nei confronti del potente di turno, che può usare questa disposizione normativa a mo’ di clava contro il primo blogger che esprime proprie opinioni.

Infatti le conseguenze possono essere davvero gravi. L’articolo 29 del ddl approvato al Senato della Repubblica, e ora passato all’analisi della Camera dei Deputati, cerca di equiparare, nella legislazione italiana, i giornali, le televisioni e le radio, ai siti di testate giornalistiche, gestite da professionisti, da redazioni e anche a scopo di lucro e con dipendenti sempre attivi, e ai blog, gestiti sia da professionisti, ma anche da ragazzi, anziani o chiunque voglia comunicare con la rete. Insomma si attuerebbe un paragone del tutto improprio, che potrebbe nuocere parecchio, soprattutto ai blogger.

Inoltre il testo del ddl parla di “obbligo di rettifica”, cioè, nell’eventualità si fosse scritta una notizia falsa o parzialmente imprecisa, se richiesto espressamente da qualcuno leso, si dovrà entro 48 ore rettificare il danno, altrimenti si dovranno pagare salatissime multe fino a 12.500 euro. In altre parole: io pubblico quello che voglio, sapendo che sto comunicando con un determinato pubblico, con può essere di parecchie migliaia, per i grandi giornali, e poche decine, se non unità, per i blog amatoriali, e me ne assumo tutta la responsabilità. Se ho scritto castronerie e vengo “invitato” a rettificare, devo farlo entro il limite di 48 ore, altrimenti deve indebitarmi per ogni post poco veritiero, ma pur sempre indicativo del mio pensiero. Insomma, mi si nega, per via indiretta e subdola, di esprimere un mio pensiero, e di prendermi le mie responsabilità. Ripeto: se veramente ho offeso e leso qualcuno, la legge predispone altri strumenti ad hoc per questa fattispecie giuridica.

Naturalmente le possibili modifiche proposte alla Camera, sono state alcune, ma quasi tutte ridimensionano a favore dei blogger le sanzioni, senza mai eliminare del tutto questa indiretta persecuzione mediatica contro il libero pensiero. Si parla infatti di abbassare la multa dai 12.500 euro a 7.500, si legge anche di allungare il periodo entro il quale il blogger può eseguire la rettifica al proprio errore passando dalle 48 ore ai 7 giorni. Ma la questione non cambia: blog e giornali on-line sono due cose diverse, totalmente. I primi espressione di volontà personali, vincolati al rispetto degli altrui diritti, i secondi vincolati da leggi ben articolate.

E poi se il ddl attuale, diventasse legge, saremmo l’unico paese civile ad adottare una tale equiparazione, diventando un esempio sconcertante ed avvilente per l’intera Europa. In più, ci sono altri metodi per rendere immediatamente applicato il diritto di replica, tutti facilmente e gratuitamente imponibili alle piattaforme web che gestiscono le creazioni di blog e di siti internet. Insomma, o il legislatore è troppo ignorante, vecchio e matusalemme per interagire attivamente con il web oppure i limiti e gli obblighi posti in essere da questo ddl, hanno delle giustificazioni diverse. E poi diciamocelo francamente: da quanto tempo è che la destra vuole imbavagliare l’unico mass-media libero? Da sempre. Non ci è riuscita con leggi dirette, ed ora ci prova disincentivando, pena 12.500 euro di multa, qualsiasi pensiero personale, giusto o sbagliato, ma pur sempre un pensiero libero.

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Il 25 giugno si è svolta, a Roma, una mirabile iniziativa: il concerto “Note di Merito”.

Franco Battiato, affiancato da molti altri artisti italiani ha portato sul palco, insieme alle sue canzoni, un tema importantissimo quale la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

Infatti, il cantautore siciliano si è schierato con solidarietà ed impegno al fianco dei malati di questo grande male e al fianco di tutte le loro famiglie. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo di pubblico, ed ha avuto notevole risonanza nel web, tanto che Pier Ferdinando Casini, nel suo messaggio personale di twitter, si è complimentato con Battiato per il suo impegno.

Inoltre, qualche giorno fa, Casini si è reso protagonista di un accorato Question time, nel quale ha difeso a gran voce i malati di SLA e le loro famiglie contro i tagli previsti della manovra finanziaria. In questo modo uomini dello spettacolo e della politica si incontrano, senza darsi appuntamento, su un tema concreto e importante: si schierano a fianco dei deboli, dando voce a chi, nel nostro Paese, si ritrova solo a combattere una battaglia contro il silenzio e il disinteresse.

Queste iniziative sono importanti e necessarie per abbattere quel muro di solitudine che separa i malati e le loro famiglie dal mondo esterno.

Tutti insieme possiamo far sentire i malati gravi meno soli.

Marta

Storia di una terra e del suo popolo che muore per cause apparentemente naturali.

Volevo parlare, ancora una volta, di come è possibile sfruttare a nostro vantaggio l’immensa risorsa dei rifiuti, sia quelli solidi urbani, che quelli provenienti dall’ambiente, sterpaglie, paglie, legno. Ma mi ritrovo a leggere pagine e pagine di articoli di giornali, a vedere inchieste, video, reportage, su come invece, la Basilicata, la gente lucana, i politici lucani, hanno perso una grande occasione. La Basilicata è diventata un letamaio fetido e moribondo, pieno zeppo di rifiuti solidi urbani lucani e campani, e imbottito di amianto, fosfogessi, fanghi provenienti dalle estrazioni petrolifere, materiale proveniente da inceneritori, liquami urbani ed industriali, tutto rigorosamente gettato nelle discariche, nei terreni, nei fossi.

Sacchi di amianto lungo la Basentana

Il bello di questa storia è che tutto quello che vi ho esposto, l’abbiamo tutti nelle nostre carni, nel nostro fegato, nei nostri polmoni, nei reni. Tutto raccolto. Noi lucani siamo una discarica che cammina e che vive. I rifiuti, il pergolato, i fanghi, l’amianto, il letame umano, scorre inesorabilmente a valle, nelle nostre dighe, nei nostri torrenti e nei nostri rubinetti. Molti potrebbero dire che l’acqua viene depurata; infatti, una depurazione certificata dall’Arpab. Arpab che non ci ha detto tutta la verità sulla vicenda della diga del Pertusillo. Arpab che ha detto che l’umidità e il caldo avevano provocato la fioritura dell’alga. Arpab che ha negato categoricamente la presenza di inquinanti nella diga e nelle dighe lucane. Arpab che non ha informato i lucani sul fatto che l’inceneritore di Melfi, la Fenice, ha inquinato pesantemente fino a poco tempo fa, e che ancora oggi non si riesce a mettere sotto controllo l’emissione di mercurio. Insomma, avete capito: l’Arpab.

Potrei parlarvi dei rifiuti tossici. Potrei dilungarmi sulla vasca di fosfogessi di Tito Scalo. Potrei discutere con voi delle discariche molteplici di Ferrandina e di Senise che franano a valle. Potrei dibattere sui siluri pieni di rifiuti nucleari nei fondali del nostro amato Ionio. Potrei anche parlarvi del palese inquinamento delle acque dei nostri torrenti. Potrei dirvi molte altre cose, forse anche più terribili di queste e potrei fantasticare su molte altre vicende che si potrebbero verificare sul nostro territorio. Ma come potrei smuovervi e invitarvi ad accendere il vostro cervello e attivarlo per riflettere anche pochi minuti al giorno su tutte queste vicende. È mai possibile che solo l’1% della popolazione lucana è interessata veramente a quello che sta accadendo qui, sotto i nostri occhi?

La gente muore ogni giorno in Basilicata, per tumori, ulcere, polmoniti, intossicazioni, ecc. Tutte patologie dovute all’inquinamento. E lo dicono i dati dell’Osservatorio epidemiologico lucano. Noi continuiamo a morire, i politici continuano ad ingrassare. A breve su questo nostro blog, vi proporrò una catena di articoli tutti incentrati sulle tematiche ambientali, con lo sguardo ben dritto verso le cause del nostro terribile inquinamento. Un inquinamento mortale, fatto da rifiuti tossici e mortali.

Antonio Di Matteo

Solidale con gli amici che stamattina hanno dovuto affrontare la prima prova dell’esame di maturità, ho provato ad immaginarmi nei loro panni, nei panni dei  ragazzi che oggi, in ogni parte d’Italia, si sono trovati ad affrontare le proprie paure e le proprie emozioni, per compiere  quel passo che segna la fine di un’esperienza e l’inizio di un nuovo tipo di prova: la vita.

Ore 8.00 del mattino, tutti i banchi allineati, ben distanziati tra di loro. Seduta ad un banco, nelle file  centrali, di poco a destra, ci sono io. Abiti sportivi e comodi, una goccia di sudore, sicuramente non dovuta al calore, mi scorre sulla tempia, mentre le mie mani agitate giocherellano con un braccialetto, ignara vittima della mia ansia. Vorrei parlare, scambiare qualche parola con i miei amici, i miei compagni di classe, che hanno condiviso con me tutti gli eventi, belli o brutti che siano, legati alla mia vita scolastica. Vorrei parlare, ma non ci riesco, un groppo in gola mi blocca, mi impedisce di pronunciare qualsiasi parola. E’ forse un’implicita vendetta del mio corpo per tutte le parole spese durante le ore di lezione.

Fisso il vuoto e incrocio le dita, sperando che le tracce mi piacciano e che il tutto finisca prima che il mio cuore possa scoppiare. Sento i battiti del mio cuore, mi sembra che stia bussando sul petto, per supplicarmi di porre fine a questa incredibile ansia. Incontrollabile e implacabile ansia.

Un uomo, camicia azzurra, pantaloni di colore scuro e occhiali da sole, sorpassa il mio banco. E’ il presidente della commissione ed ha in mano una busta gialla, nella quale è racchiuso il verdetto del Ministero dell’Istruzione. Mi sistemo sulla sedia, mi avvicino al banco e aspetto le tracce, sempre persa nel mio invalicabile silenzio di terrore.

Sono ormai le 08.30 quando vengono rese note le vere tracce della “Maturità 2010”. Non è valso a nulla vagare su internet, alla ricerca di un aiuto, di un’indiscrezione sulle possibili tracce della prima prova. Così, seduta nel banco, immobile e silenziosa come mai, mi ritrovo a leggere di argomenti che mai avrei potuto immaginare : gli UFO, la loro possibile esistenza, o il ruolo della musica.

La mia attenzione, però, si sofferma su due tracce in particolare, quella inerente ai giovani e la politica, dato che ne sono interessata in prima persona, e la traccia su un argomento tanto delicato quanto interessante e problematico come quello delle foibe. Rifletto a lungo su quest’ultimo tema, generalmente sottovalutato dall’attenzione pubblica, che troppo spesso non ha dato tanta importanza quanta ne meritano le migliaia di vittime della follia umana.

Essere dimenticati è come morire due volte: quanti Italiani sanno veramente cosa sono le foibe? Sui libri di storia la questione è liquidata in due righe. E’ un becero tentativo per alleggerire la coscienza umana, che però rischia di trasformare degli episodi così tragici in eventi banali. Come se il male fosse banale!

Il tempo però scorre ancora, e mi accorgo che questa riflessione mi ha bloccata e, mentre guardo ancora con indecisione le due tracce che mi stanno tormentando, molti miei compagni sono già chini con la testa sul foglio, penna in mano e tanta concentrazione sul volto. Nel frattempo, quella goccia di sudore, è scesa fin sul collo, riportandomi alla realtà, a quel foglio bianco che attende ancora il tratto nero della mia Bic. Allora mi rendo conto di non poter tergiversare, e di dover scegliere, e la mia mente mi spinge ad optare per la traccia sui giovani e la politica, mia grande passione e stabile pensiero nella mia mente. Grandi nomi e grandi leader che affrontano questo tema nei loro discorsi mi spingono a desiderare ardentemente di scrivere la mia esperienza, i miei dubbi, le mie paure e le mie gioie legate al mondo della Politica.

Giovani & Politica: due parole difficilmente conciliabili al giorno d’oggi, dato che i ragazzi , miei coetanei, non vedono nella politica nulla di buono, ma qualcosa di sporco e vecchio.

Il malcontento fra i ragazzi dilaga, e cresce il disagio. Ma è troppo facile lamentarsi di questo mondo, osservarlo mentre lentamente cade in un abisso troppo profondo. E’ facile, ma poco utile. Troppa indifferenza e sfiducia in noi stessi, sono le prime cause della grave questione morale che viviamo noi italiani. Una disaffezione crescente e preoccupante per coloro i quali dovrebbero essere il futuro del Paese, ma che preferiscono non utilizzare le proprie mani, pulite, per risanare ciò che è stato sporcato e logorato dal tempo e dagli uomini. Ma chi, se non i giovani, può prendere sulle proprie spalle il cambiamento, e così capovolgere questa pessima condizione, questo degrado politico e morale? Chi più di noi ragazzi può credere ancora nei valori della legalità, della giustizia e della lealtà?

D’altronde, il cambiamento può esserci soltanto se i primi a cambiare siamo NOI: mettendoci la faccia, la passione, rischiando in prima persona, proponendo soluzioni concrete ai problemi.
Noi giovani, siamo il futuro di quest’Italia, dobbiamo soltanto crederci un po’ di più e lottare per le nostre idee. Siamo la classe dirigente del domani, la speranza per il giorno che verrà.
Il cambiamento può passare attraverso le nostre mani e, come diceva Don Lorenzo Milani “A cosa sarà servito avere le mani pulite, se le avremo tenute in tasca?”

Marta

Il dibattito in rete, sulla prima prova dell’esame di maturità:

UnDueTre Blog

Squeezer magazine

Avvenire

laRepubblica

Corriere della Sera

Qualche tempo fa, sulla Gazzetta del Mezzogiorno, è stato pubblicata un’interessante relazione di Maria Ingrosso sulle malattie oncologiche. La giornalista sottolineava un allarmante aumento delle patologie tumorali in Basilicata, grazie ad una ricerca portata avanti da un gruppo di ricercatori  che appartengono ad una sezione dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Istituto Tumori di Milano sulla base di dati dei Registri regionali dei tumori e dell’Istat.

Quanto è emerso è più che preoccupante.

Infatti, mentre nel resto d’Italia vi è una diminuizione dell’incidenza dei tumori sulla popolazione, in Basilicata vi è una triste controtendenza.

incidenza tumori Puglia e Basilicata

andamento incidenza tumori in Italia

I dati sono stati confermati da Gabriella Cauzillo, dirigente dell’Ufficio regionale della Basilicata per le Politiche della prevenzione sanità pubblica, Medicina del lavoro, sicurezza nei luoghi di vita e lavoro, nonché responsabile del Centro operativo regionale dell’Osservatorio epidemiologico lucano. La dirigente lucana ha affermato che i tumori incidono notevolmente sulla popolazione della nostra Regione, determinando una forte mortalità legata a questo male.

In particolare, nella zona dell’ex ASL 1 (Venosa), i tumori colpiscono soprattutto i maschi, con un consistente numero di leucemie e di neoplasie alla prostata, al polmone, al retto, al colon e allo stomaco, mentre sono soprattutto le femmine della ex ASL 4 (Matera), ad ammalarsi di tumori all’utero e alla mammella.

Ma da cosa dipende questo triste record?

I fattori che influenzano queste patologie sono molteplici:una cattiva alimentazione, un cattivo stile di vita, o una cattiva condizione ambientale.

Ebbene, come ridurre questo preoccupante problema?

Sicuramente, per ridurre l’incidenza dei tumori, è fondamentale una buona prevenzione. Bisogna dire che, la nostra Regione, porta avanti da una decina d’anni un’importantissima campagna di prevenzione, in base alla quale tutte le donne oltre i 30 anni vengono chiamate una volta ogni due anni a fare un pap test, e tutte le donne oltre i 50 vengono chiamate a fare una mammografia presso strutture pubbliche. Esami gratuiti, dunque, ai quali sarebbe bene non sottrarsi mai.

Vi è, infine, un altro tipo di prevenzione, legata al miglioramento delle condizioni esterne che determinano la salute dei cittadini. Sarebbe bene apportare dei miglioramenti ambientali in zone dove è in vertiginoso aumento il numero di tumori, e determinarne le cause.

Infatti, da questo studio nasce un interrogativo: perché nel nord, seppur pieno di industrie, il dato riguardante i tumori vede una curva in discesa, e nella nostra Basilicata questa curva è in costante salita? Come mai le regioni vicine sono in linea con il resto d’Italia, mentre in Basilicata si continua a morire?

Domande che esigono risposte. Speriamo che queste arrivino a breve termine, per evitare che il “male del secolo” mieta ancora così tante vittime.

Spreco di soldi, di tempo e di futuro. Sono tutte inutili.

Ecco cosa pensa, del nostro sistema istituzionale, un grande studioso americano, Edward Luttwak: «L’Italia ha bisogno di ripartire da una riforma minima: abolizione delle province, via anche il Senato, dimezzare i salari dei giudici. Questi sarebbero i primi passi. Non è possibile che il presidente della provincia autonoma di Bolzano guadagni più di Obama o che il Texas abbia un quinto degli amministratori del Molise». Parole sante e condivisibile da qualsiasi persona di buon senso.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva inserito nella sua manovra economica pre-estiva, l’abolizione di tutte le province italiane con meno di 220.000 abitanti (Imperia, 220.156 abitanti, provincia di origine dell’ex ministro Scajola) perché inutili, accorpandone il territorio alla provincia più vicina. L’abolizione non avrebbe però colpito le province confinanti con paesi esteri (Sondrio, 182 mila abitanti, provincia di origine del ministro del Tesoro) e quelle delle regioni a statuto speciale. Insomma un taglio lineare alla Tremonti, senza alcun criterio preesistente. Dopo un giorno di polveroni, dichiarazioni, scongiuri, preghiere e tanto altro, i residenti nelle provincie abolibili, hanno appreso che era tutto uno scherzo ben riuscito del governo.

I più preoccupati, come sempre, sono stati i politici che avrebbero perso la loro tanto sudata poltrona, quindi presidenti, vice presidenti, assessori e consiglieri, di destra e di sinistra, che hanno pregato in ginocchio per non vedersi negata la prebenda. Insomma egoismo istituzionale, che si è concretizzato in una ricerca spasmodica di giustificazioni storiche, sociali, economiche e forse anche metafisiche, per assecondare la loro necessaria esistenza. Egoismo che va di pari passo con le idiozie e i parametri scelti dal ministro dell’Economia per eliminare queste province. Tra le province da eliminare, c’era anche quella di Matera, cha ha un’unica colpa: avere 204 mila abitanti.

Il dibattito si è aperto da qualche tempo sulla questione della totale abolizione delle province. Berlusconi l’aveva promesso prima di salire alla Presidenza del Consiglio nel 2008, cosciente di mentire spudoratamente perché consapevole che Bossi non gliel’avrebbe permesso. Infatti quest’ultimo ha tuonato qualche giorno fa: “Se toccate Bergamo è guerra civile”. Ma cosa avrà mai Bergamo, in più delle altre province italiane? Forse è lì che vengono eletti i leghisti? È li che foraggiano i loro elettori? Alla fine, ancora una volta, ha vinto Bossi, contro l’interesse di tutta l’Italia, e Berlusconi ha dovuto scodinzolare al suo “fedele alleato” (mi sembra più il contrario).

Generazione Italia ha fatto 2 conti: 200 milioni di euro all’anno per i soli stipendi dei politici; più altri 500 milioni di auto blu, costi di rappresentanza, uffici stampa, segretari generali, che solo loro prendono 200 mila euro all’anno. Puliti puliti sono 700 mila euro all’anno, mica briciole. Senza contare possibili economie di scala, ottimizzazioni e razionamenti vari, in più si potrebbero utilizzare circa 30.000 lavoratori per 1,2 miliardi di euro di servizi alternativi della pubblica amministrazione ai cittadini. Alla fine si potrebbero mettere a produzione più di 2,5 miliardi di euro di spesa pubblica, ora poco produttiva.

Tante le analisi fatte in queste ultime settimane, ma la più lucida e semplicemente efficace è quella fatta da Andrea Ugolini, su Estremo Centro Lazio, che vi consiglio di leggere. Vi indico anche, come lettura, le considerazione di Gianluca Enzo Buono, su Estremo Centro Toscana, che vi indica il perché dell’impossibilità di eliminare le province. E poi diciamocelo francamente: a cosa servono le province, se non a foraggiare i politici? Le competenze di questo ente potrebbero essere tranquillamente spartite tra comuni e regione.

E se venisse abolita la Provincia di Matera, che senso avrebbe la Provincia di Potenza? La Basilicata diventerebbe una regione con una provincia soltanto. E dato che la funzione della provincia è di avvicinare le istituzioni al territorio, nell’eventualità Matera fosse abolita, la sede della provincia e della regione sarebbero nella stessa città (Potenza) e con lo stesso territorio, e quindi anche la Provincia di Potenza non servirebbe affatto. E poi perché in Parlamento la maggioranza ha rifiutato un emendamento delle opposizioni per abolire le province con meno di 500.000 abitanti? Se c’era tutta questa voglia di abolirle, perché i parlamentari delle destre hanno votato contro? A voi le risposte.

Pubblichiamo da ‘La Repubblica’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini di Alessandra Longo.

“Così com’è la legge sulle intercettazioni non supera il vaglio della Consulta”.

«Così com’è uscita dal Senato, la legge sulle intercettazioni va cambiata di tutto punto. Ci vuole un compromesso da trovare insieme. Se io fossi il presidente della Camera, terrei conto che la maggioranza vuole un iter rapido ma userei anche il buonsenso. E il buonsenso dice che viene prima la discussione sulla manovra». Pier Ferdinando Casini conferma la sua strategia nei confronti del centrodestra: niente piazze, niente aule occupate, «niente guerre tra guelfi e ghibellini». Dice il leader dell’Udc: «Io sono per l’opposizione costruttiva».

Onorevole Casini, adesso tocca alla Camera. Che cosa succederà alle intercettazioni ?

«Certo la legge non può passare così. La Camera non è l’ufficio timbri. Il bicameralismo, oltre le storture, ha questo di buono: i prodotti legislativi si possono migliorare».

Non sembra che il centrodestra abbia tutta questa voglia di rimetterci le mani.

«Ripeto: allo stato non è una legge votabile, non supererebbe il vaglio della Consulta. Il rischio è di fare un braccio di ferro inutile. Ci sono tre cose in questo provvedimento che proprio non vanno: sono rimasti fuori dalle deroghe reati fondamentali come il riciclaggio e l’estorsione; c’è poi questa faccenda dei 75 giorni di intercettazioni rinnovabili che non sta in piedi ed è evidente una gravissima violazione del concetto di libertà di stampa. Le multe agli editori comporteranno inevitabilmente uno squilibrio tra i poteri della proprietà e il principio dell’autonomia dei giornalisti».

Insomma, tutto o quasi tutto da tifare.

«Io non ho la strategia del tanto peggio tanto meglio. Io dico alla maggioranza: fermatevi, sediamoci attorno ad un tavolo e troviamo un compromesso che magari non soddisfa ma è meglio di niente».

E’ la teoria del meno peggio.

«E’ la mia teoria. Io voglio cercare di incidere fino all’ultimo minuto sul processo legislativo. Il ruolo dell’opposizione non è occupare l’aula o uscire dall’aula. Così si fa un favore grandissimo alla maggioranza. Alla fine si rischia che questi mettano la fiducia e la legge resti così».

Critico con l’Italia dei Valori e con il Pd: non si salva nessuno.

«In questi due anni alla Camera il Pd si è sempre comportato con estrema correttezza. Adesso sembra succube di Di Pietro. Lui occupa l’aula e loro escono dall’aula come risposta mediatica. Questa non è l’alternativa, come la intendo io».

Berlusconi va per la sua strada. Ha detto che per le intercettazioni si scaldano solo magistrati e giornalisti, cioè una minoranza targata.

«Non sono d’accordo. Nell’opinione pubblica c’è una contrarietà a 360 gradi su questo provvedimento ed esprimono malumore anche persone libere all’interno della maggioranza. Penso a Pisanu, a Pecorella, alla componente di Fini. Lo spazio per la discussione quindi c’è. Perché se è vero che una parte della magistratura è militante è anche vero che non si può licenziare un testo che penalizza l’intero corpo della magistratura e abbassa il tasso di legalità».

Lei è stato presidente della Camera. Se fosse Fini cosa farebbe?

«Un presidente della Camera deve conoscere il regolamento e avere buonsenso. Fini ha entrambi i requisiti».

Il buonsenso che cosa suggerisce ?

«Di prendere atto che la maggioranza vuole un ‘accelerazione sulle intercettazioni ma anche che non ci può mai essere una forzatura delle regole. Non è la corsa dei cento metri. E va detta anche un’altra cosa».

Dica.

«Le intercettazioni sono sul tavolo già da tre anni. La discussione sulla manovra adesso deve avere la priorità».

Casini, dentro il Pdl la corteggiano. Non è che pensa ad un rientro?

«Non abbiamo mai accettato ministeri, non cominceremo a farlo certo adesso, sarebbe umiliante per tutti. Io faccio un altro ragionamento: c’è bisogno di una fase politica nuova che metta assieme tutte le forze responsabili, che aiuti l’Italia in declino a risollevarsi. Ho letto l’intervista di Beppe Pisanu a Repubblica e mi ritrovo nelle sue parole».

Berlusconi crede nell’autosufficienza.

«E’ lui il presidente del Consiglio. Se pensa che in questo Paese vada tutto bene, continui cosi».

Marta

dal sito del leader dell’UDC, Pier Ferdinando Casini

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