marzo 2010


Finalmente il sindaco in città.

L’avvocato Giuseppe Labriola è il nuovo sindaco di Tursi. Con 2.890 voti, la sua lista, “Alleanza, Impegno e Libertà”, risulta la più votata. La seconda lista è quella del Non Voto e la terza quella dell’Astensionismo, entrambe perdenti.  A questi voti si aggiungono 125 schede bianche e 113 schede nulle, per un totale di 3.128 votanti, su un totale di corpo elettorale di 4.354 cittadini. L’affluenza è stata del 71,84%, più di 8 punti percentuali in meno rispetto alle elezioni comunali in meno. Dato del tutto comprensibile, frutto di una quasi totale assenza di comizi pubblici e di una corsa elettorale ad un solo giocatore.

I consiglieri si potrebbero dividere in 3 gruppi: il primo composto dai più votati, che superano, alcuni anche di molto, la quota dei 200 voti ciascuno. Infatti: Salvatore Cosma con 367 voti di preferenza, Antonio Caldararo con 279 voti, Nicola Gulfo con 217 voti. Il secondo gruppo è formato da quei consiglieri compresi tra la forbice dei 100-200 voti: Vincenzo Popia con i suoi 197 voti, Salvatore Cavallo con 194 voti, Gaetano Bruno con 193 voti, Antonio Lauria con 175 voti, Giuseppe Modareli con 173 voti, Isidoro Francolino con 149 voti, Maria Montesano con 135 voti, Dino Di Paola con 133 voti, Franco Ottomano con 121 voti, Salvatore Cristiano 106 voti. Infine il gruppo dei meno votati: Giuseppe Cuccarese con 95 voti, Antonio Lagala con 71 voti, Vincenzo Sarubbi con 86 voti. Tutti e sedici i candidati consiglieri diventano effettivi eletti ed entrano a far parte del consiglio comunale.

3 lunghissimi anni sono passati dalle scorse elezioni comunali del 2007. 3 anni di nulla, o peggio, di attività controproducente e inutile per il paese. Attività che hanno causato un susseguirsi di scempi, politici e istituzionali, che ora il consiglio comunale e la futura giunta dovranno arginare. Bisogna dare un segnale serio di fermezza finanziaria prima di tutto, bisogna mettere mano ai conti comunali e fermare questo debito. Bisogna dare un segnale di serietà politica, e i cittadini lo hanno fatto con i loro mezzi, ora però lo si attende dai consiglieri. Una serietà produttiva e capace di risanare Tursi e di farla progredire. 3 anni di morte istituzionale del paese è stata grave cosa, ma poca serietà potrebbe fare anche peggio. Bisogna dare un segnale di parsimonia e lungimiranza, e questo l’avv. Labriola lo sa. Si spera anche i futuri assessori.

La deriva sinistroide non ci è stata, ma la gente di Tursi, con il suo forte monito, ha dato una direzione: serietà e capacità, rappresentate dagli eletti Antonio Caldararo e Nicola Gulfo, freschezza e vivacità politica e presenza sul territorio, rappresentate da Salvatore Cosma. Questo segnale va raccolto e fatto fruttare. C’è stata una cosciente scelta del candidato consigliere, una oculata preferenza. Non c’è stato nessun isterismo preelettorale e da cabina.

Per quanto riguarda la giunta comunale, tutti gli eletti si sono presi una decina di giorni di riflessione e confronto per decidere le cariche e la suddivisione delle postazioni. Naturalmente per decidere chi sarà assessore, vige la regola del “chi piglia più voti, diventa assessore”, fino ad esaurimento delle cariche. Regola che va però a braccetto con un’altra regola molto importante: “chi ha le competenze, fa; chi no, fa altro”. Due regole vitali, figlie della democratizzazione delle elezioni comunali, ma anche dedite al buon governo. Due regole giuste e sacrosante, che nel bene o nel male mettono di fronte alla popolazione i risultati amministrativi della futura giunta Labriola.

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Voto disgiunto penalizza Adduce.

Alle comunali a Matera ci sarà il ballottaggio tra Salvatore Adduce e Angelo Tosto. Eliminato al primo turno Saverio Acito e tutte le altre liste. Strana tornata elettorale ed equivoco voto disgiunto che ha penalizzato l’on. Adduce conferendogli solo il 48,46% dei voti, che non gli permettono la vittoria al primo turno. Infatti la sua coalizione ha preso la maggioranza assoluta dei voti e più: il 57,56% dei voti, ma alcuni elettori hanno preferito candidati sindaci diversi e, a parer loro, migliori.

Il Partito Democratico regge con il suo 23,85% dei consensi, fortemente voluta dal Presidente Stella alle comunali, la sua lista vola al 9,38%, superando anche l’Italia dei Valori con il suo 8,49%. Lontano invece l’Udc, a soli 1.239 voti, cioè il 3,30%, poco, veramente poco. Rilevante anche il 3,63% dell’Api e gli altri 3% o quasi dei Popolari Uniti, di Sinistra Unita e del Psi.

Le liste di Raffaele Angelo Tosto, indipendente, invece non riescono, seppur nella loro trasversalità, a raccogliere consensi significativi. Molto interessante è il risultato della lista civica Tosto Sindaco con il suo ottimo 9,03%. Poca cosa invece le altre liste che si fermano attorno al 3%, chi più chi meno. Le sette liste di Tosto raggiungono il 23,76%, contro il 26,23% che invece raccoglie Tosto in persona, grazie al voto disgiunto.

Terzo posto per Francesco Saverio Acito, che con il suo misero e insignificante 14,57% non riesce a raggiungere il secondo turno del ballottaggio. Il Popolo della Libertà ancora meno: 12,39%. Tutto misero e insensatamente poco. Possibile che nessuno ha previsto questo scempio politico che il Pdl sta subendo nella Città dei Sassi.

Anche a Matera Beppe Grillo ha dato parecchio fastidio alle liste in corsa, e soprattutto ad Adduce. La lista civica Cinque Stelle Beppe Grillo ha racimolato pochi voti, solo 994 (il 2,64%), ma il suo capolista ha raccolto quel po’ che sarebbe servito ad Adduce. Un 4,57% francamente meritato e che va giustamente ha rappresentare un sentimento di disagio mentale e culturale che soffia per la città: volontà di novità, legalità, limpidezza, partecipazione giovanile e sociale. Battaglie condivisibili e sacrosante di cui tener promemoria sempre e ovunque.

Insomma ballottaggio tra Adduce e Tosto. Tra 2 settimane, di nuovo urne aperte per decidere un sindaco, una istituzione locale necessaria e indispensabile alla cittadinanza e al territorio. Serve un sindaco, capace, serio, con senso delle istituzioni e delle pratiche amministrative, con il senso del dovere e della limpidezza, che rappresenti il maggior numero di cittadini, e che, dopo aver  vinto, sancisca un’univoca rinascita politica ed economico-sociale. I problemi non possono più aspettare. Lo diciamo da troppo tempo.

Conferma dello strapotere della sinistra.

La vittoria è scontata: Vito De Filippo 60,81%, Nicola Pagliuca 27,92%, Magdi Cristiano Allam 8,72%. Questi i dati significativi e molte le analisi possibili, soprattutto dando uno sguardo ai seggi assegnati: 7 al Pd e 7 al Pdl. Ciò che permette la vittoria alla sinistra sono le molteplici liste personalistiche che aiutano la pesante vittoria. Tiene l’Unioni di Centro in termini percentuali, anche se perde un consigliere, Gaetano Fierro, che non è riuscito a raccogliere tutti i voti necessari per farsi eleggere. Infatti sono stati eletti solo Agatino Mancusi nella provincia di Potenza e Vincenzo Ruggiero in quella di Matera.

I dati del Viminale non lasciano scampo: 3 seggi all’Idv, 1 ai Popolari Uniti, 1 all’Api, 1 al Psi, 1 alla Sel; a destra invece: 1 alla lista Per la Basilicata e 1 per Mpa. Magdi Allam, invece non viene eletto, ma dalla sua compagine spunta vincitore il sindaco di Melfi Alfonso Ernesto Navazio. In più vanno aggiunti a questi eletti, anche i nominati provenienti dal listino regionale: De Filippo, Pagliuca, Belisario e Antezza, anche se questi ultimi due faranno spazio ai loro successivi nel listino regionale, perchè entrambi parlamentari della Repubblica.

Qualche analisi si può fare. Il Partito Democratico ha perso più di 11 punti percentuali, rispetto alle scorse regionali, in cui si presentava con il simbolo dell’Ulivo. L’Italia dei Valori prende il posto dell’ormai defunto Udeur, con il suo 9,93%. Il Popolo della Libertà prende il 19,43%, molto simile alla somma tra An e Forza Italia delle scorse regionali. L’Udc perde mezzo punto percentuale, ma considerando la virata a sinistra che il partito ha compiuto e che gli elettori non hanno condiviso, è un ottimo risultato, anche considerando che la sinistra lucana in generale è  malvista dei sostenitori democristiani. I Verdi e Rifondazione perdono i loro due seggi in Consiglio, a scapito di Sinistra, Ecologia e Libertà, dei Popolari Uniti, di Alleanza per l’Italia e del Partito Socialista. La destra lucana non perde consensi, anche dopo la fuoriuscita dell’Udc, infatti mantiene il suo 28% invariato, grazie a delle piccole liste locali.

Ultimo grosso dato da considerare: il malessere, seppur contenuto di un 7-8% di elettori lucani di fronte al sistema politico regionale. Un malessere che si è espresso nel voto disgiunto. Infatti quasi tutti gli elettori hanno votato il loro candidato consigliere, dandogli la preferenza, ma hanno preferito discostarsi dal loro candidato presidente, scegliendone un altro, e precisamente: Cristiano Magdi Allam. Un voto disgiunto che è pesato essenzialmente sul Presidente De Filippo. Un segnale che la popolazione manda e che qualcuno ha raccolto.

Ora è il momento dei fatti: ci aspettiamo un’opposizione seria e capace, un Giunta con le necessarie capacità, un Presidente volenteroso e produttivo. Resta l’incognita Allam: cosa farà ora? Come giustificherà il risultato ottenuto? Con quali parole commenterà la vittoria di De Filippo? Vedremo.

Ecco l’elenco degli eletti:

Partito democratico: Marcello Pittella, Vincenzo Folino, Pasquale Robortella, Erminio Restaino, Luca Braia, Vincenzo Santochirico, Vincenzo Viti.

Italia dei Valori: Enrico Mazzeo Cicchetti, Antonio Autilio, Nicola Benedetto.

Unione di Centro: Agatino Mancusi, Vincenzo Ruggiero.

Popolari Uniti: Luigi Scaglione.

Partito socialista: Rocco Vita.

Alleanza per l’Italia: Alessandro Singetta.

Sinistra ecologia libertà: Giannino Romaniello.

Partito delle Libertà: Mariano Pici, Gianni Rosa, Michele Napoli, Franco Mattia, Romeo Sarra, Paolo Castelluccio, Mario Venezia.

Movimento per le Autonomie: Francesco Mollica.

Per la Basilicata: Roberto Falotico.

Io amo la Lucania: Ernesto Alfonso Navazio.

A cui si aggiungono i 4 dal listino regionale.

Non penso sia ancora possibile un commento strettamente politico, dato che i risultati degli spogli sono ancora parziali e perciò non ancora precisi.
L’unica cosa certa, è che c’è un dato più che significativo: il vero partito in crescita è quello degli astenuti.
E’ un dato rilevante e preoccupante, che evidenzia un malcontento diffuso e crescente, giunto ai massimi storici. Una politica distante e inconcludente ha allontanato i cittadini dalla vita amministrativa, determinando un consistente calo di affluenza alle urne. Beh, c’è da dire che non ci si poteva aspettare molto dopo quest’ultima campagna elettorale! Ormai si combatte a colpi di scandali, accuse, processi e indagini, tralasciando i programmi e i progetti. Questa politica sembra aver dimenticato che c’è gente che difficilmente arriva a fine mese, che gli appelli delle famiglie sono rimasti appelli inascoltati, che le piccole e medie imprese aspettano ancora un aiuto per riprendersi dalla crisi.
Questa politica sembra essersi dimenticata degli italiani. Non ci saranno vincitori, ma sono sicura che l’Italia sia uscita sconfitta da questa tornata elettorale.
Non si può più andare avanti così, questo bipolarismo ha lacerato il Paese, ha stremato gli italiani con scontri continui, senza portare a nulla. Bisogna opporsi a questo bipolarismo, e queste votazioni sono state l’ennesima risposta del popolo.
Basta strappi, ricuciamo l’Italia.
Marta

Basta strappi e divisioni.

Viviamo un momento politico difficile, che si accompagna ad una situazione economico-sociale molto grave e disastrosa. Due realtà tangibili ed entrambe si sono dimostrate dannose per l’intero contesto sociale italiano. In queste settimane di campagna elettorale, la politica regionale si affanna a parlare, a discutere e a dar voce alle istanze del territorio, istanze dimenticate da 5 anni, e che puntualmente ritrovano vigore.

Il dibattito politico nazionale ha dato sfogo alle frustrazioni della sinistra e dei suoi rappresentanti verso un potere saldamente in mano alle destre berlusconiane; dal canto loro, le destre si sono destreggiate (scusate la cacofonia) nell’accusare la minoranza di politicizzare a proprio favore la magistratura, la televisione pubblica, i giornali di parte, ecc. ecc.

Una lotta mediatica, culturale e per niente attenta al cittadino, che ormai prosegue da più di 15 anni. Sono passati ben 15 anni di propaganda continua, di promesse perenni, di sperate riforme, di illusioni fatte passare per realtà. 15 anni di bugie, sospetti, inchieste, escort, nani e ballerine (immancabili), processi, censure, accuse, querele e tante chiacchiere. Gli italiani in questi anni, si sono nutriti e hanno cresciuto i loro figli con le chiacchiere dei politici. Solamente tante chiacchiere e tanto fumo negli occhi dei soliti italiani.

Gli italiani, popolo ben vessato dalla nostra politica mal funzionante, che rende anche le amministrazioni pubbliche lente e inutili, per non dir dannose. Una politica che aggiunge leggi e sottrae risorse, che imbeve la realtà di odio sociale. Molti si chiedono che fine abbia fatto l’unità degli italiani intorno alla propria bandiera, alle proprie origini, al proprio territorio, alle proprie istituzioni, al proprio Stato. Molti altri invece sanno che è la politica l’unica creatrice di questo tumore civico, di questa vivissima riluttanza nei confronti dell’Italia e di ciò che la rappresenta.

Tutti dobbiamo ringraziare i politici di turno, i grandi leader di partito, che continuano ad alimentare, con giustizialismo da una parte e con vittimismo dall’altra, la fornace anti-italiana. In questa difficilissima realtà dobbiamo riscoprire una nuova coscienza, una nuova sensibilità e un nuovo senso civico nei confronti dello Stato Italiano e delle istituzioni. Rispetto e riconoscenza che vadano oltre gli uomini che momentaneamente ricoprono quelle cariche.

C’è bisogno di una nuova Politica, fatta da Politici seri e preparati, Uomini Di Coraggio. Una politica che capisca l’essenza della realtà che ci circonda e che proponga soluzioni serie ai problemi dei cittadini, serve una Politica a misura di cittadino. I cittadini prima di tutto. Basta odi, basta attacchi, basta liti, basta barricate, basta urlare.

Basta strappi e divisioni. Ricuciamo l’Italia.

Bisogna andare a votare ed esprimere la propria opinione sulla politica.

Per cosa si vota? Il 28 e il 29 marzo saremo chiamati ad esprimere il nostro voto per rinnovare il Consiglio Regionale della Basilicata, e di conseguenza anche la Giunta Regionale, ma soprattutto per eleggere il nostro futuro Governatore. In più, in alcuni comuni del territorio lucano, si vota anche per eleggere un Sindaco e un Consiglio Comunale. Cosa serve per votare? Un documento di riconoscimento e la tessera elettorale.

Come si vota? Per le elezioni regionali riceveremo una scheda di colore verde, su cui dovremo esprimere il nostro voto. Ci sono molte modi per farlo. Il primo e più semplice: si barra il simbolo del partito che preferiamo e si scrive il nome del nostro candidato consigliere preferito. Altri modi sono: barrare solo il nome del candidato Governatore, o solo il simbolo del partito, e altri ancora, ma più macchinosi. Per le elezioni comunali riceveremo una scheda di colore azzurro, e i modi per votare sono simili: si barra la lista che più ci aggrada e scriviamo il nome del candidato consigliere che preferiamo. Differenze sorgono nelle elezioni comunali in città con più di 15 mila abitanti. Infatti se nessun candidato sindaco raggiunge il 50% più 1 dei voti espressi, si andrà dopo 15 giorni al ballottaggio tra i due candidati che hanno ricevuto più voti. Chi vincerà il ballottaggio diventerà sindaco.

Perché votare? Noi cittadini lucani siamo chiamati ad esprimere il nostro consenso e la nostra preferenza per un partito, una persona, un movimento, un progetto, qualsiasi esso sia, che abbia fatto nascere in noi una scintilla nella nostra coscienza civile. Le elezioni sono l’unico momento, ormai, in cui noi cittadini possiamo decidere come votare, cosa votare, perché votare. È il primo e vero momento di democrazia che ci viene concesso dalle istituzioni. Un diritto innegabile da sfruttare e da non sprecare. Un voto, il singolo  che tutti noi abbiamo, è poca cosa, ma un voto, seppur solo e indifeso è pur sempre una prova di democrazia e resta pur sempre un sostegno ad un partito o ad un politico che, ricevendolo, proseguirà il proprio percorso politico con un sostegno in più.

Perché esprimere una preferenza? La preferenza è il secondo momento della  democrazia. A livello nazionale, per eleggere i parlamentari, la preferenza è stata abolita. Questo è stato fatto per creare un parlamento di nominati, di parenti e ballerine di poco conto e poco spessore, resi succubi di un parlamentarismo dispotico attuato dai vari governi che si sono succeduti. Parlamentari che comunque ci rappresentano, perché i partiti e i loro leader hanno deciso così. La preferenza è un grande privilegio che possiamo esercitare in queste elezioni, sia comunali che regionali. Bisogna usufruire di questo diritto e non sprecarlo, scrivendo il nome del nostro candidato prescelto.

Una risorsa da incentivare.

Un mondo, quello delle biomasse, che spazia in tutte le direzioni, dal biogas prodotto dai rifiuti solidi urbani biodegradabili (la parte organica), dal letame degli animali allevati nelle stalle, dai bioliquidi, come il biodiesel, fino alle biomasse in senso stretto, cioè residui legnosi, derivanti dalle industrie del legno, dalla pulizia del sottobosco, dall’utilizzo dei rimboschimenti e dal loro ringiovanimento, dalle rimanenze legnose derivanti dalla potatura e da altre attività agricole, e dagli scarti delle aziende agroalimentari, che vengono gassificati o direttamente bruciati in enormi forni per la produzione di energia elettrica e di calore per le città.

Alcuni dati possono aiutarci a capire la situazione attuale (fino al 31/12/2008) della nostra regione e di quelle vicine. Infatti, ecco la potenza efficiente lorda prodotta e la numerosità degli impianti da Biomasse, Rifiuti solidi urbani (che comprendono anche gli inceneritori e quindi anche la Fenice in Basilicata), Biogas e Bioliquidi per Regione:

2007 2008
MW MW
Campania 14 26,1 16 42,8
Puglia 25 86 28 139
Basilicata 1 7,2 2 23,8
Calabria 8 119,6 9 123,6

In più, la produzione da impianti alimentati da Biomasse, Rifiuti solidi urbani biodegradabili , Biogas e Bioliquidi per Regione nel 2008:

GWh Rb Biomasse Biogas Bioliquidi Totale
Campania 1 ,1 70,9 0,1 72,1
Puglia 38,5 695,8 66 800,3
Basilicata 14,2 9,9 24,1
Calabria 36,5 742,5 10,5 789,6

In Italia soltanto l’1,9% di energia elettrica è prodotto da sostanze biologiche e dai loro sottoprodotti, e la Basilicata, a quel 1,9%, cioè 5.966,3 GWh, contribuisce solo con un misero 0,4%, contro il 13,4% della Puglia e il 13,2% della Calabria.

La Basilicata è l’unica regione italiana a non sfruttare le biomasse, infatti non esistono impianti funzionanti così alimentati, come nella maggior parte del territorio nazionale. Solo 28 province su più di cento hanno almeno un impianto a biomasse, le altre ne sono del tutto prive.

Altro record lucano: la totale assenza di impianti a biogas sul nostro territorio regionale. Siamo l’unica regione italiana ad esserne priva. Le possibili motivazioni sono anche riconducibili all’assenza di grandi allevamenti di bovini, necessari per la produzione di biogas, e conseguentemente di energia dalla sua combustione.

Il Comitato “Uno si distrae al bivio”, nato contro la costruzione della centrale a biomasse che doveva sorgere nel comune di Tricarico (MT), che «si oppone al proliferare di impianti a combustione di biomassa di grossa taglia per la produzione di energia elettrica e termica, sottolineando che al contempo si evidenziava come la ricerca scientifica sembra confermare una grande disponibilità di biomasse sul territorio e sostenere la possibilità di farne uso senza arrecare danni all’ambiente. […] si elencavano le centrali a biomassa autorizzate, o di cui è stata richiesta l’autorizzazione ad operare in Basilicata: la centrale Enel del Mercure; il termodistruttore/inceneritore di Potenza; la centrale da 13 MW di Ferrandina; la centrale da 14 MW al bivio di Tricarico/Grassano; la centrale a oli vegetali da 10MW della Tecnoparco di Pisticci, […] la centrale a biomasse di Acinello di Stigliano, un impianto che con i suoi 35 MW di potenza elettrica sarebbe tra i più grandi del genere in Europa, un “mostro”,“una centrale a biomaschera”, come la definì il “Comitato civico territoriale dei Calanchi No centrale di Acinello”, […] ed anche il termovalorizzatore Fenice, come detto nel Piear (Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale) , viene considerato come un impianto a biomasse di 7,2 MW. […] Quelle centrali sarebbero, poi, inefficienti (circa i due terzi dell’energia termica prodotta dalla combustione andrà semplicemente dispersa nell’ambiente) e perfino insostenibili economicamente (una volta che dovessero esaurirsi o ridursi gli incentivi dei certificati verdi, pagati anche dai cittadini con la bolletta della luce, e dei Cip6, le centrali potrebbero chiudere e lasciare nuovi cimiteri industriali). Altra cosa sarebbero gli impianti a biomassa di bassa taglia (max 500 KW di potenza elettrica installata), dimensionati in base ad un bacino locale di approvvigionamento della biomassa, collegati ad una filiera corta agro energetica capace di dare redditi complementari a quelli rivenienti dalla produzione agricola, in grado di offrire energia pulita ed economica alla comunità locale. Ed a tale proposito è da far rilevare che nel nuovo Piear approvato dalla Regione, le scelte politiche vanno nella direzione di realizzare impianti di piccola taglia e con una filiera corta (entro un raggio di 70 Km dall’impianto).»

È anche comprensibile il timore dei cittadini nei confronti delle centrali alimentate a biomasse, un timore che deriva dal cattivo utilizzo che i gestori ne fanno. Infatti, si è parlato di possibili utilizzi fuorvianti delle suddette centrali, in cui verrebbero inceneriti non solo biomasse, ma anche rifiuti solidi urbani, che invece si devono smaltire in discarica.

Visionando un’inchiesta di “Presadiretta”, la trasmissione di Riccardo Iacona e della sua squadra di inviati andata in onda domenica 7 Marzo 2010, su Rai Tre, intitolata: Sole Vento Alberi, segnalataci dal nostro lettore Vincenzo, che ringrazio, e che vi consiglio di guardare, si apprendono parecchie notizie utili, e in riguardo alla Basilicata, vi riporto un passaggio della puntata molto interessante: “Gestire i rimboschimenti è un problema e un elevato costo per lo Stato. Lo dice il Professor Riccardo Valentini, biofisico, che dirige il laboratorio di Ecologia Forestale della Facoltà di Agraria dell’Università di Viterbo. Nel suo dipartimento, la dottoressa Anna Barbati, ha fatto un lavoro di ricerca unico in Italia: è riuscita a calcolare quanti alberi e quanta biomassa si potrebbe utilizzare in Italia per fare energia verde, regione per regione.”

E si legge sui dati, che le nostre due province possono produrre annualmente 275.137 tonnellate di biomasse, 42.339 nella provincia di Matera e ben 232.798 nella provincia di Potenza. Per fare un paragone: equivalgono a 400 mila tonnellate all’anno di CO2 evitate, se si utilizzassero le sole biomasse della provincia di Potenza, per produrre energia elettrica e riscaldamento, cioè 4 milioni di euro all’anno di quote di CO2 spendibili nella provincia di riferimento. In Italia si parla di 73 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate all’ambiente e di circa un miliardo di euro di quote ricavabili.

Giusto per farci un’idea, entro il 2020 l’Italia deve abbattere le emissioni di anidride carbonica di 100 milioni di tonnellate all’anno, e se avessimo utilizzato gli alberi e le biomasse italiane, già avremmo svolto i tre quarti del nostro compito ambientale, ma invece noi italiani preferiamo investire miliardi di miliardi di euro per creare centrali nucleari di vecchie generazioni, di ditte francesi in cerca di mercati, con impatto ambientale e sociale altissimo, con il gravoso problema delle scorie nucleari, con la secolare presenza dell’investimento.

Si parla infatti di 120-140 anni per costruire, mettere in funzione, far produrre e dismettere una centrale nucleare. 140 anni in cui può succedere di tutto. Solo per fare un raffronto: la Germania, e non solo, ha già bloccato da molti anni la costruzione di nuove centrali nucleari e nei prossimi anni dismetterà quelle presenti sul territorio. In oltre, entro il 2020 produrrà il 50-60% dell’energia elettrica nazionale con fonti rinnovabili. Chissà la Germania tra 140 anni come produrrà energia, e chissà se ci sarà ancora Berlusconi e Scajola a rassicurarci che le centrali italiane presto entreranno in funzione. Sarebbe il paradosso.

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